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Metallari-fantasma a piazza di Spagna

Tornano i bivacchi sulla celebre scalinata. Almeno tra spettri e memorie locali.

 

Antonio Pangallo, sessantenne agente in forza al corpo di Polizia Locale di Roma Capitale – zona Centro Storico, legge e rilegge il titolo del quotidiano che ha appena raccattato da terra: “I fantasmi dei metallari invadono piazza di Spagna”. Preso da un moto di stizza, vorrebbe gettare il giornale di nuova a terra, ma poi – resosi conto che qualcuno potrebbe aver da ridire su un comportamento del genere tenuto da un pubblico ufficiale, magari immortalandolo su Twitter o Facebook – ferma il gesto a mezz’aria, e lo spedisce in direzione di un secchione in ghisa. Purtroppo, questo rimbalza sull’immondizia strabordante, finendo ancora una volta sui sampietrini assieme a bicchieri in plastica e contenitori vuoti del vicino McDonald’s. Pangallo stavolta non si preoccupa.

Accanto a lui, un gruppo di almeno trenta giovani occupa i gradini dell’appena restaurata scalinata di Trinità dei Monti; portano capelli lunghi, borchie, toppe sui giubbotti jeans e giacche di pelle, anfibi e t-shirt con nomi di gruppi musicali più o meno famosi. Uno strimpella alla chitarra gli accordi di Nothing Else Matters, ma Pangallo che ne sa? Tutto quello che gli interessa è risolvere la situazione.

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Piazza di Spagna, cartolina (fine anni ’50).

La storia comincia poche settimane fa, a seguito dell’inaugurazione in pompa magna del restauro della scalinata da parte di una delle più importanti maison di moda del mondo: dieci mesi di cantiere e un milione e mezzo di euro per i lavori. Per non rovinare l’effetto, da subito cominciano a circolare idee per prevenire i danni provocati dai “bivacchi” e dai “vandali” che storicamente fanno capannello sui settecenteschi gradini: cancellate, divieti, recinzioni per “fermare i barbari”, e via di questo passo. A Pangallo, che ha passato una vita a osservare le comitive sostare sui gradini, la prospettiva di una scalinata vuota lo riempe di tristezza (o più prosaicamente gli sembra l’ennesima stronzata con cui riempire le pagine dei giornali). Solo che è pur sempre un agente in forza al corpo di Polizia Locale di Roma Capitale. Insomma un vigile urbano. E per regolamento gli tocca far rispettare obblighi e divieti.

In ogni caso: alla fine, dopo un lungo ed estenuante dibattito in cui chiunque – giornalisti, personalità varie, politici, esperti, eccetera eccetera – ha detto la sua sulla faccenda, almeno l’idea della recinzione è sfumata. Ma ciò non ha evitato un giro di vite contro chi vuole sedere sulla scalinata: niente più spuntini sui gradini, niente più birre e coca cola. Già nel primo weekend dopo l’inaugurazione, l’intensificazione dei controlli da parte di Pangallo e dei suoi colleghi, ha ottenuto i seguenti risultati:

Verbali per O.S. Anti-Alcool: 9 (avventori colti a bere in bottiglia di vetro);

Verbali per Reg. rifiuti: 1 (persona colta a gettare sigaretta sulla scalinata);

Verbali per O.S. 66/04: 20 (avventori colti a consumare cibi e bevande sulla scalinata).

Solo che tutto quel parlare di bivacchi, di ragazzi seduti sui gradini, di scalinata invasa da barbari e vandali, ha fatto rispuntare loro: i fantasmi. O per meglio dire, i fantasmi dei “metallari di piazza di Spagna”. Che una volta qui erano tanti, ma tanti davvero. Ultimi eredi di una lunga tradizione cominciata coi capelloni degli anni 60, proseguita coi freak del decennio successivo e ancora dopo coi punk negli anni 80. Ma di questo a Pangallo importa poco.

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Piazza di Spagna, cartolina (inizi anni ’70).

Pangallo in effetti quei metallari li ha già conosciuti qualcosa come 25 anni fa, quando aveva da poco iniziato il servizio in zona Tridente, tra piazza del Popolo e piazza Venezia. Era l’inizio degli anni ’90: ogni tanto aveva dovuto sedare qualche rissa, sequestrare qualche spinello e mandare a casa dalla mamma qualche ragazzotto troppo sbronzo. Ma per lo più se ne stavano sulle loro, questi metallari: arrivavano a sciami verso le quattro di pomeriggio, poi il via vai andava avanti fino a sera, a volte fino a notte il venerdì e il sabato. All’epoca Pangallo pesava 20 chili di meno, era parecchio più giovane, e lavorare per strada non gli dispiaceva, d’estate come d’inverno. E anche loro, i metallari, li trovavi là a ogni stagione. Poi a un certo punto avevano iniziato a diradarsi. Col tempo diventarono sempre meno, fino a sparire del tutto. Passano gli anni, passano le mode, e lui non ci aveva più pensato. Adesso Pangallo se ne vorrebbe stare al comodo dietro una scrivania, e invece eccoli che tornano. I fantasmi. Congelati nella loro gioventù, e lui che deve convincerli a dissolversi, perché il decoro, la scalinata restaurata eccetera eccetera eccetera. Non è un compito facile.

Come tutti sanno, i fantasmi si materializzano quando in un luogo si concentrano troppi flussi di energia simbolica, fino a che non si apre una falla nello spaziotempo. E avvenimenti di questo tipo – perlopiù effimeri – non possono essere risolti con l’intervento di qualche Polizia Paranormale, insomma coi classici ghostbusters: al limite questi possono intervenire solo nel caso dei fantasmi così detti vaganti, la cui energia ectoplasmatica è imprigionata nella nostra dimensione dopo la morte. I metallari-fantasma di piazza di Spagna, però, appartengono a un’altra categoria. Nel senso che quei ragazzi che venticinque anni fa occupavano la scalinata di Trinità dei Monti, non è che siano morti (almeno non tutti): piuttosto, gli spettri con cui se la deve vedere Pangallo sono figli di un cortocircuito prima di tutto simbolico.

A furia di parlare di barbari a piazza di Spagna, eccoli che sono rispuntati fuori: dalla memoria di Pangallo, dai ricordi dei romani, o da quello che è. Bivaccano sulla scalinata, fumano, bevono birra in lattina e chiacchierano tra loro in una dimensione parallela, seguendo un copione che appartiene a un altro tempo ma allo stesso spazio. Ogni tanto succede che i due piani si incrocino e che i metallari inizino a interagire con turisti e passanti, magari infastidendoli e dando vita a siparietti che puntualmente vengono immortalati da smartphone e telecamere facendo il giro del mondo.

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Piazza di Spagna, cartolina (primi anni ’80).

Pangallo si avvicina a un trio che siede un po’ in disparte: “Ehi ragazzi, sloggiare”, avverte. Ma quelli non rispondono. Nessuna replica, silenzio. I tre, vestiti di nero e con un pesante trucco agli occhi, hanno un aspetto diverso dalla gran parte degli altri del branco, e forse proprio per questo stanno sulle loro. Calzano grossi anfibi neri, capelli rigorosamente lunghi, ma hanno un aspetto più curato degli altri. Pangallo nota che uno di loro porta una specie di croce rovesciata al collo, che sbatte su una maglietta di un gruppo dal curioso nome riportato a caratteri pseudogotici: Bauhaus. “Ma certo!”, ricorda Pangallo. “Questi non sono metallari: sono i DARK!”.

Il vigile passa a fianco a qualche altre capannello di giovani, senza che nessuno si occupi di lui, senza che nessuno risponda alle sue domande. Va avanti così per una mezz’ora buona. Poi i suoi occhi incrociano quelli di un ragazzo seduto a lato della scalinata, le cuffie del walkman sulle orecchie. È sicuro che l’abbia proprio guardato negli occhi. Gli pare anche di ricordarsi di lui: capelli lunghi e biondi, un cappellino da baseball calcato sulla testa, una camicia a quadrettoni, i pantaloni tenuti insieme da toppe e spille da balia, tra le gambe uno zaino Invicta sporco e coperto di scritte vergate a pennarello… Forse è uno di quelli che aveva dovuto rispedire a casa dalla mamma venticinque anni fa? Vatti a ricordare, è passato talmente tanto tempo…

Pangallo, affaticato dal saliscendi sui gradini, si avvicina fino a sovrastarlo: “Tu mi senti, vero?”. L’altro si gira dall’altra parte e aumenta vistosamente il volume del walkman. Come a dire: “sì che ti sento, ma smamma ciccione”. A quel punto il vigile perde davvero la pazienza, strappa le cuffie, e gli urla in malo modo: “Ora basta, ve ne dovete andare da qua! Sono stufo di tutto questo circo!”. Il ragazzo si alza – dimostrandosi tra l’altro ben più alto di quello che Pangallo ha preventivato – spegne il walkman, si sistema i capelli, e piazzatosi proprio di fronte ai suoi occhi sibila: “Come cazzo fate a vivere in questo mondo. Ma che è successo che adesso non si può manco mangiare un panino seduti sulla scalinata”.

Dieci minuti dopo il video sta già facendo il giro del mondo. Protagonisti Pangallo e il giovane biondo. Si intitola: FANTASMA DI GIOVANE METAL ZITTISCE VIGILE URBANO.