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Viva Las Pezia!

Quando i Ramones portarono il punk alle Cinque Terre.

 

Las Pezia, non La Spezia. Sulle magliette appese in un negozio di souvenir in via Chiodo, sotto i portici del centro, c’è scritto proprio così: la provincia delle Cinque Terre camuffata da Sin City. Una t-shirt disponibile nei colori giallo, rosso e nero che, oltre a fare il verso a Las Vegas, ricorda poco convinta che gli spezzini sono “Gente di mare”, mentre una canotta gialla fluorescente urla sguaiata come fosse l’insegna di un casinò: “Viva Las Pezia”. In effetti, pagarla 20 euro è un bell’azzardo.

Questi stracci fanno l’occhiolino ai vacanzieri che scendono dalle navi da crociera attraccate al Molo Garibaldi e ai foresti che rimbalzano qui dopo aver fatto spola tra Lerici e Porto Venere. Chissà cosa ne pensano di Las Pezia! i turisti americani che passano da queste parti, felicemente sfiniti dopo un giro a Monterosso oppure eccitati dalla Via dell’Amore che collega Riomaggiore e Manarola. È pratica consuetudine: si sfrutta come base Spezia città – alloggiando in albergo, da un affittacamere o in una stanza Airbnb che sia – e poi si sale su un treno regionale per visitare le bellezze patrimonio dell’Unesco negli immediati dintorni.

Bene, la notte del 6 luglio 1991, quattro cittadini statunitensi dormirono all’Hotel Ghironi, un quattro stelle all’ingresso di Spezia, romanticamente affacciato sull’Istituto tecnico per geometri Vincenzo Cardarelli. I nomi sui passaporti presentati al check-in erano Jeffrey Ross Hyman, John William Cummings, Christopher Joseph Ward e Marc Bell, ma le sagome ombrose erano quelle di Joey, Johnny, CJ e Marky: i Ramones.

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Ramones Sniffinig Poster – Marco Zuanelli/Martino Pasina (www.ramones.world)

Sabato 6 luglio 1991, infatti, i Ramones suonavano allo stadio Alberto Picco di La Spezia: un concerto – attenzione: di supporto ai Litfiba – che ha avuto un impatto devastante su un manipolo di adolescenti locali, finendo per influire più di qualunque altra cosa sulla scena musicale e sulla cultura spezzina che dagli anni Novanta arriva fino a oggi. Una data che gli stessi Ramones, nell’elenco di tutti i loro show pubblicato in fondo alla propria biografia ufficiale An American Band, avevano segnato così: July 6 – Las Pezia, Italy.

Refuso genuino o sadico umorismo? Non lo sappiamo, ma è certo che nella storia dell’underground spezzino e del folklore locale c’è un avanti Ramones al Picco e un dopo Ramones al Picco: il mito di Las Pezia vede la luce quel giorno e cresce negli anni, finendo davvero per varcare i confini nazionali.

Facciamo un passo indietro. Vignale è una frazione del comune di La Spezia, in collina. È qui che nel 1987, all’interno di un’ex scuola, nasce il centro sociale Kronstadt, epicentro della cultura antagonista indigena che aveva il proprio megafono nei Fall Out, ossia l’unico gruppo di Spezia citato nelle periodiche rassegne sull’hardcore punk italiano degli anni Ottanta.

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Tra gli occupanti del Kronstadt c’erano personaggi come l’ormai scomparso illustratore Gianluca Lerici, meglio conosciuto come Prof. Bad Trip e noto al grande pubblico soprattutto per le copertine dei romanzi di Niccolò Ammaniti pubblicati da Mondadori; c’era poi Jacopo Benassi, che proprio in quel periodo cominciava a fare fotografie. La primissima foto che Benassi ha scattato e stampato da sé è finita nell’artwork di Mondo criminale, l’LP d’esordio dei Fall Out, mentre tra i suoi ultimi lavori ci sono i ritratti del libro di Paolo Sorrentino Gli aspetti irrilevanti.

Dunque, non è affatto irrilevante che gli anarco-punk che arrivavano da altre città e soggiornavano al Kronstadt rimanessero a bocca aperta, stupefatti dal panorama del Golfo della Spezia, ben visibile in tutto il suo splendore dalle finestre dello squat. Tutta un’altra cosa rispetto alla grigia arroganza della ciminiera della centrale Enel o alla strafottenza bellicosa dell’Oto Melara, due colossi industriali che tutt’oggi fungono da cartello “Benvenuti a La Spezia” per chi esce dall’autostrada della Cisa. Il Kronstadt, oltre la vista mare, offriva sala prove, biblioteca, camera oscura e Radio Hapax che, con le sue frequenze, copriva tutta la provincia spezzina. Un giorno del 1991, però, il centro sociale prende fuoco: brucia tutto, l’incendio è doloso.

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Professor Bad Trip – Almanacco Apocalittico – Piccola Biblioteca Mondadori.

La Spezia è una città militare: c’è l’arsenale della Marina e ai tempi del servizio di leva obbligatorio raccoglieva nella caserma Maricentro la meglio gioventù d’Italia. Pugliesi, abruzzesi, sardi, tutte reclute poco più che maggiorenni che, nelle poche ore d’aria a disposizione, vagavano in branco per le vie del centro facendo il conto alla rovescia: meno 365 giorni all’alba.

Altro conto non alla rovescia e altra alba sono quelle al Picco con i Ramones: one, two, three, four! Introdotti dalla colonna sonora de Il buono, il brutto e il cattivo (i loro concerti iniziavano sempre con la musica del Maestro Morricone), Joey, Johnny, CJ e Marky accendono la miccia che fa esplodere il punk rock a Las Pezia.

Alla battaglia del 6 luglio 1991 parteciparono veterani punk spezzini, i teenager più strani del paese, ultras dei Ramones e tanti, tantissimi fan dei Litfiba. Uno scontro impari. Era infatti il periodo di “il cuore no, no, non te lo do”: Piero Pelù e Ghigo Renzulli si erano ormai lasciati alle spalle la militanza new wave pronti a conquistare l’Italia gusto calippo del Festivalbar. I Ramones, invece, non vivevano certamente la fase più felice della propria carriera. Anzi, siamo seri: i Ramones non hanno mai avuto vita facile e in effetti il decennio precedente era stato forse ancora più buio.

 

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Comunque sia, all’inizio degli anni Novanta, Dee Dee Ramone aveva lasciato il gruppo ed era stato sostituito dal giovane CJ, il grunge aveva appena bussato alla porta di MTV e il punk dei Green Day non aveva ancora sedotto le major discografiche. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che nel XXI secolo le magliette dei Ramones con l’aquila armata di mazza da baseball sarebbero diventate un gadget da centro commerciale. Quindi, non stupisce che all’epoca Joey, Johnny, CJ e Marky fossero il gruppo spalla dei Litfiba e non stupisce neanche il fatto che, a segnare indelebilmente uno spicchio di gioventù spezzina, siano stati i primi e non i secondi.

A quel punto i Litfiba apparivano come qualsiasi altro gruppo rock italiano, mentre i Ramones si presentavano, come sempre, come una vera gang, con tanto di divisa e inno di chiamata alle armi: jeans consumati, giacca di pelle nera, sguardo fisso nel vuoto e Hey Ho, Let’s Go gridato sempre più veloce. Joey, Johnny e tutti quelli che hanno suonato nei Ramones tra il 1974 e il 1996, più che una banda, erano una famiglia disfunzionale: disadattati pronti ad accogliere altri disadattati come loro. Avete presente i fenomeni da baraccone di Freaks di Tod Browning? È proprio da lì che arriva lo slogan Gabba Gabba Hey scandito alla fine di Pinhead, una delle canzoni manifesto dei Ramones. Gabba Gabba we accept you, one of us. I Ramones ti accettano per quello che sei.

 

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Con le dovute proporzioni, è possibile paragonare questo concerto al primo live dei Sex Pistols alla Lesser Free Trade Hall di Manchester il 4 giugno 1976: una serata senza la quale non avremmo avuto Buzzcocks, Smiths, Factory Records, Hacienda… Perché i protagonisti della futura scena erano tutti lì, pur non conoscendosi tutti tra loro. Stessa cosa con i Ramones al Picco di La Spezia il 6 luglio ‘91: è dopo quel pomeriggio che sono nati un gruppo come i Manges – che dei Ramones hanno fatto una fede – e un locale come La Skaletta, importante tanto per la vitalità cittadina quanto per l’Internazionale rock’n’roll.

È stato un effetto a cascata perché nel corso degli anni successivi sono cresciuti a Spezia altri gruppi stimati nel circuito underground punk, come per esempio i Peawees e i più recenti King Mastino, altri club come lo Shake, realtà come lo spazio BOSS (unione di quattro circoli ARCI cittadini: Btomic, Origami e i già citati Shake e Skaletta) che dal 2013 ha offerto ogni estate concerti di qualunque genere musicale, mostre fotografiche, presentazioni di libri… In una sola parola: cultura – senza prefissi contro o sotto – nella Pinetina del Centro Allende: un posto che, fino a qualche bella stagione fa, altro non era che una balera a cielo aperto.

 

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Riavvolgiamo ancora un attimo il nastro. Nel 1994, archiviato per cause di forza maggiore il Kronstadt e dopo altri tentativi di occupazione, alcuni autonomi reduci degli anni Ottanta, insieme a nuove leve dell’antagonismo locale, avevano finalmente trovato un tetto sotto il quale organizzare legalmente mostre, cineforum, concerti: La Scaletta, un circolo del dopolavoro situato in fondo alla galleria Spallanzani, alle spalle della stazione delle FS con all’ingresso un ritratto mezzobusto di Johnny Ramone e le pareti coperte di memorabilia rock’n’roll a maggioranza Ramones-mania, proprio dove un tempo c’erano i tavoli in fòrmica per le partite a carte, il biliardo e una sfilza di coppe trofeo in bella mostra.
Dicei anni dopo, intorno al 2004, un gruppetto punk rock brasiliano, tali Doped Dog di São Paulo, ha scritto una canzone che si chiama Las Pezia Rockers, pezzo in cui vengono citati Manges, Peawees e Skaletta, con tanto di indirizzo e numero civico del club: in via Crispi 168, Skaletta is the number one. E, più o meno nello stesso periodo, un’altra misconosciuta band danese – tali Peachy Keens – registrava The Girl from La Spezia. Ma come si è arrivati, in una decina di anni, a cotanta celebrazione del culto?

Intorno alla metà degli anni Novanta, la Skaletta era diventata il fulcro di una scena punk che, più che guardare al glorioso passato dell’hardcore, tirava dritto sulla strada indicata proprio dai Ramones: una provinciale piena di buche battuta da gruppi americani più pop, scanzonati, come Screeching Weasel, Queers, Mr. T Experience o gli stessi Green Day, seguiti a ruota da band minori europee e italiane.

 

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Le serate e i tour si organizzavano al telefono, le e-mail non esistevano ancora. I dischi viaggiavano per posta, MySpace era pura fantascienza. In un’epoca pre-internet, La Skaletta altro non era che il posto dove tutte le band fedeli a questo sottogenere del punk e non solo – nostrane e straniere – volevano suonare, e ci suonavano. Perché in Italia non c’erano locali simili e così, nel giro di pochissimi anni, La Skaletta è stata etichettata come “il CBGB italiano” e… tranquilli, nessuno si è mai sognato di paragonare La Spezia a New York.

Poi, a settembre del 2000, gli Screeching Weasel hanno pubblicato una cover dei Manges; nella foto sul retro della copertina del disco il leader del gruppo, Ben Weasel, indossava addirittura una t-shirt della band di La Spezia. Ecco, questa può essere considerata la consacrazione del mito e un’ulteriore, solida spiegazione per quella canzone registrata pochi anni dopo in una cameretta del Brasile da un gruppo di ragazzini che, senza aver mai pucciato i piedi nel Mar Ligure e senza aver neanche mai visto l’Italia, sognava i Las Pezia Rockers.

 

Las Pezia

 

Nella seconda metà degli anni Novanta, non esistevano magliette souvenir con la scritta Las Pezia per i turisti in Birkenstock, però esistevano i giubbotti da college con la scritta sulle spalle Las Pezia Punk Rockers indossati da una compagnia di spezzini in All Star: i Manges e tutti i ragazzi dietro al bancone della Skaletta. Era una divisa, un simbolo di appartenenza a una comunità, a una scena, a una gang. Come i T-Birds di Grease, i Guerrieri della Notte oppure… i Ramones. Un’idea nata per gioco, sempre in cameretta, sfogliando la biografia An American Band e leggendo di fianco alla data 6 luglio 1991 il nome della propria città simpaticamente storpiato. Il murales gigante “Las Pezia Punk Rockers” dipinto nel 1999 all’esterno della Skaletta è entrato dunque di diritto a far parte dell’immaginario spezzino, quasi quanto la farinata, e le foto di quel muro hanno fatto il giro del mondo punk rock: la mitopoiesi è servita.

In 25 anni La Spezia è cambiata radicalmente, non tanto perché sono scomparsi i militari di leva e sono comparsi i turisti scaricati dalle navi da crociera, ma perché i punk rocker folgorati sulla strada del Picco hanno dato tanto alla cultura della propria città, rendendola viva. Ci sarebbero molte altre storie fantastiche da raccontare, ma vi basti questa: una notte del 2011 CJ Ramone, il bassista dei Ramones, è andato a bersi una birra alla Skaletta e, per chi se l’è trovato a ballare di fianco, è stato come vivere un episodio di Ai confini della realtà.