Immagine per gentile concessione di Netflix.
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Telecittà Speciale Psichiatria: Duluth luogo dell’anima

Il Minnesota di Lady Dynamite può essere un posto davvero deprimente.

 

Ed eccoci all’annosa questione: non avete ancora visto Lady Dynamite? Cosa state facendo della vostra vita? Ok, ok, Netflix è un mostro che ingloba le cose, a partire dalla capacità critica delle masse per arrivare al tempo libero delle persone, è una macchina che risucchia produttività per vomitarne le ossa, ma hey, bei musoni, è uscito Lady Dynamite!

Cos’è Lady Dynamite, dite voi? Risposta: cosa state facendo della vostra vita? No, scherzo, risposta: Lady Dynamite è la nuova serie televisiva di Mitchell Hurwitz (creatore di Arrested Development) e Pam Brady (sceneggiatrice di South Park). Non è tutto, anzi, non abbiamo ancora detto niente: infatti, la protagonista dello show è Maria Bamford, la comica migliore della terra secondo Stephen Colbert, che interpreta se stessa nell’atto di ritornare sulle scene di Los Angeles dopo un ricovero psichiatrico.

La sua storia si ambienta su tre piani temporali: il presente, il passato, e il momento appena successivo alla grossa crisi. I migliori amici di Bamford sono tre vecchi carlini con un sacco di difficoltà respiratorie, uno dei quali è doppiato da un’imitazione di Werner Herzog. Oltre ai carlini, intorno a lei gravita un corteo di personaggi ipocriti, attivamente malevoli, malevoli per sbaglio, benevoli, amorevoli, indecisi o agenti immobiliari. Ah, a proposito, abbiamo già parlato del fatto che si tratta di una serie comica?

 

 

E perché dovrebbe interessarci, in una rubrica che parla di città e telefilm, dite voi? Risposta: questo è il mio personale pulpito online, leggerete soltanto quello che decido io, ora zitti. No, scherzo: Lady Dynamite ci interessa non perché è ambientata per due terzi a Los Angeles, ma perché per il suo restante terzo è ambientata a Duluth, nel Minnesota.

Il Minnesota: profondo nord degli Stati Uniti, terra dei più grandi geni degli ultimi due secoli. Bob Dylan, i fratelli Coen, Prince, Babe il bue azzurro. Il Minnesota è un luogo geograficamente e culturalmente interessante, composto al 98% da eredità scandinave e maniere cordiali. Coronando la stirpe di sommi intelletti che l’hanno preceduta, Maria Bamford è nata a Duluth. E a Duluth torna, in Lady Dynamite, durante la sua fase di recupero, quella fase situata tra il presente e il passato a Los Angeles.

Sorprendentemente, rispetto a gran parte degli show girati nell’area di Los Angeles che sfruttano le location del sud della California per imitare nove milioni di chilometri quadrati d’America (“questa villetta di Santa Monica somiglia proprio al New England di fine Ottocento!”), Lady Dynamite è in parte davvero girato in Minnesota, con la partecipazione dei nativi del luogo. Inoltre, Bamford ha semi-promesso che, se la serie verrà rinnovata per una seconda stagione, sarà ambientata tutta a Duluth.

 

 

Ah, Minnesota, sepolto com’eri sotto i metaforici centimetri di neve dell’oblio e sotto i letterali centimetri di neve della neve, ti eri trasformato in un luogo nostalgico fatto di piccole case nella prateria. Oggi, Fargo ti ha popolato di assassini educati, Hannibal di cadaveri fertilizzati, e Lady Dynamite… Beh, Lady Dynamite ha reso il Minnesota un luogo dell’anima.

Maria Bamford non ha mai fatto mistero del suo legame a doppio filo con Duluth. La sua città d’origine fa parte della sua personalità almeno quanto la sua precaria salute mentale. E come di quest’ultima, anche del Minnesota Bamford parla nei suoi spettacoli di stand-up.

Nel Maria Bamford Show del 2009, andava a rifugiarsi a Duluth dopo una crollo nervoso. In Lady Dynamite la storia è più o meno la stessa: dopo una serie di episodi traumatici, la comica raggiunge un punto di rottura, si rende conto che i suoi farmaci hanno smesso di funzionare e per la prima volta le viene diagnosticato il disturbo bipolare di tipo II. Va a raccogliere i pezzi in Minnesota, in compagnia dei genitori. Sono eventi così finemente intrecciati con la biografia recente della vera Maria Bamford da essere dolorosi anche per un osservatore esterno: la multinazionale tagliagola per cui la falsa Maria Bamford del passato lavorava è molto simile a quella per cui la vera Maria Bamford del passato ha lavorato; il vecchio carlino per cui la falsa Maria Bamford del passato si rimprovera tutt’oggi è lo stesso di cui la vera Maria Bamford del passato si prendeva cura. E così via, dettaglio più dettaglio meno.

In Lady Dynamite Duluth è livida, rigonfia di presenze ostili del passato e aspettative genitoriali un po’ troppo pressanti. Realtà dei fatti o riflesso dello stato mentale del momento?

Ma la Duluth della serie tv è molto più inospitale della Duluth dell’infanzia dell’attrice. In Lady Dynamite Duluth è livida, rigonfia di presenze ostili del passato e aspettative genitoriali un po’ troppo pressanti. Realtà dei fatti o riflesso dello stato mentale del momento? La seconda. LD è una serie che dimostra i meccanismi della malattia mentale dall’interno – l’oscillare costante tra euforia totale e assoluta disperazione ci avvicina all’instabilità psicologica della protagonista e, ok, è un veicolo comico funzionantissimo (i tempi comici di Arrested Development si sono sempre basati su andamenti euforici e montaggi matti), ma oltre agli intenti comici ci pone, da spettatori, in una posizione dalla quale siamo in grado di comprendere e valutare il mondo visto attraverso la lente del disturbo mentale (come del resto Maria Bamford ha sempre fatto nei suoi spettacoli comici).

Quello della salute mentale è un tema talmente estraneo a una maggioranza di persone che spesso “Stai alla larga da quello psicopatico, tesoro” non è neanche lo scenario più offensivo che si possa immaginare. Si va dalla concezione dei farmaci come mefistofelici inibitori della creatività e dell’ingegno, a un’idea di malattia mentale come scelta etica (“se abbracciassi la vita non ti sentiresti così!”), all’“Awww, mi spiace tanto che tu stia così, prendi questa caramell-AHHHHHH QUESTO SCHIZZATO MORDE”.

Maria Bamford, una donna con diagnosi di disturbo bipolare e abituata a un ciclo farmacologico pari al PIL di una piccola città, è la prova vivente che nessuno di questi atteggiamenti ha fondamento nella realtà e che un bipolare creativo, al contrario di un non-bipolare non-creativo, può mettere in piedi la miglior serie tv degli ultimi cinque anni. E che Duluth è un momento nella vita di  chiunque, non solo nelle vite degli schizzati che mordono.