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Salsomaggiore: da Miss Italia al Festival Beat

Piccolo viaggio contemporaneo in una città fuori dal tempo.

 

«Sarò ben felice di avere dissotterrato questo tesoro terapeutico per cui l’egra umanità, nonché la scienza medica dovranno professare gratitudine molta…».
-Lorenzo Berzieri, medico parmigiano

Lorenzo Berzieri nasce il 4 dicembre del 1806 a Besozzola, una frazione minuscola del comune di Pellegrino Parmense. Discendente di pastori francesi (pastore, berger, da cui il cognome), si deve a questo medico dal contegno irreprensibile la scoperta delle acque salsobromoiodiche che hanno reso Salsomaggiore famosa nel mondo.

Raggiungo questo «paesotto» incastonato ai piedi dell’Appenino tosco-emiliano dalla Statale 62 della Cisa, una fettuccina d’asfalto che, in poco più di 100 chilometri, unisce la Lunigiana alla parte più occidentale dell’Emilia. Salso è proprio a metà strada tra Parma e Piacenza. Il motivo che mi spinge qui in un torrido fine settimana di luglio è un festival di musica beat che ogni anno attira frotte di appassionati da tutto il mondo. Una roba per “sixties maniacs” che sì, in effetti ha veramente poco a che fare con le cure termali e i percorsi guidati di rilassamento.

Decido in ogni caso di approfittare del Festival Beat per conoscere un po’ più a fondo una città di cui ho sentito parlare tante volte, senza però riuscire mai a visualizzarla davvero. Nella mia testa Salsomaggiore è sinonimo di terme e concorsi di bellezza. Scoprirò che si tratta di un’associazione corretta, che però va contestualizzata in una dimensione che non può naturalmente essere ridotta al binomio di cui sopra.

 

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Si diceva del Berzieri: è lui l’uomo che ha dato un volto a Salsomaggiore Terme. Se ne trova una prima traccia in piazza Zancarini, di fianco al Palazzo Comunale, lì dove un tempo sorgeva una delle case più belle della stazione balneare, a metà strada tra lo stabilimento vecchio dei bagni e la stazione del tram a vapore (il bar gelateria “Capolinea” in viale Matteotti rimane proprio dove un tempo fermava il collegamento con Fidenza). In mezzo alla piazza Zancarini, al centro di una splendida aiuola di fiori rosa, si erge il monumento ai “benemeriti fondatori dei bagni di Salso”: il dottor Giovanni Valentini, il marchese Guido Dalla Rosa e, naturalmente, Lorenzo Berzieri, colui che «da Pellegrino Parmense, con intuito sapiente, scoperse primo nel 1830 l’energia salutare di queste acque, presagio di grandi benefizi!». Il punto esclamativo non è una licenza poetica di chi scrive ma esiste davvero, come dimostra dall’epigrafe incisa sulla base del monumento.

Berzieri scopre il valore terapeutico delle acque “salino-iodate” nel 1839. La prima ad avvalersi della scoperta è una giovinetta salsese, una certa Franchina Ceriati, sulla quale il 15 giugno del 1839 si compie il rito del primo bagno di cura con l’acqua da cui è stato estratto il sale, l’acqua “madre”. Franchina guarirà perfettamente e adulta diverrà la prima bagnina termale.

L’avventura salsese del Berzieri non dura però a lungo. Nell’agosto del 1841 è nominato medico del deposito dei mendicanti di Borgo San Donnino (l’attuale Fidenza). L’anno successivo per decreto di Maria Luigia d’Austria diventa direttore dello stabilimento di Tabiano (altra frazione del comune di Salsomaggiore). Nel 1884, per ragioni di età, Berzieri smette di occuparsi di cure termali e da lì in poi la sua storia perde i caratteri della solennità. Morirà nel 1888, povero e dimenticato. Almeno fino al 1923, quando Salsomaggiore gli dedica lo «stabilimento termale più bello del mondo» e la piazza di pietra dove si affaccia l’edificio che è un esempio folgorante di tardo liberty europeo.

 

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Il motivo per cui mi trovo a Salso non è però legato alle cure termali e ai massaggi con pietre laviche. Come accennavo qualche riga fa, quest’anno ho deciso di dare un’occhiata a questo Festival Beat di cui tanto si parla. Il direttore, il piacentino Gianni Fuso Nerini, ne ha fatto un prodotto tra i più efficaci e ben pensati del panorama internazionale. I cinque giorni dedicati alla manifestazione sfilano via senza sosta e in un’atmosfera di sincero divertimento, sia in centro che nell’apposita area-live di Ponte Ghiara, tra presentazioni di libri, mostre, mercatini vintage, corse strampalate con beatle boots ai piedi, performance di band rock’n’roll, dj-set e visite guidate ai centri termali e sulle colline che cingono Salsomaggiore. Una formula che funziona, soprattutto se si pensa che quest’anno, con i live di Sick Rose, Allah-Las, Strollers e Nomads, si è chiusa l’edizione numero 24.

Il Festival Beat nasce nel piacentino e arriva a Salso nel 2007, quasi a voler compensare gli effetti di una crisi del termalismo sociale che qui sembra essersi accanita in modo specifico con debiti monstre e tanti lavoratori che hanno perso il postoTra gli anni Cinquanta e metà anni Novanta Salsomaggiore e Fidenza contavano qualcosa come 300 strutture ricettive e un’affluenza legata alle cure termali di circa 900 mila presenze l’anno. Dal 1994, anno che segna l’inizio della crisi, ha chiuso i battenti almeno il 50% di quelle strutture.

Saranno i 35 gradi all’ombra ma passeggiando tra gli edifici liberty e gli splendidi parchi di Salso si ha la sensazione abbastanza netta di trovarsi in una città stanca, terribilmente silenziosa, quasi esausta. Qui si vive di ricordi e il nucleo urbano è vittima di un fascino decadente e fuori tempo massimo, ultimo baluardo esistenziale di una nobile decaduta che sembra volersi crogiolare in una specie di atarassia.

 

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Oltre a tanti appassionati di musica sixties, dj e musicisti, a Salsomaggiore incontro anche semplici abitanti molto gentili e gradevoli. In un bar lungo viale Matteotti di fronte all’hotel Baistrocchi, altro gioiello dei tempi che furono, scambio due parole con Raffaele e Monique, lui salsese doc (il papà, Silvio Pizzati detto “Il Principe” fu il primo portiere all’Hotel de la Ville di Milano) e milanese lei. «È da qui che venivano i migliori cuochi e maître – raccontano – Salso nasce con i grandi alberghi e gli stabilimenti. La nostra tradizione era eccellente. Avevamo delle strutture di lusso e all’avanguardia». Una tradizione che in parte è rimasta – l’Istituto Alberghiero è uno dei più antichi e famosi d’Italia – ma gli impiegati nel settore sono diminuiti parecchio (oggi non arrivano a 200 unità).

«Salsomaggiore è tra Piacenza e Parma», proseguono Raffaele e Monique. «La via Francigena la sfiora e inoltre sta fuori asse rispetto alla via Emilia, che simbolicamente è un po’ il crocevia rispetto alle cose che accadono». Ciononostante di storie interessanti ne sono capitate anche qui. Si racconta per esempio di quando, dopo l’alluvione del 19 settembre del 1973, gli ospiti dell’hotel Centrale furono talmente colpiti dagli sforzi del personale che nessuno osò andarsene. Oppure, ancora, di quando sul finire degli anni Sessanta in un appartamento di via Milano 27 alloggiò, per concedersi le cure termali, Arturo Benedetti Michelangeli.  

 

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Il tratto architettonico distintivo di Salsomaggiore è l’imponente facciata del Palazzo delle Terme Berzieri, con le due chimere che tengono la scritta “THERMAE” e le decorazioni orientaleggianti di Galileo Chini, pittore e architetto fiorentino che dopo diversi viaggi in Oriente contribuì in modo personalissimo ad arricchire lo stile liberty di tante altre città.

Ma i luoghi di Salso che attirano l’attenzione sono più d’uno. C’è la piscina “Giovanni Leoni”, famosa per aver ospitato tanti eventi, dal Cantagiro con Peppino di Capri ad eventi sportivi. È qui per esempio che nel settembre del 1950 Carlo Pedersoli alias Bud Spencer diventa il primo italiano a fermare il cronometro dei 100 stile libero sotto il minuto. Ed è proprio qui che il Festival Beat “mette le tende”, con dj-set travolgenti e rilassanti bagni in piscina. Immersa nel verde di alberi secolari e oggi rivalutata dopo un periodo di abbandono, dalla “Leoni” si costeggia viale Romagnosi e si arriva al Palazzo dei Congressi, meraviglioso edificio liberty situato nell’ex Grand Hôtel des Thèrmes, struttura inaugurata nel 1905 dall’architetto milanese Luigi Broggi che in fase di progettazione chiese consigli al famoso albergatore svizzero César Ritz. Una struttura che all’epoca era davvero il non plus ultra, con 300 stanze riscaldate, ascensore e tante sale prestigiose che negli anni ospitarono personaggi del calibro di Margherita di Savoia, Gabriele D’Annunzio, la zarina Alexandra Romanova e donna Franca Florio.

Oggi però il quadro è diverso. Alcuni grandi hotel di Salsomaggiore sembrano vecchie Jaguar abbandonate in officina da un proprietario pigro e benestante. Strutture decadenti e impolverate che spesso diventano oggetto di fantomatici progetti di rilancio e ricette magiche per tornare ai fasti di un tempo. Come quelle riguardanti il Giacomo Tommasini, le terme operaie delle classi più basse, qualche anno fa al centro di un non meglio identificato progetto in salsa araba e in seguito destinato a ospitare l’istituto alberghiero Magnaghi; oppure quelle riguardanti il Centrale in largo Roma o proprio le Terme Berzieri, oberate di debiti e dunque avviate (pare) verso una vendita che dia loro nuova linfa vitale.

 

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Salsomaggiore si presenta al visitatore come una cittadina silenziosa, rispettosa, cordiale. Alcune strutture resistono allo scorrere del tempo; altre cedono, come l’Hotel Livia, misteriosa pensione a una stella adagiata sul vicolo Concordia che non sfigurerebbe nel set di un film di George Romero. Proprio davanti a questo albergo abbandonato spunta la galleria Warowland, piccola palazzina in stile neomedievale un tempo galleria d’arte e oggi sede dell’ufficio informazioni turistiche. Pochi passi verso Est e si arriva alla pasticceria Desirée, oasi mangereccia anch’essa in stile liberty ma dove si possono gustare delle paste buonissime seduti sui tavolini che danno sulla piazza.

Nell’immaginario collettivo Salsomaggiore Terme è anche il luogo in cui si elegge(va) Miss Italia. Da quando Enzo Mirigliani si innamorò della città, si tennero qui le finali di 39 edizioni: nel 1950, dal 1960 al 1971 e dal 1983 al 2010. Una manifestazione questa che ha fatto correre il nome di Salso sulla bocca di tanti, tantissimi italiani. «Prova a chiedere a chiunque dove si tenga oggi Miss Italia – scherza Raffaele – vedrai che tutti risponderanno “a Salso!”. È qui che resta legata la manifestazione». Malgrado da qualche anno l’elezione della reginetta italiana si sia trasferita a Jesolo.

 

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Una chiave di lettura di Salsomaggiore me la offrono ancora Raffaele e Monique. «Questa città non ha un’identità precisa. Né un nucleo storico definito. Nasciamo come territorio paludoso e colonia penale. Il periodo d’oro è stato dagli anni Cinquanta a metà anni Novanta. Poi la crisi del termalismo ci ha tagliato le gambe. La voglia di ripartire c’è; manca però il senso di comunità».

La domenica riparto percorrendo prima un budello di asfalto tra ville ultraborghesi, poi la strada di Costa Marenga, un saliscendi panoramico da cui si scorge Salso dall’alto. Il colpo d’occhio è notevole. Mi rendo conto che pochi giorni non bastano per cogliere l’essenza di un luogo. Andandomene ripenso però alle parole delle persone incontrate in questo fine settimana, quasi tutte concordi nel rappresentare Salsomaggiore come una città nella quale convivono due anime, una laboriosa e produttiva, l’altra nostalgica e più conservativa. Due identità contrapposte, che fanno fatica a dialogare. È qui, forse, che origina il cortocircuito che tiene la comunità salsese alla continua ricerca di se stessa.