Foto: Bruno. Licenza immagine: CC.
Commenti

Negli abissi del Lago Finto

Psicogeografia scoppiata e occultismo de' borgata sulle sponde del più incredibile lago naturale comparso a caso nella periferia romana.

 

Le origini del lago Ex Snia risalgono alla prima metà degli anni 90, quando in un’ex area industriale a ridosso della via Prenestina (Roma Est) cominciarono i lavori per il solito, orribile, inutile centro commerciale. Successe però che gli scavi per il parcheggio sotterraneo intaccarono la falda acquifera, che eruppe in superficie allagando l’area e partorendo dal nulla un lago di 10.000 metri quadri. Capito che roba? Un lago naturale che appare così, da un giorno all’altro, in mezzo a fasci ferroviari e fabbriche in disuso, nel bel mezzo del quadrante che sta tra Pigneto, Portonaccio e Centocelle. Figurarsi: quando tempo dopo la notizia si diffuse in zona, noi ragazzi che in quel quadrante ci vivevamo eleggemmo immediatamente er laghetto a meta clandestina per altrettanto clandestini passatempi.

Arrivarci non era facile: agli inizi, per raggiungerne le sponde bisognava aggrapparsi a una corda che qualche anonimo aveva saggiamente provveduto a installare. Ma una volta sul posto, potevi beatamente distenderti sulla riva in cemento armato e goderti il surreale panorama di una vegetazione incolta che a malapena celava il profilo dei vicini casermoni popolari, e lì smorfinare in santa pace. Al laghetto, il mio amico Bruscolino ci andava addirittura a pescare, e anzi una volta ci cadde pure dentro (era in pieno trattamento da metadone e, come dire, stava passando un “periodo confuso”): quante risate. Comunque: quello strano, straordinario specchio d’acqua su cui ancora incombevano i cantieri abbandonati dell’ormai abortito parcheggio, io e i miei amici lo ribattezzammo Lago Finto nonostante fosse a tutti gli effetti un lago vero, e a quanto capivamo persino più pulito della media: aveva proprio un che di puro, anzi che dico, di primordiale; ma il suo arrivo non annunciato, la sua inappellabile alterità al “mondo di sopra”, la sua prepotente emersione dalle viscere del sottosuolo, lo rendevano un oggetto irriducibilmente alieno alle sinapsi urbane a cui eravamo abituati. Era vero, sì: ma non poteva essere reale.

 

2-crop

 

Evidentemente, non eravamo gli unici a pensarla così. A inizi anni 2000 il Lago Finto si conquistò le attenzioni di un minuscolo gruppetto chiamato Internazionale Caoista, composto da borgatari rovinati dai troppi acidi e palesemente indecisi tra situazionismo fuori tempo massimo, urbanistica esoterica e satanismo yé-yé. Di loro mi occupai ormai parecchi anni fa, sull’ultimo numero della rivista Torazine (che poi era anche il primo numero della sua erede Catastrophe) all’interno di un poco credibile saggio sulle “nuove subavanguardie romane”. Ma quello che qui ci interessa, è che ai caoisti si deve una delle più rocambolesche elaborazioni del mito-Remoria, rimasta tuttora ineguagliata per audacia interpretativa e contorto rigore intellettuale.

Se avete seguito le precedenti puntate di questa serie capite bene che, per la mitologia remoriana, il Lago Finto rappresenta un precipitato di indizi poco meno che frastornanti: ecco che, nel monotono svolgimento della vita di tutti i giorni, irrompe un oggetto palesemente piovuto da una dimensione parallela, che per la sua stessa natura rimanda al concetto di varco, di pozzo oscuro, di sottile membrana che separa ciò che sta sopra da ciò che sta sotto. Nei mille miti lacustri sparsi per il pianeta, nelle profondità dei laghi dimorano i resti dei signori dell’Ade come dei figli del Sole, senza ovviamente dire di dame, ninfe e mostri. Per i caoisti, il Lago Finto diventa invece l’epicentro di New Sodoma, la “città del caos” (se non l’aveste capito, il termine “caoista” viene da lì) che silenziosamente cova sotto la Roma che tutti conosciamo: in una parola, come quei laghi vulcanici i cui abissi distorcono l’arco spaziotemporale proiettando nell’oggi le ombre di ere geologiche antidiluviane, il Lago Finto è la soglia sotto le cui acque pulsa il cuore della Roma che mai fu ma che avrebbe potuto essere.

 

1-crop

 

Il nome New Sodoma è un chiaro richiamo a New Babylon, la “città nomade” concepita dall’unico serio architetto-urbanista situazionista, l’olandese Constant Nieuwenhuys. In questo senso, la sedicente Internazionale Caoista tradiva una conoscenza non scontata del vecchio bagaglio avanguardista-controculturale: l’altro importante riferimento caoista erano d’altronde i Provos, il movimento – sempre olandese – che negli anni 60 elesse Amsterdam a “città magica” sulla scorta di un’immaginifica lettura della pianta della città. I caoisti fecero lo stesso con Roma, al punto che il loro slogan fu un altisonante “Magica Roma” indistinguibile da quello dei gruppi ultrà, ma non divaghiamo. È comunque curioso notare come le loro attenzioni si concentrarono dapprima sul Grande Raccordo Anulare, che come abbiamo visto resta il più importante  anello di congiunzione tra la città di Romolo e quella (immaginaria?) di Remo. Infine, la stessa idea di caoismo rimanda a quella chaos magick (o anche “magia del caos”) che alle elaborate cerimonie pagan-babilonesi della magia “ufficiale” sostituì invocazioni a Cthulhu e strambi riti lovecraftiani, e sappiamo che il numero sacro di Eris, la dea greca del Caos, è lo stesso 23 del vicino (al Lago Finto) Casilino 23: tutto si tiene, no?

I caoisti insomma si misero a studiare la pianta di Roma e scoprirono che, man mano che la città si estendeva al di fuori del centro per lambire e poi superare il Grande Raccordo Anulare, questa seguiva traiettorie sempre più disordinate. Non una grande scoperta per chiunque abbia provato ad attraversare Roma da un punto A a un punto B a caso, d’accordo: ma quel che conta è che la disposizione caotica dell’abitato restituiva su scala urbana quel tipico movimento frattale che tanto eccita i fisici matematici alle prese con – toh – le teorie del caos. Il GRA sarebbe insomma il classico attrattore strano verso cui converge l’intero organismo urbano; ma è anche un cerchio magico, il che significa che l’unica via per comprendere il disordine cittadino è quella occulta. Altro che speculazione edilizia! È qui che la dottrina caoista si fa particolarmente spericolata, ed è sempre qui che il Lago Finto interviene con le sue presunte qualità sovrannaturali.

 

3-crop

 

Da bravi appassionati di Chaos Magick e bizzarrie esoteriche off off, i caoisti non potevano non avere dimestichezza col vocabolario pseudosatanista inaugurato da figuri come Aleister Crowley e soprattutto Austin Osman Spare, i due “fratelli neri” che nel ‘900 allargarono i confini della magia sexualis trasformandola in un ricettacolo di esperienze sempre meno – diciamo così – convenzionali. Specie per Spare, il sesso – meglio se estremo, selvaggio, qualcuno direbbe degenerato –  era, assieme al dolore e alla paura, il principale veicolo attraverso il quale l’individuo è in grado di ricongiungersi con un Sé Cosmico da lui ribattezzato Zos, e che in sostanza coincide con una sorta di subconscio totale (non a caso, un attento lettore di Spare fu Sigmund Freud). Sia Spare che Crowley si rifacevano dopotutto a una lunga tradizione che andava indietro nel tempo fino agli antichi sumeri e ai Culti di Set, il “dio egizio della distruzione” la cui stella è Sirio, vale a dire il fuoco o potere fallico. Set è una variante di Shaitan, un’antica divinità degli Yezidi chiaramente imparentata col nostro Satana: ma in termini magici altro non è che il subconscio, ovvero quell’area oscura, nascosta, negativa, ove dimora il succitato Sé Cosmico messo a riposo dal nostro comune stato di veglia.

Ora, però: se il sesso – per Crowley, Spare, come per i loro antenati precristiani – è il veicolo privilegiato per penetrare il subconscio, questo non può che essere “negativo” esso stesso, e quindi avvenire per via “invertita”. Non so se avete capito dove stiamo andando a parare. In sostanza: si parla di sodomia. Anche perché sapete, “ciò che sta in basso è ciò che sta in alto” eccetera.

La New Sodoma immaginata dai caoisti, è quindi l’applicazione in chiave urbanistica dell’unico principio vagamente comprensibile del loro testo più completo, intitolato non a caso Penetralia (immagino per via di questa canzone dei Coil): la fantomatica SODOMIA FRATTALE. Recita Penetralia: “La sodomia è inversione, ribaltamento continuo dell’esistente (…). Dall’ano entrano gli effluvi del subconscio, il subconscio è la vera essenza del Sé, questa vera essenza è caotica, il caos segue un movimento frattale: quindi la sodomia è una pratica frattale dell’affermazione del Sé”. A scanso di equivoci, sottotitolo di Penetralia è: “Trattato caoista per inculare il mondo”. Subavanguardisti sì, ma pur sempre de’ borgata.

 

4-crop

 

Comunque. Se siete arrivati vivi fino a qui avrete intuito che, letta in questa chiave, l’inattesa emersione del Lago Finto diventa per i caoisti un attrattore dal preciso sapore sodomitico-frattale: sia perché una massa liquida che sprizza dalle viscere della terra è in sé un’immagine molto sessuale, sia perché, se il subconscio è ciò che “sta sommerso”, l’equivalenza col lago viene praticamente automatica. In più, nell’interpretazione caoista, il Lago Finto è un evento invertito e sbagliato: è naturale ma la sua genesi è artificiale, le sue acque penetrano il suolo ma non lo fecondano, provoca ulteriore disordine in un contesto ad altissima densità di caos, e funziona come canale tra ciò che sta in basso e ciò che sta in alto. C’è anche da considerare l’atmosfera squisitamente lovecraftiana del posto: abbiamo detto che Lovecraft è stato una grossa fonte di ispirazione per chaos magicians e relativi emuli, e sappiamo che il grande HPL aveva una certa predilezione per paludi e atmosfere lacustri. Non è escluso che un giorno, dalle acque del Lago Finto, emerga Cthulhu in persona; come non è escluso che il Lago Finto altro non sia che un annuncio di Area X, o quel tipico oggetto che, per dirla alla Timothy Morton, “pur non essendo quello che sembra, è esattamente quello che è”. Un lago, sì: vero ma non reale. O forse talmente reale da mettere in crisi il nostro concetto di verità.

Visti i presupposti, possiamo solo immaginare a quali osceni riti si siano dedicati gli affiliati all’Internazionale Caoista sulle sponde del Lago Ex Snia (certo, visto l’alto tasso di pranksterism tipico delle subavanguardie dell’epoca, non è nemmeno escluso che al Lago Finto i caoisti manco ci siano mai stati). Nel frattempo, o per meglio dire nel “mondo di sopra”, sui destini del lago si accendeva una battaglia tutta politica tra comitati di cittadini (che chiedevano che il lago venisse messo a norma e inserito nel contesto dell’adiacente parco), e amministrazione locale (che avrà pensato “di che cazzo stanno parlando? Boh”), mentre imperterriti proseguivano tentativi di speculazione e progetti edilizi a dire il vero più osceni di qualsivoglia rito sodomitico-frattale. Per fortuna a spuntarla sono stati per ora i primi, e adesso quello che per me, Bruscolino e altri tizi dai capelli strani era il Lago Finto, ha addirittura un nome istituzionale: lago Sandro Pertini, si chiama. Gli Assalti Frontali gli hanno dedicato una canzone, sulle sue acque ci vanno in canoa, si organizzano visite guidate, e se tutto va bene presto i bambini potranno allegramente giocare sulle sue rive bonificate.

Occhio però! Quel pozzo oscuro apparso dal nulla in un lontano giorno dei primi anni 90, potrebbe stare lì non per caso. Remoria è una faccenda seria, e col caos non si scherza. Ci pensino i palazzinari che ancora sperano di vederlo ricoperto e sormontato da torri in cemento alte trenta piani.

 

Immagini tratte dal video “Il lago che combatte” di Assalti Frontali & Il muro del Canto.