Per gentile concessione di Radio Alice
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I giorni di Radio Alice

In questi giorni ricorrono i 40 anni dalla fondazione di Radio Alice, voce della Bologna “creativa e rivoluzionaria”.

In questi giorni ricorrono i 40 anni dalla fondazione di Radio Alice, probabilmente la radio libera più citata e studiata di sempre, ed emittente destinata di lì a un anno a diventare voce di quella Bologna “creativa e rivoluzionaria” epicentro del ’77. Anarchica, caotica, provocatoria e all’avanguardia, Radio Alice è un pezzo di storia della radiofonia italiana, oltre che uno dei simboli della Bologna che fu al pari dei fumetti di Andrea Pazienza, dei romanzi di Pier Vittorio Tondelli e dei dischi degli Skiantos.

Rievocazioni e articoli commemorativi stanno facendo capolino un po’ ovunque: il Corriere della Sera ne ripercorre le tappe dalla prima trasmissione andata in onda l’8 febbraio 1976, alla chiusura forzata del marzo 1977, con la celebre irruzione della polizia “in diretta”; per l’edizione bolognese de La Repubblica, la singolare avventura di Radio Alice fu un “social network prima dei social network”; su La Stampa, Massimiliano Panarari sottolinea come la Bologna dell’epoca fu la “capitale di una cultura alternativa destinata a lasciare il segno sul sistema dei media mainstream”, al punto che per Radio Alice passarono “tutta una serie di innovazioni radicali dei linguaggi della comunicazione”. Ancora per Panarari, Radio Alice è stata “una bandiera, trasferendo l’idea della fantasia al potere all’interno di una gestione anarchica e di una programmazione radiofonica priva di palinsesto fisso (e di pubblicità), con la sola eccezione della canzone-manifesto anti-utilitarista ‘Lavorare con lentezza’ di Enzo Del Re in apertura e chiusura delle trasmissioni (…). Di fatto, un unico ininterrotto flusso di comunicazione che mescolava contenuti e ‘frammenti’ diversi (dalla musica alle lezioni di yoga, dai racconti di autocoscienza personale alle ricette, fino, naturalmente, alle estremistiche ‘analisi’ politico-sindacali). Un indistinto flusso creativo che corrispondeva all’idea di una comunicazione destrutturata (‘liberata’, come si riteneva all’epoca), degerarchizzata, orizzontale e rizomatica (…) e aperta ai contributi della community degli ascoltatori”.

Manifesto di Radio Alice, dal sito radioalice.org.

Manifesto di Radio Alice. Per gentile concessione di radioalice.org.

Valerio Minnella, che di Radio Alice fu tra i fondatori, ha ripercorso su Giap il senso di quell’esperienza, in un articolo intitolato “A 40 anni dalla prima trasmissione, perché vi interessa ancora #RadioAlice?”: “non voglio fare il modesto dicendo che non abbiamo fatto nulla di speciale e che non valeva tutta questa notorietà; anzi sono convinto che siamo stati piuttosto bravi ed innovativi, direi dirompenti”, ammette Minnella. Per poi sottolineare come “quello che abbiamo fatto non è stato casuale, ma frutto di un importante lavoro di analisi e progettazione, anche se non così consapevole come potrebbe sembrare oggi. Basta pensare al fatto che la cooperativa che costituimmo nel ’75 come ‘proprietaria’ della radio si chiamava Cooperativa Studi e Ricerche sul Linguaggio Radiofonico, per far capire che non stavamo improvvisando, ma che, anche se non sapevamo con certezza che cosa sarebbe germogliato, eravamo consci del terreno che stavamo arando”.

Valerio Minnella è anche tra gli animatori del sito radioalice.org che raccoglie materiali, documenti e testimonianze legate alla storia della radio bolognese. Tra questi, un intervento del fumettista Filippo Scòzzari, che nel suo proverbiale stile caustico fornisce un divertente spaccato della programmazione dell’emittente: “per Radio Alice tutti i giorni alle 14 leggevo il Racconto Digestivo. Davo la caccia ai testi brevi più schifosi e farneticanti che potessi trovare, articoli dall’Arcibraccio, raccontini di fantascienza. Suscitai le ire delle femministe all’ascolto e della redazione, dovetti rifugiarmi nei fumetti e sfruttai un’antologia americana sui comix underground, mai tradotta in Italia. Traducevo a casa, e andavo poi a leggere alla radio, le vite e i processi di ‘eroici’ fumettari, che regolarmente dovevano fare i conti con l’Amerika in tutta la sua sfiga”.

L’idea di mettere in piedi una radio senza chiedere permessi era di per sé scandalosa, e qualsiasi cosa tu dicessi attraverso i microfoni ti denunciava come spostato o delinquente.

Scòzzari ricorda poi come “in quell’Italia, puzzolente come questa, l’idea di mettere in piedi una radio senza chiedere permessi era di per sé scandalosa, e qualsiasi cosa tu dicessi attraverso i microfoni ti denunciava come spostato o delinquente, magari pure frocio”. Nonostante questo, negli anni la vicenda di Radio Alice è stata più volte raccontata, finanche da sponde più “istituzionali”. Il sito di di RaiStoria ospita un intero speciale dedicato alla radio, comprendente tra l’altro un’intervista a Franco “Bifo” Berardi, un’altra delle figure-chiave dietro l’emittente bolognese. Sempre Bifo è stato recentemente intervistato da Lettera 43, secondo lo scrittore e filosofo “Radio Alice nasce da poeti, artisti pazzoidi e alcuni hacker sperimentatori tecnici. La competenza tecnica ci faceva intravvedere la possibilità di un’alleanza tra la follia artistica del dadaismo, del futurismo e la potenza della tecnologia. Anche se mi rendo conto che oggi parlare di tecnologia riferita a una radio possa far sorridere”.

Per Bifo, Radio Alice fu il megafono di “una generazione che ascoltava musica USA, leggeva fantascienza, si nutriva di futurismo e dadaismo (…) la prima ispirazione veniva dal futuro. Dall’ascolto di David Bowie e dalla lettura di Burroughs. La nostra era la ricerca di una via tecnologica alla liberazione”. Un altro dei fondatori di Radio Alice, Maurizio Torrealta, ha raccontato a Radio 3 genesi e storia di Radio Alice all’interno della trasmissione Wikiradio (potete ascoltare il podcast qui): “eravamo tutti molto impegnati politicamente, ma nessuno di noi era militante. Se c’era qualcosa che accomunava questo gruppo sparso di persone che era diventato enorme, era l’apprezzamento per la cultura dada (…), la poesia di Majakovskij (…), la musica dei Jefferson Airplane, i film della nouvelle vague, questa roba qua”.

Nonostante l’imprinting contro-culturale “vecchio stampo”, però, Radio Alice alimentò il clima che porterà Bologna a diventare la culla italiana del punk, con gruppi come i Gaznevada e ovviamente gli Skiantos.

“Spacco tutto” degli Skiantos, 1977.

Oggi, le due radio che a Bologna recuperano a vario titolo l’eredità di Radio Alice – Radio Città del Capo e Radio Città Fujiko – hanno in via eccezionale unito le forze per produrre uno speciale che trovate qui. A Radio Alice sono anche dedicati due film girati da Guido Chiesa: il film Lavorare con lentezza, sceneggiato assieme ai Wu Ming (potete vederlo per intero su archive.org), e il documentario Alice è in paradiso, prodotto nel 2002 da Fandango.

Estratti da “Alice è in paradiso” e “Lavorare con lentezza”.

Sempre nel 2002, la casa editrice Shake ristampò l’ormai introvabile Alice è il diavolo – Storia di una radio sovversiva, scritto originariamente dal collettivo A/traverso (ovvero i soliti Bifo, Torrealta & Co.) che tanto materiale fornì alla cosiddetta “ala creativa” del Movimento del ’77. Ma come ricorda Valerio Minnella su Giap, “in questi 40 anni, comunque, sono state scritte milioni di parole su carta e nel mondo digitale sulla radio e il flusso non sembra volersi esaurire”.

Com’è noto, la vicenda di Radio Alice si concluse una prima volta a poco più di un anno dalla sua fondazione, perché accusata dalle forze dell’ordine di “dirigere” gli scontri di piazza che stavano infuocando i giorni del marzo 1977. L’irruzione in diretta della polizia negli studi di via del Pratello, è uno degli spezzoni radiofonici più famosi di sempre:

La registrazione dell’irruzione della polizia negli studi di Radio Alice, il 12 marzo 1977.

La conclusione più paradossale è quella dell’allora capo della Squadra Mobile di Bologna. Ciro Lomastro, lo stesso che ordinò la chiusura dell’emittente: “chiusi io Radio Alice ma ora la rimpiango”, dichiarava nel 2007 a La Repubblica. “Ho sperato a lungo che riprendesse le trasmissioni, magari in un momento più tranquillo (…). La ascoltavano in tanti, quella radio, non faceva solo agitazione, mandavano dibattiti, musica, non era fatta male, era una vera novità”.