Foto: Wikicommons.
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Moai Favourite Game

Sull'Isola di Pasqua un abitante su quattro è un calciatore.

 

A Hanga Roa, in una normale serata d’inverno, il vento soffia forte e nessuno si avventura per le strade deserte: il buio regna sovrano, interrotto soltanto da quel raggio di luce che illumina un campo da calcio sul quale viene proiettata un’ombra.

Il campo è quello dell’Estadio di Hanga Roa, l’ombra quella di un orgoglioso moai, uno dei faccioni monolitici che si trovano solo da quelle parti. Perché Hanga Roa è l’unica città sull’Isola di Pasqua, la striscia abitata più lontana dalla terraferma di tutto il pianeta: la costa del Cile dista 3600 chilometri.

A Hanga Roa troverete un aeroporto, un ufficio postale, una chiesa, qualche bancomat e diverse strutture turistiche, eppure, se vi avventurate a quelle latitudini, non perderete nemmeno per un momento la consapevolezza di trovarvi in un altro mondo.

Tranne, forse, di fronte a una partita di calcio. Una cosa seria, da queste parti: il futbol è per tutti lo sport di riferimento – lo praticano artigiani e pescatori, ed esiste un vero campionato, tutto giocato all’ombra di quel moai che, come tutti gli altri sull’isola (tranne quelli di Ahu Akivi), volta le spalle al mare ed è affacciato verso il villaggio.

Una cosa seria, da queste parti: il futbol è per tutti lo sport di riferimento – lo praticano artigiani e pescatori, ed esiste un vero campionato.

Ovviamente, le trasferte sono difficili da immaginare. La competizione riguarda solo le squadre locali, che si affrontano sempre in quello stesso stadio, recentemente ristrutturato, che ora presenta un perfetto manto sintetico e un nuovo impianto di illuminazione. La capienza, sulla carta, è di 2500 spettatori. Una sola gradinata e due curve mignon, tuttavia, rendono poco credibile il dato ufficiale.

Al campionato di Rapa Nui partecipano ben dodici squadre: un dato incredibile, se si pensa che sull’isola vivono circa quattromila abitanti. Con un calcolo molto approssimativo, si presuppone che gli uomini in età da pallone siano circa ottocento e che più di duecento siano tesserati per un club: significa che più o meno un abitante su quattro è (anche) un calciatore.

Se il Moe Roa (la traduzione è “lungo sogno”) è il Real Madrid di Rapa Nui, l’Hanga Roa è il Manchester United.

Altrettanto valide Aku Aku (“spirito”), Hoe Vaka (“remare in canoa”: la canoa è uno dei simboli dell’Isola di Pasqua, la cui bandiera raffigura un Rei Miro, una sorta di canoa), Koro Nui (“i grandi vecchi”).

Il livello è quello che è: durante i match, si perde facilmente il conto dei gol, le giocate sono approssimative, il cuore e la fisicità battono per distacco la tecnica.

Ma c’è chi se la cava meglio degli altri: le stelle locali, in realtà, sono artigiani o pescatori e si chiamano Jovino Tuki (con un passato nelle squadre giovanili continentali), Petero Avaka e Roberto Araki, capitano della seleccion.

Il livello è quello che è: durante i match, si perde facilmente il conto dei gol, le giocate sono approssimative, il cuore e la fisicità battono per distacco la tecnica.

Perché di Rapa Nui esiste anche la “nazionale”, con virgolette obbligatorie: nonostante i nativi vogliano l’indipendenza, l’isola fa parte del Cile.

La selezione prende parte ai tornei organizzati dal Consiglio Sudamericano delle Nuove Federazioni, che comprende membri come Juan Fernández (sempre battuto da Easter Island), Aymara e Guaranì, e gioca un paio di partite all’anno, non propriamente facili da organizzare per via delle distanze.

La federazione calcistica fa parte anche del Non-Fifa Board, ma per l’appunto non è iscritta alla Fifa in quanto non appartenente a uno stato sovrano. E la seleccion Rapa Nui – con le sue maglie rosse con la bandiera sul petto – si presenta alla partita facendo l’haka, come i rugbisti neozelandesi, tenendo a sottolineare una volta in più la sua parentela con i popoli maori, piuttosto che con la madrepatria Cile.

Ci fu l’haka anche prima della “partita del secolo” (così definita dalla Fifa), ovvero il match del 5 agosto 2009 giocato a Hanga Roa contro il Colo Colo, la principale squadra cilena: quell’anno, l’Isola di Pasqua fu inserita come squadra di club nel tabellone della Copa Chile. Lo 0-4 finale non rovinò la festa. La festa di un intero popolo e del suo concittadino più ingombrante, quel silenzioso moai che non si è mai perso nemmeno una partita.

 

Traduzione di Laura Spini.