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Prima di Gutenberg, a Feltre

Chi è Panfilo Castaldi? Ma l’uomo che inventò la stampa a caratteri mobili, che domande.

 

Feltre, provincia di Belluno, settembre 2016: si sono da poco spente le luci del festival di musica Fuochi Fatui che da cinque anni illuminano (è proprio il caso di dirlo, visto che i fuochi vengono accesi per davvero in conclusione della rassegna) il Castello di Alboino; lo stesso che domina la vallata e costituisce la riconoscibile skyline della cittadina, che tra l’altro potete facilmente ritrovare stilizzata sulle vostre bottiglie di birra Pedavena.

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Orgoglio locale/1. Wikicommons.

Per tre giorni i feltrini e i foresti hanno fatto su e giù per la città vecchia, sotto lo sguardo un po’ severo di due statue che in Piazza Maggiore ricordano i genii loci del luogo: Vittorino da Feltre (1378 – 1446) e Panfilo Castaldi (1398 – 1490). Ecco, proprio quest’ultimo è stato protagonista di una passata edizione di Fuochi Fatui in forza di una curiosa leggenda locale, che lo vorrebbe addirittura primo inventore della stampa a caratteri mobili, alla faccia del più noto Johann Gutenberg.

Se la cosa può far sorridere i foresti, sappiate che in città la questione è presa molto sul serio, al punto che nel 1997 fu presentato un progetto di legge in parlamento per istituire le celebrazioni per il sesto centenario della nascita di Castaldi, nel quale si dava quasi per scontata la necessità di retrodatare l’invenzione della stampa per dare a Panfilo quel che è di Panfilo. Mica roba da ridere, insomma.

Panfilocastaldi

Orgoglio locale/2. Wikicommons.

Ma su che basi si poggia questo guazzabuglio storiografico? Le due fonti principali a nostra disposizione sono piuttosto sospette, visto che si tratta di storici locali pressoché sconosciuti : Antonio Cambruzzi (autore di Storia di Feltre, 1681) e Antonio Dal Corno (il suo Memorie Istoriche di Feltre è del 1710). Il primo dei due, al quale dobbiamo l’inizio ufficiale di questa leggenda, non offre grandi prove a conforto della teoria:

“[…] Panfilo Castaldi, dottore e poeta feltrino, il quale ritrovò l’invenzione della stampa de’ libri, arte la più nobile e degna di quante giammai fossero ritrovate al mondo, dal quale avendola appresa Fausto Comesburgo, che abitava in Feltre nella di lui casa per imparare l’idioma italiano, la trasportò in Germania, ed esercitatala nella città di Magonza, ne acquistò appresso alcuni il titolo di primo inventore […]. Attribuiscono altri l’invenzione di questa arte ad un germano chiamato Guttemberg [sic], della città d’Argentina; ma il primo inventore, come si cava dalle croniche Feltrine, fu Panfilo Castaldi, e da questi imparata da altri, fu portata in Germania […]”.

Non fa una piega: il germano Fausto Comesburgo aka Joahnnes Fust è a Feltre in qualità di ospite di Panfilo perché vuole imparare l’italiano (Feltre essendo la culla del nostro idioma, ovvio); qui vede che Panfilo armeggia con ‘sti strani aggeggi che sarebbero i caratteri mobili, torna a Magonza e si mette a stampare libri. Ci sarebbe quel tale di nome Gutenberg fra le proverbiali ruote, ma le cronache feltrine parlano chiaro: Panfilo aveva già piantato la bandierina in Europa prima del 1455.

Benissimo, allora basterebbe tirare fuori le cronache feltrine citate dal Cambruzzi per chiudere la questione, no? Peccato che, come ci ricorda un altro storico veneto che si è occupato di tipografia, il veronese Domenico Maria Federici (1739 – 1808), gli archivi della città andarono distrutti nel 1509, in piena guerra della lega cambraica, quando le truppe dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo decisero che Feltre poteva tutto sommato essere rasa al suolo. E, a quanto mi risulta, in territorio germanico nessuno si è premurato di verificare se vi fossero stati contatti fra il gruppo di Mainz (Fust infatti fu il principale finanziatore dell’impresa di Gutenberg) e Castaldi, o il territorio della Serenissima in generale.

Un inglese, invece, il Barone Robert Curzon, ci mette del suo in questa faccenda con qualche dato interessante: bibiliofilo e viaggiatore incallito, nel 1854 il nostro se ne esce infatti con un lungo resoconto sulle librerie e stamperie del Belpaese da lui visitate, nel quale compare anche il nome di Panfilo. Curzon ripete quanto tramandato nella zona a proposito del primato di Castaldi nell’invenzione della stampa a caratteri mobili e aggiunge una notizia a supporto della tesi: grazie a documenti scoperti a Strasburgo, dove Gutenberg probabilmente visse dal 1428 al 1430, si scopre che quest’ultimo aveva infranto una promessa di matrimonio con una nobildonna, tale Anna della Porta di Ferro, appartenente alla famiglia veneziana Contarini. Curzon ipotizza quindi che Gutenberg avesse conosciuto la sventurata proprio a Venezia, o che fosse comunque in contatto con ambienti della Serenissima che lo avrebbero aggiornato sui tentativi di Castaldi per la produzione di libri a stampa. Queste notizie avrebbero dunque ispirato Gutenberg nella sua ricerca, poi sfociata nella stampa a caratteri mobili che ci hanno insegnato a scuola.

Com’è che un medico feltrino dall’oggi al domani si improvvisa stampatore? Almeno Gutenber era un artigiano!

Ammettiamo pure che per qualche via traversa Gutenberg sapesse di Castaldi, vuoi per via del futuro socio in affari Johannes Fust, o della prima moglie Anna; rimarrebbe comunque una domanda fondamentale: com’è che un medico feltrino dall’oggi al domani si improvvisa stampatore? Almeno Gutenber era un artigiano! Ecco, qui entra in ballo un altro fatto non verificato della leggenda: a quanto pare Panfilo Castaldi sposò una erede di – rullo di tamburi – Marco Polo (!!!), la quale portò in dote al marito alcuni caratteri cinesi in vetro importati dall’augusto parente. A quel punto, Castaldi se ne sarebbe servito per i suoi esperimenti, ed ecco spiegata l’avventura tipografica che gli permetterà anche di diventare per breve tempo lo stampatore ufficiale del Ducato di Milano (tant’è che nel capoluogo lombardo c’è una strada a lui intitolata in zona Porta Venezia).

Che certezze abbiamo di questa notizia? Piuttosto flebili, direi: Panfilo stipulò un contratto di matrimonio nel 1454 con Caterina Gallinetta, figlia di Damiano da Pola, grammatico che già aveva intrattenuto rapporti con Feltre, avendovi lavorato in qualità di insegnante nel biennio 1452-53. Non sappiamo nulla della moglie di Damiano, se non che fu seppellita proprio a Feltre. Il padre di Damiano, cioè il nonno di Caterina, era tale Damiano de Valle, detto Galineta: lì si fermano le enciclopedie. Insomma, come la moglie di Castaldi potesse essere imparentata con Marco Polo, non è dato sapere. Posto che, fra l’altro, all’altezza cronologia del matrimonio dei due, Gutenberg era ormai al lavoro sulla sua invenzione da diverso tempo…

Chissà, forse un giorno qualcuno deciderà di andare a fondo della questione facendo saltare fuori le prove per risolvere questo giallo storiografico: e allora lo sguardo severo di Panfilo Castaldi cadrà non solo sugli spettatori di Fuochi Fatui, ma forse anche sui numerosi visitatori che, dopo secoli, verranno a rendere omaggio alla sua impresa. In barba ai germani.