Foto: Alessio Trerotoli.
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Roma Coast to Coast

Reportage fotografico dalle uniche due linee della metropolitana di Roma (la terza non conta).

 

C’è una croce su Roma e tutti la odiano. La vorrebbero più simile a un asterisco, a un groviglio di linee come quella di Parigi, di Berlino, di Madrid, a un casino inestricabile dal quale emerge per caso il disegno di una bottiglia, come la più famosa, quella di Londra. Invece la metropolitana di Roma conta due povere linee che formano una croce storta nella parte alta della cartina (se escludiamo la neonata linea C, ancora scollegata e isolata nell’Est della città). Tutti i giorni migliaia di persone le solcano dentro vagoni strapieni e spesso in ritardo. Alessio Trerotoli ha deciso di cambiare prospettiva. Ha percorso da capolinea a capolinea entrambe le linee, ma in superficie, a piedi; documentando la camminata in due distinti servizi fotografici di oltre centosessanta foto ciascuno. Perché?

Spiega Alessio nell’introduzione del suo progetto: “Il flâneur, secondo Charles Baudelaire, è il gentiluomo che vaga per le vie cittadine, provando emozioni nell’osservare il paesaggio: Baudelaire affermava che l’artista deve immergersi nelle dinamiche della vita moderna, della metropoli, diventare ‘un botanico del marciapiede’, un conoscitore analitico del tessuto urbano. Se è così, attraversare Roma a piedi potrebbe essere il modo migliore di conoscerla meglio attraverso le sue sfumature, i suoi angoli più o meno nascosti”.

Il primo pellegrinaggio, sulla linea A, lo ha compiuto nel 2015, il secondo sulla B quest’anno; entrambi in aprile, in prossimità del Natale di Roma. Gli ho chiesto di raccontarceli attraverso una selezione di 15 scatti, come un diario di viaggio. Cominciamo quindi dalla Linea A.

 

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Fermata Battistini
“La stazione è in un incrocio ma con un’uscita sola su via Mattia Battistini, una grande strada che unisce Primavalle a Pineta Sacchetti. È una zona popolare e multietnica, la città come il turista non la vedrà mai. La città che si vive, delle persone che si schiacciano nei mezzi la mattina per andare al lavoro. Primavalle è tra i quartieri più popolosi di Roma e qui fuori c’è sempre gente. È un capolinea, ma a differenza di Anagnina [vedi oltre] le persone vivono attorno alla stazione, non per la stazione”.


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Fermata Valle Aurelia
“Nella foto si vede il sottopassaggio che collega la stazione della metro a quella dei treni. A Valle Aurelia ci avviciniamo al Vaticano e si inizia a vedere qualche turista, anche per via della compresenza di metropolitana e ferrovia urbana (la famosa linea FL3). Il posto è molto affascinante, perché Valle Aurelia è effettivamente una valle: arrivando vedi questa distesa di cemento circondata da palazzoni che si apre su una radura verde che scende giù; e sopra, in altro, passano i treni, come su una rampa di lancio”.

 

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Fermata Ottaviano
“Uscendo dalla metro Ottaviano si vedono i bei palazzi di Prati, cuore borghese di Roma, ma anche quartiere transito per i turisti del vicino Vaticano. Se dovessi trovare una differenza col turismo del centro di Roma, direi che in queste zone si vedono più gruppi e comitive, con ombrellini e guide armate di bandierina; scorrono a fianco ai colletti bianchi in pausa pranzo conducendo vite parallele”.

 

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Fermata Flaminio
“Qui vediamo una Roma più da cartolina, anzi, da anticartolina perché nelle cartoline non c’è mai la gente e invece in questo scatto ho voluto mostrare come anche questi spazi, inquadrati in modo tradizionale, simmetrico, siano sempre vivi e caotici. Tra i turisti del centro di Roma, del quale Piazza del Popolo è il confine settentrionale, si notano meno gruppi e più coppie o singoli che passeggiano liberi senza meta precisa. Accanto a loro, più che lavoratori della classe media, parecchi giovani: gli adolescenti che fanno le proverbiali vasche a via del Corso, su e giù tra piazza Venezia a piazza del Popolo; e poi coppie dirette al Pincio, e studenti dell’Accademia di Belle Arti con i tubi pieni di disegni che cercano un panino a prezzi decenti”.

 

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Fermata Vittorio Emanuele
“Piazza Vittorio è, tra le tante città nella città, forse la più nota. La piazza è occupata al centro da un grande giardino circondato da portici, uno dei pochi posti di Roma in cui si possono trovare. Sotto i portici ci sono i negozi dei cinesi che vendono vestiti ed elettronica a basso prezzo, e poi ‘i bangla’, i minimarket alimentari gestiti da uomini del sud-est asiatico. Il quartiere Esquilino in cui la piazza si trova è la Roma presa sempre a esempio – di volta in volta positivo o negativo – dell’integrazione multietnica. La metropolitana è labirintica perché ci sono uscite su tutti i lati e se non conosci i nomi delle strade puoi trovarti dal lato opposto della piazza ed essere costretto a costeggiare tutto il porticato”.

 

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Fermata Cinecittà
“Cinecittà è un nome conosciuto in tutto il mondo ma è anche un quartiere, nonché una fermata della metro. Appena emersi dal sottosuolo ci troviamo davanti ai mitologici studios, (il muro che si vede nella foto): alle loro spalle si scorgono i pini del Parco degli Acquedotti, il principale polmone verde di questa zona di Roma. Qui abbiamo appena superato il viale Palmiro Togliatti che considero una linea di confine: di là la Roma dell’Appia e della Tuscolana, affollata di persone, piena di negozi, con una fermata di metropolitana ogni tre isolati; di qua solo Cinecittà e Anagnina, grandi spazi deserti, solo gli studios, degli uffici, nessuno per strada”.

 

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Fermata Anagnina
“Anagnina è l’altro estremo della linea A: una situazione completamente differente da Battistini, nonostante siano entrambe periferie; se lì la fermata sorge al centro della vita di quartiere, qui siamo praticamente nel nulla, in una stazione quasi del tutto isolata dai quartieri circostanti. All’esterno c’è il parcheggio delle navette che la collegano all’aeroporto di Ciampino, il che la rende uno snodo molto frequentato se non altro dai viaggiatori. Ma è l’interno a stupire davvero: si scende e si trova un piccolo giardino con tanto di panchine, mosaici e un tram antico al centro del verde. Nessun’altra fermata è tanto curata, e la sorpresa di imbattersi in una simile oasi è accresciuta dal contrasto con l’esterno, piuttosto squallido. Forse è stata pensata come vetrina per i turisti che arrivano dall’aeroporto?”

 

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Fermata Rebibbia
“Il capolinea nordorientale della lina B è sulla via Tiburtina, quella che porta a Tivoli. A questa altezza i lati della strada, sempre molto trafficata, sono puntellati da casinò e concessionari di automobili. Alle sue spalle c’è il quartiere Rebibbia, sintetizzato (e reso famoso) da Zerocalcare nel suo murales: grandi palazzi da periferia metropolitana classica, il carcere, e la leggenda del mammuth: ‘qui ci manca tutto ma non ci serve niente’. La linea B mi mette subito alla prova. A differenza della A, molte delle fermate non sono disposte lungo grandi arterie cittadine ma sparse letteralmente in giro: se non le cerchi, non ci capiti”.

 

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Fermata Quintiliani
“Quintiliani è un ottimo esempio di ‘metro nascosta’. Ci si arriva percorrendo Via delle Cave di Pietralata, la cui tranquillità contrasta con il caos della vicina Tiburtina, poi si incontra uno sfasciacarrozze (nella foto) e, dopo aver superato un vicolo, si apre un piazzale molto grande in cui fa capolinea un solo autobus, e in fondo c’è la fermata della metro. Una desolazione veramente particolare: sembra di essere in un altro posto ma anche in un altro tempo, complici le Fiat Cinquecento impilate nello sfascio. Tipo Mad Max in salsa Tiburtina”.

 

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Fermata Cavour
“Cavour invece ha due facce che non perdonano: è una di quelle metro che se sbagli entrata e superi il tornello, devi rifare il biglietto perché le entrate non sono comunicanti. Quella sopra, che porta verso Nord, è situata su via Cavour, una strada nota a romani e turisti perché collega i Fori Imperiali alla stazione Termini. Quella sotto invece si apre su Monti, il primo rione di Roma, un universo autonomo stretto tra la confusione delle strade vicine. La sera Monti è un classico quartiere della movida hip, ma il pomeriggio somiglia a una bolla di pace che non viene intaccata dal viavai che lo circonda, e persino l’aria sembra più pulita. La foto, scattata da Via Urbana, connette il mondo di sotto a quello di sopra”.

 

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Fermata Piramide
“Prende il nome dalla Piramide Cestia, nella quale non riposa un imperatore ma un semplice cittadino romano molto ma molto ricco, Caio Cestio, che decise di installare un pezzo di Egitto sulla via Ostiense. Adesso si ritrova al centro di un dedalo urbanistico che costituisce un rompicapo da attraversare, tanto in macchina quanto a piedi. Il traffico della zona è dovuto sia alla presenza di tre diverse ferrovie (quella metropolitana, quella dei treni del vicino Piazzale Partigiani e il cosiddetto ‘trenino’ per Ostia) ma anche per la particolare posizione di Piramide che è un crocevia per le più diverse direzioni: alle spalle si va a San Giovanni, di seguito inizia il quartiere Ostiense, attaccato c’è Testaccio, via Marmorata porta a Trastevere e verso Nord ci sono il Circo Massimo e il Colosseo. Forse per questo motivo gli scalini della stazione sono sempre pieni di persone sedute che aspettano, apparentemente indecise sul da farsi”.

 

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Fermata Garbatella
“La stazione si trova leggermente fuori dalla Garbatella storica, il quartiere famoso per i suoi ‘lotti popolari’. Nella foto si vede il ponticello di ferro che passa sopra i binari che mi ha sempre fatto pensare a una scena di Jules e Jim e collega Via Ostiense alla vera e propria fermata della metro che si apre su Via Pullino, su un piazzale che somiglia a un’arena. È una stazione recente, costruita negli anni Novanta; la vecchia si trovava a duecento metri, vicino a Via Libetta, dove adesso sorgono discoteche e club. A Garbatella ci vivo e, nonostante la sua bellezza, è rimasto un posto popolare, quasi sconosciuto ai turisti. Quei pochi che incontro, se italiani, mi chiedono dov’è il bar dei Cesaroni. La considero un’altra città nella città, con un’architettura spiazzante a partire dal nome delle cose: i lotti dell’edilizia popolare sono praticamente dei villini, imparagonabili alle costruzioni di Tor Bella Monaca che portano lo stesso nome”.

 

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Fermata San Paolo
“A San Paolo la metropolitana passa sopra il livello della strada e infatti la fermata si trova sotto un ponte e si può uscire dai due lati, uno su via Gaspare Gozzi, verso la San Paolo residenziale, l’altro su via Giustiniano Imperatore, che porta alla basilica da cui il quartiere prende il nome. La foto ritrae l’interno di un grande portone sulla facciata della basilica che ho trovato sempre chiuso. Quel giorno era aperto ed è sbucata fuori questa statua romana. A venti metri dal McDonald e le bancarelle che vendono i calzini. Roma è anche questo, persino fuori le mura”.

 

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Fermata Laurentina
“La fermata più a Sud di tutte, quasi si sente già l’influsso del mare con le palme che si vedono in fotografia, simile a quelle caratteristiche di Ostia (o di Miami, volendo). È una periferia silenziosa, con pochi negozi e poche persone per strada. Diversa sia da Battistini che da Rebibbia, più simile a Anagnina per via del collegamento con gli autobus che portano fuori Roma. La scritta LAURENTINA è interna, mi sono accorto dell’ingresso solo grazie alla presenza dei militari: una costante del mio secondo viaggio”.

 

Foto di Alessio Trerotoli.