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Sellerio, Palermo

Intervista ad Antonio Sellerio nel giorno in cui Palermo omaggia la casa editrice intitolandole la via della sua storica sede.

 

Questa domenica, a Palermo, un tratto di via Siracusa è stato ribattezzato Via Elvira ed Enzo Sellerio, in omaggio a una delle più belle e importanti case editrici italiane. Per segnalare l’occasione, venerdì ho parlato al telefono con Antonio Sellerio, il direttore editoriale (sull’assurdo tempismo della telefonata vedi in fondo).

Francesco Pacifico: Che legame avete con Palermo?
Antonio Sellerio: Il legame è fortissimo. Credo siamo tra le pochissime case editrici in Europa a riportare il nome della città in copertina, tra l’altro nella nostra collana più nota. Il legame è forte perché i miei genitori sono entrambi nati a Palermo, hanno sempre lavorato a Palermo, la casa editrice ha sempre avuto  la stessa sede, proprio qui, in questa via che adesso cambierà nome. La casa editrice si trova in un incrocio in cui da un lato c’era la casa di mia madre  dei miei genitori  e dall’altro la casa in cui mio padre è andato dopo che si sono separati nel 1984. Per cui tutta la vita mia e di mia sorella Olivia e quella dei miei genitori si è svolta sostanzialmente a questo incrocio.

Parlami del quartiere.
Via Siracusa, che diventerà via Sellerio, è una traversa di via Libertà, che è la strada principale della città. In questa zona diventa un viale alberato – per chi non conosce Palermo un po’ alla maniera dei boulevard francesi. Via Siracusa parte da lì. Quando i miei vennero a vivere qui non erano felicissimi perché sono tutti dei palazzi degli anni 50, per cui per alcuni sembravano moderni, per altri avevano molto meno fascino di altre zone della città.

I miei genitori sono nati a Palermo, hanno sempre lavorato a Palermo, la casa editrice ha sempre avuto  la stessa sede, in questa via che adesso cambierà nome.

La casa editrice è del ’69, tu sei del ’72: l’hai frequentata fin da piccolo. Che effetto fa?
All’inizio, da bambino, non capisci nemmeno bene cosa succede, quando devi raccontare il tuo lavoro ai compagni di scuola non sai come fare. “Cosa fa l’editore? Stampa i libri?” “No non li stampa”. “Li scrive?” “No non li scrive”. Da bambino non era facilissimo. Mio padre prima di fare l’editore faceva il fotografo. “Ah, quindi fa il fotografo di matrimoni?” “No no”. “Fotografa lo sport?” “No”. “La cronaca?” “No…” Io e mia sorella avevamo un discreto problema di identità. Siamo cresciuti qua. Anche il magazzino era davanti alla casa editrice. Le parolacce le ho imparate dai ragazzi del magazzino. Non so, quando il più grandetto andava a giocare a calcio il pomeriggio, passava in casa editrice in pantaloncini e col pallone sottobraccio a salutare mia madre…

Dei primi anni della casa editrice in via Siracusa ho ricordo delle mostre delle cartelle d’artista che Sellerio stampò e dei party che vi si tenevano. Party in cui conveniva il Tout-Palermo, scena di memorabili calembour di Enzo che ad un suo ospite, in sequenza, presentò Il Duca (Gioacchino Lanza) e la Duca (Rosario). Molte sirene si esibivano sotto lo sguardo distante di Elvira. Ci si divertiva e ci si aggirava con i bicchieri penduli. (…) Il clou della serata? Bussotti al piano che suonava il disegno dello zio e lo zio che vagava instabile sorridendo, gli abiti improbabili, con il bicchiere in mano in marcia verso l’esterno prontamente bloccato da Enzo più che mai divertito. Sarebbe uscito con lui per strada. Se Enzo stava bene in scena, Elvira in qualche modo se ne ritraeva. Strana prima donna che rifuggiva dalla ribalta preferendo gli interni. Il luogo di Elvira è un interno, il cabinet di lettura, più che un esterno. – Piero Violante, “Swinging Elvira”, da La memoria di Elvira, Sellerio 2015.

Quando hai iniziato a lavorare in casa editrice?
Alla fine dell’università, nel ’97. Ho sempre seguito l’attività con concorso esterno, però ho cominciato a lavorare nel ’97. L’università l’ho fatta a Milano. Una meravigliosa laurea in economia…

enzo sellerio

Com’è stato tornare a Palermo?
Prima di tutto decisi di abbandonare questa zona e di andarmene da un’altra parte – nel centro storico. Tutto meraviglioso, qui, però diventa un po’ asfissiante. A Palermo devo dirti che non è stato male. Anche se erano momenti per la casa editrice abbastanza difficili, per cui c’era un coinvolgimento al limite dello stare in barricata. Sin da subito è stato un inizio molto deciso.

Era pre-Camilleri?
Era pre-Camilleri.

Tra l’altro, non mi riesco a immaginare una casa editrice pre-internet. Come ci si sentiva a Palermo in una casa editrice? Lontani da tutto?
Sai, un mondo pre-internet è pre-internet per tutti, per cui tutti sono settati su quei ritmi.

Ma si viaggiava di più per lavoro da Palermo?
No: è come il consumo di carta. Ora che è tutto digitale stampiamo molta più roba. Ora che siamo tutti più collegati secondo me c’è un maggiore movimento fisico.

Tornando l’hai trovata più bella Palermo? Il centro?
Stare in via Siracusa mi sembrava come stare in qualunque altra città. Sono palazzi molto anni 50, poco caratterizzati. Però diciamo con le difficoltà di Palermo. A quel punto ho deciso di stare nel centro storico che magari può essere un po’ più sporco, può essere più lontano, ma è la città.

Cos’ha di preciso? Io ho presente le case e le ville diroccate.
È da quelle parti lì. Ma già da allora era cominciato un percorso di recupero del centro storico. Con ritmi siciliani e non con ritmi cinesi, però il processo di ristrutturazione è andato avanti. Una serie di difficoltà restano. Ti dico la più banale, la sporcizia. Però è in quella zona che c’è l’identità della città.

elvira ed enzo sellerio

Arrivammo a casa della signora, ci furono le presentazioni e i convenevoli di rito. Antonio era di ritorno da una partita di pallone che aveva perso, insieme ad alcuni amici. Io presi una birra, e solo Carlos accettò il dry Martini che la padrona di casa si offerse di prepararci. Mio marito ed io osservammo come faceva: sciacquò lo shaker con il Martini, poi lo vuotò in un recipiente, quindi tornò a riempirlo di gin puro. Lo sguardo che ci scambiammo Carlos ed io non poteva essere più eloquente. Bevemmo tutti alla salute della letteratura e, dopo aver vuotato il loro bicchiere, Elvira e Carlos si lanciarono in un secondo dry. Quanto mi piacque, accidenti! Sono stanca di gente politicamente corretta che non ha il coraggio di bere comme il faut. – Alicia Giménez-Bartlett, “La prima cena”, ibidem.

Gli autori non siciliani che rapporto hanno con Palermo quando la vedono?
Generalmente sono tutti molto contenti. Palermo è una città più difficile da vivere che da frequentare due giorni. Questo non c’è dubbio. Poi ci sono quelli che quando vengono vedono solo le meraviglie della storia della città e quelli che sono più scioccati da incuria, traffico…

Da quando è uscita la notizia della via, come hanno reagito le persone intorno, che sensazione hai?
Quelli contenti sono quelli che ce lo vengono a dire…Questa cosa comporta una serie di seccature burocratiche, bisogna aggiornare i documenti…Di questo ovviamente ci dispiace per i nostri vicini. Però non possiamo non essere contenti… Eeeeh Francesco, perdonami!, ti devo interrompere perché stanno mettendo la targa ora!

Ci salutiamo di corsa, agganciamo.

Foto per gentile concessione di Sellerio Editore.