Foto: Adriano Zanni.
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Po(p)ster Propaganda

In giro per il Vietnam a caccia di manifesti e slogan.

 

Fin dai tempi della famosissima Hanoi Hannah – la speaker radiofonica dalla voce vellutata e suadente che invitava i giovani soldati americani a smettere di combattere e tornare a casa – fu chiaro a tutti che la propaganda avrebbe svolto un ruolo cruciale nella guerra in Vietnam.

Nelle trasmissioni radiofoniche che ogni giorno venivano trasmesse da Hanoi (fino alla riunificazione del 1976, la capitale dell’allora Vietnam del Nord), brani di Bob Dylan e Joan Baez si alternavano all’elenco dei nomi dei soldati americani morti ogni giorno, e alla lettura di giornali internazionali che raccontavano le proteste contro la guerra che si svolgevano in tutto il mondo. Finito il conflitto – e una volta riunificato un paese prevalentemente popolato da contadini sparsi in immense aree rurali – la propaganda non si arrestò; al limite, intraprese altre strade.

 

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Le immagini qui raccolte provengono da un viaggio da nord a sud, da Hanoi a Ho Chi Minh City (la vecchia Saigon) tra sterminate campagne e centri urbani caotici oltre che inquinatissimi, attraversando un paese che sta subendo mutamenti radicali e inarrestabili; un viaggio costantemente accompagnato dagli enormi poster governativi che ancora sono disseminati per tutto il percorso: qualsiasi sia lo spostamento, ovunque si posi lo sguardo e ovunque si arrivi, la propaganda è sempre lì.

 

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L’inconfondibile tocco visivo – la celeberrima “grafica socialista in salsa orientale” – ha un retrogusto che arrivati a questo punto potremmo quasi definire pop. Dalla fine delle guerra sono passati quarant’anni: eppure questi poster giganti disseminati sulle arterie di collegamento, alle porte dei villaggi rurali, agli incroci dei trafficatissimi centri urbani, restano per il regime vietnamita uno strumento indispensabile per veicolare nella maniera più rapida ed efficace i propri messaggi.

 

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Per decenni, il Vietnam è stato un paese in cui l’analfabetismo restava elevato e reperire informazioni era, da parte della popolazione, estremamente difficile. Oggi tutto sta cambiando a velocità vertiginose: le moderne tecnologie e gli smartphone hanno connesso al mondo le nuove generazioni, e anche le condizioni medie di vita vanno velocemente migliorando (seppur con enormi problemi e fra immense contraddizioni).

 

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Viene quindi da domandarsi quanto possa sopravvivere questo vecchio – e a suo modo romantico – metodo propagandistico tutto basato sull’immagine disegnata e gli slogan. Oggi Hanoi Hannah è una riservata ottantenne che non rilascia interviste e vive ritirata in precarie condizioni di salute; i manifesti socialisti vietnamiti che destino avranno?

 

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Queste fotografie sono parte di un più ampio reportage sul Vietnam che comprende anche scatti sul turismo interno e internazionale, sui luoghi simbolo del conflitto e sul nascente mercato del “souvenir politico di guerra”.

 

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