Immagine tratta da Anubi di Taddei - Angelini, edito da GRRRZ
Commenti

Viaggio facile e veloce nella Vasto di Anubi

Bar, spiaggia, suore, riti satanici e ancora bar.

 

Per prima cosa le presentazioni: Vasto, l’antica Histonium. Frontiera dell’Abruzzo meridionale, 40.000 abitanti. Vecchia come il cucco, i romani addirittura ci venivano a fare le terme. Un fossile dorato adagiato educatamente su di una collina a fissare l’Adriatico. Dalla spiaggia la vedo arruffarsi come un gatto e mi sembra quasi che voglia fare un diavolo di salto e tuffarsi in mare. Un bel salto per levarsi dai piedi. Una corona di fiori per gli sfortunati, e una bella scusa per i turisti di trovarsi una nuova amena località per le loro vacanze estive.

L’inverno qui è duro. Ricco di inattività. Contrasta con l’ipocrisia dell’estate quando la città sembra vivace e i miei concittadini si sperticano in critiche ansiose e sempre uguali. C’è gente che vorrebbe che fosse ogni mese novembre da queste parti, per passeggiare in silenzio lungo la battigia malandata dalle mareggiate. E certe volte posso anche capirli.

Vasto è una città tranquilla. Edifici antichi. Centro storico ripulito. Palazzo D’Avalos, i mosaici romani. Droga ce n’è, ma sotto il tappeto. Schiamazzi notturni. Mezzi matti. McDonald’s. Vasto è una città cattolica: 27 chiese, la messa della domenica, associazioni religiose, cariatidi, segni della croce. Vasto è una città dove si beve: bar, baretti, lounge bar, bar per fighetti, bistrot, bevuterie, enoteche, vino naturale, birra Peroni bottiglia grande, cocktail annacquati, Tavernello. Anubi è venuto fuori da questo territorio, innaffiato da una condensa spilorcia e rognosa. Non un Ercole o un Ganesha, ma qualcosa di basso ed affaticato, perennemente assetato, uno sciacallo. Un dio sciacallo.

 

1

 

Tra anni fa, l’anno in cui è nato Anubi, questa insegna non era ancora stata installata. Per quanto mi sforzi di crederla nemica, di farmela estranea, questa città continua a leggermi nel pensiero. Canaglia lei, canaglia io, canaglia Anubi.

Vasto offre poco. Ha un cuore pesante. Come ebbe a dire un mio amico, “Sembra un paese di montagna al mare”. L’unica cosa sincera sono gli elementi, il cielo e il mare, che ne fanno tra l’altro l’insuperabile bellezza. Cielo e mare si uniscono in un abbraccio degno del più diluito soft porno.

 

anubi 2

 

Dalla ringhiera della passeggiata panoramica si può capire perché un viaggiatore si innamora di questa città. A me invece questo orizzonte mi fa morire, mi fa male al cuore certi giorni. È come se ti mettesse alla prova. Horus non poteva che trovarvi il lembo sfrangiato della sua utopia. Un salto geografico di decine di migliaia di chilometri per portare le piramidi sull’Adriatico.

 

anubi 3

 

Spesso non c’è bisogno di vedere le suore per immaginarle. Questa città è satura di suorità, di suorismo, di suoritudine. Certe volte hai la sensazione che dalla sede del vescovado possa uscire fuori la santa inquisizione o qualche bislacco personaggio con un cero pentecostale acceso in cima.

 

anubi 4

 

Per questo motivo in città non ci facciamo mancare le messe nere. Tre anni or sono Anubi era solo un bisticcio di parole dentro un’agendina la cittadinanza dovette misurarsi con uno scandalo molto particolare: erano stati scoperti dei residui di riti satanici in una casa del centro storico. Bambole impiccate, pentacoli disegnati con il pennarello, puzza di piscio. La casa era la vecchia Genova Rulli, proprietà della chiesa, che, sprangata da anni, si era trasformata in un albergo per satanisti tramite una finestrina tonda facilmente raggiungibile scalando la buca delle lettere stradale. Il parroco espresse in una lettera fraterno rancore nei confronti dei suoi fedeli. Il sindaco dovette intervenire, fece murare la finestrella e Genova Rulli è tornata ad essere buia e silenziosa, prolifica madre di ratti per tutto il centro storico.

 

anubi 5

 

Il centro è elegante. Il fulcro di tale sottile splendore è Piazza Rossetti che è l’arena dello struscio del weekend. Sotto il naso del bronzeo Gabriele Rossetti, tutti i cittadini eseguono docili giri come carcerati durante l’ora d’aria. La piazza di Anubi è una grande spianata. L’ho immaginata desolata e senza l’ombra di un monumento, ideale pista di pattinaggio, perché è così che visceralmente la sognano i vastesi.

 

anubi 6

 

Di sorprese ce ne sono poche è vero, ma una di queste è che puoi ritrovarti in un quadro di De Chirico girando l’angolo. Soprattutto se sono le nove passate e non c’è nessuno in giro.

 

anubi 7

 

Come si dice, Vasto si regge sul turismo. Il golfo è un bel biglietto da vista per la città, ma nessun cittadino ha fatto niente per meritarselo, è il tipico dono della provvidenza. Sulla spiaggia è piacevole camminare. Anche se lo scroscio della fogna mi ricorda che sono a un passo dalla civiltà, sono solo e posso concentrami sui miei sensi. L’orizzonte da guardare, i flutti da ascoltare, l’odore del mare. Lì la città finisce e posso finalmente girarmi e guardarla paternalmente, come farei con uno squalo dentro un acquario. Anubi è nato anche qui. Una divinità egiziana aveva bisogno di un deserto per nascere e crescere. Lo sciacallo è nato su al bar, il dio giù al mare.

 

anubi 8

 

Nel cuore della notte spesso si finisce alla Villa dove un chiosco sta aperto finché c’è qualcuno da servire. Lì si ritrovano più o meno tutti, giovani e meno giovani, tossichetti e ubriaconi, spendaccioni e poveracci, per le ultime formalità alcoliche prima di andare a dormire. Si esplora la propria capacità di resistenza buttando giù fetenti litri di genziana di cui preservo i ricordi di sonori mal di testa. E tutto intorno il paesaggio silenzioso composto da pini marittimi e il lungo Viale delle Rimembranze, corsia preferenziale per fughe senza pagare.

 

anubi 8b

 

Il bar è il set principale della storia di Anubi, una storia fatta di cadute precipitose dagli alti sgabelli della vita. Non esiste il bar di Anubi. Non c’è possibilità nella mia città di incontrare quella scarna scritta appesa sopra il misero ingresso separato dall’esterno da una schifosa tendina scacciamosche. Il bar di Anubi è un cocktail tra i tanti bar di Vasto. D’altra parte è il punto di vista degli avventori, i quali amano girarli in una notte sola, mescolarli, crearsi così un’unico continuo bancone dove appoggiare i gomiti della loro sbronza diffusa. Nella provincia il bar è una trappola. Ci vai per incontrare la gente, la gente beve, ti unisci al balletto bevi anche tu, da ubriaco tutti sembrano simpatici, li sopporti facilmente. Sopporti facilmente anche te stesso. E le giornate passano. Odio questo atteggiamento avvilente che sembra trasudare dai volti stessi delle persone, ma è questa purtroppo la funesta ispirazione alla radice di Anubi.

 

9

 

Anubi sta tutto qui dentro. Dentro un gabinetto. Con tutto il suo spirito. Simone Angelini, fumettista e coautore del volume, maestro d’inchiostri, venne a trovarmi per documentarsi sui luoghi che facevano da cornice al nostro dio sciacallo. Un tour guidato che aveva come tappa finale l’Amenabar, il prototipo del bar-bettola che volevo all’interno della storia. Dopo il benvenuto in stile hawaiano-histoniense, con ghirlanda di fiori freschi (non ci sono mai) e Campari (c’è sempre), Simone ha subito espresso se stesso disegnando il profilo del patetico sciacallo d’Egitto. Da quel giorno di tre anni fa, nessuno l’ha più toccato. Anzi qualcuno l’ha ripassato per preservarlo, restaurarlo come il prezioso affresco di una villa pompeiana. Chissà perché? Questa città continua a leggermi nel pensiero, o forse è tutto l’Abruzzo a farlo, o tutta la costa adriatica. E questa cosa mi tiene sulle spine. Forse adesso che Anubi è pittura rupestre, bandiera bianca che non smetterà mai di garrire, strato geologico concretizzato, ha trovato il suo piccolo spazio dentro la storia, anzi la sotto-storia, dell’East Coast abruzzese.

 

anubi 10

 

Il mondo mi fa ciao ciao da dentro la cassetta delle lettere. Qualcuno mi manda ancora le cartoline. Buon segno per il futuro.

 

Anubi è edito da GRRRZ. Testi di Marco Taddei e illustrazioni di Simone Angelini.