Commenti

Fare l’amore nei motel dell’amore

Una realtà psichedelica costruita su misura per i vostri amplessi. A soli 50 euro per 3 ore.

 

Immaginate di voler passare una serata un po’ diversa con la vostra ragazza, il vostro ragazzo o l’entità di sesso e struttura molecolare qualsiasi con la quale condividete la vostra vita.

Niente pub, niente cinema, niente serie tv che ormai non ci piace ma continuiamo a guardarla, niente divano e copertina, niente buon libro e buon tè, e nemmeno la partita di calcio o la simpatica cena con gli amici che per fortuna vanno via presto. Piuttosto, una breve ma intensa incursione in una realtà psichedelica costruita su misura per farvi evadere dalla vostra vita quotidiana.

Vi costa circa 50 euro per 3 ore, e non è una droga. Aprite una porta e vi trovate in una camera da letto costruita nelle gallerie buie e umide delle miniere di Carbonia. Avete il vostro materasso king size montato su un carrello da miniera e intorno buio, lampade da minatori, rocce, travi di legno e il lento gocciolio dell’acqua. Ci sono anche il frigobar e la tv con canali hard 24 ore su 24, proprio come in una vera miniera, e con una piccola aggiunta avete diritto a petali di rose sul materasso e un set di candele profumate.

 

foto1-crop

 

Carbonia è una città del sud della Sardegna nota per il suo passato minerario. Come si intuisce dal nome, a Carbonia si estraeva carbone. Oggi le miniere sono abbandonate e la zona è una delle più povere e depresse dell’isola, con altissimi tassi di disoccupazione. Solo un genio visionario può trovarci qualcosa di sensuale e intrigante. E qualcuno c’è riuscito.

In un motel di Torino è possibile passare la notte (o qualche ora) in una suite tematica dedicata alle miniere di Carbonia. Una suite che viene definita sul sito del motel “una destinazione dal tema delicato” dove “l’acqua non smetterà di sgocciolare” e “pensieri anche impuri, troveranno piena accoglienza nel letto matrimoniale su ruote a rappresentare un carrello… colmo di desiderio”. Una volta aperta quella porta, a separarvi dalla realtà sono un semplice vetro e la sospensione dell’incredulità.

 

foto2-crop

 

I motel dell’amore sono quei motel pensati espressamente per le coppie, per le cosiddette “fughe romantiche”, ma più in generale per chiunque voglia consumare un amplesso in un luogo sicuro e più o meno accogliente. Che sia con il vostro fidanzato che amate tanto e che presto sposerete, la vostra amante, un nano, una prostituta transessuale, vostro genero, tre tizi che avete appena conosciuto (i motel hanno spesso camere con due letti matrimoniali) oppure il vostro vecchio professore di latino in pensione, non importa. Non si fanno troppe domande, nei motel dell’amore. Anzi, non se ne fa nessuna. Discrezione è la parola d’ordine. Dimenticare il mondo esterno è il mantra della direzione, che è assente, invisibile, ma pronta a rispondere se chiamate la reception.

C’è anche chi li chiama volgarmente “scopai”, rendendo completamente inutili tutti i rispettabili sforzi di marketing dei gestori, che invece puntano tutto sull’Amore e sui concetti di coppia e passione. I letti a forma di cuore, gli specchi sui soffitti, i neon rossi, le tende rosse, i cuscini rossi, per “love rooms che combinano romanticismo e modernità con gusto ed eleganza italiana”. Il profilattico alla fragola sul cuscino, al posto del più classico e bigotto cioccolatino, gli asciugamani piegati in modo da formare due cigni, i calici di finto cristallo, lo spumantino economico nel frigobar, le tv con i canali porno, l’idromassaggio con il getto d’acqua colorato e i nomi allusivi delle suite, come Curve pericolose, Red Passion, Kamasutra, Histoire d’O, o i nomi stessi dei motel: Rimmel, Luxury, Six Love, Rosso frizzante, La Dolce vita e, sempre a tema cinematografico, il geniale Roma città aperta, albergo a ore romano che si affaccia sulla via che nel 1945 ha ospitato il set del capolavoro del neorealismo italiano, “in un appartamento discreto dove trovare la giusta intimità”.

 

foto3-crop

 

I motel, nati negli Stati Uniti a fine anni ’20 dall’unione di motor più hotel, erano in origine alberghi economici sulla strada, fuori dalle città, pensati per gli automobilisti che durante un lungo viaggio si fermavano per una doccia e una dormita. Non c’era una hall, ma solo una reception dove lasciare il proprio nome e prendere la chiave poco distante da una serie di camere con le porte che davano direttamente sull’esterno.

Oggi, soprattutto nel nord Italia, con l’esplosione urbanistica omnidirezionale, non c’è quasi distinzione tra città e città e i motel si sono trovati tra le pieghe delle infinite aree metropolitane. Non più in mezzo al deserto come nei film americani o come nel metafisico Western Motel di Edward Hopper, ma dentro e fuori le città, nelle periferie, tra un casello dell’autostrada e l’altro, nelle aree industriali. Ovunque. Se spostate le doppie tende (sicuramente di colore rosso) e guardate fuori dalla finestra, è probabile che vedrete centri commerciali, un aereo che decolla o atterra, la tangenziale, automobili, capannoni. Ma chiudendo le tende e tornando sul letto, non siete da nessuna parte. Siete in un motel.

 

foto4-crop

 

Se per qualcuno il motel rimanda a un’idea di squallida periferia degradata, di camionisti che si fermano a bordo strada con le prostitute, oggi in realtà vivono soprattutto grazie all’offerta di evasione pensata per le coppie, in particolare con le camere tematiche, le più costose. Non sono tantissimi ma ce ne sono in tutta Italia, con una maggiore diffusione nel Nord. “La Lombardia ha sicuramente il primato assoluto, sia per densità che per numero assoluto” mi spiega Diego, autore della guida online I Motel dell’Amore.

È un 34enne sposato che, dopo aver provato qualche anno fa i motel con camere tematiche assieme alla sua ragazza dell’epoca, ha deciso di aprire un blog dove consiglia i motel per le coppie. “Per colmare un vuoto” dice. Gli chiedo se trova l’esperienza motel triste o squallida. “Un ambiente diventa triste e squallido quando lo sono i suoi frequentatori” risponde. “Spesso i motel sorgono in zone piuttosto brutte: zone industriali o vicino a grandi strade, ed il più possibilmente protetti da occhi indiscreti, quindi difficilmente ci potrà essere un panorama romantico da osservare”.

 

foto5-crop

 

Diego ammette che oggi i motel si sforzano sempre di più per “offrire ai propri clienti qualcosa di più che un materasso su cui scopare”. Ecco quindi la riservatezza totale e l’impegno creativo per creare alcove a ore che siano accoglienti e originali, diverse dai vecchi lupanari: “Quando sei all’interno di una graziosa suite, penso tu ti possa facilmente dimenticare chi c’è nella camera a fianco o se ti trovi a ridosso della tangenziale” osserva Diego.

Ma come mai ce ne sono tanti in Lombardia? “Non credo che i lombardi fornichino più degli altri, presumo che altrove ci sia solo un maggiore imbarazzo a rivolgersi a quel pubblico. Credo però che il modello lombardo sia destinato ad essere imitato, con gli alberghi tradizionali messi sempre più in crisi da bed & breakfast organizzati con servizi tipo AirBnb e margini sempre più risicati con la concorrenza che impongono siti come Booking, rivolgersi esplicitamente a certe nicchie può essere l’unica salvezza”.

 

 

Nonostante l’attacco dei grandi alberghi “per bene” che hanno da tempi fiutato l’affare e le startup che promettono di rivoluzionare il settore, i vecchi motel a ore resistono nonostante tutto e tutti. Sono piccole strutture, ormai non troppo diverse dagli hotel tradizionali se non fosse per l’ossessione per la riservatezza, i separé nei parcheggi tra una macchina e l’altra che consentono di evitare incontri con gli altri ospiti (alcuni prevedono addirittura il check-in dalla macchina, senza nemmeno scendere) e soprattutto la capacità visionaria di creare stanze sempre più eccentriche.

 

foto6-crop

 

Per una notte, oppure anche solo per poche ore in quelle strutture che lo consentono, potete essere altrove. Camere da letto come la Grand Canyon Super Suite, 50 metri quadri e soffitti alti 4 metri con la riproduzione di un enorme paesaggio americano, con rocce, cactus e le altre tipiche piante del deserto, oppure nell’Artic Super Suite, 75 metri quadri di paesaggio artico, con igloo e pinguini finti, frigobar, suoni ambientali che evocano i ghiacci artici, vasca Jacuzzi, luci a led e naturalmente 5 canali porno 24 ore su 24.

Altri motel hanno suite a tema tuareg, con tappeti, tende che pendono dai soffitti, cuscini, lampade in stile vagamente orientale e vasca illuminata con rivestimento in finta roccia del deserto; oppure stile sultano, con drappeggi orientali e addirittura un trono. Le camere a tema arabo sono curiosamente quelle che vanno per la maggiore. A quanto pare è un’idea di esotico che funziona sempre, un po’ da Le mille e una notte in versione neon.

 

foto7-crop

 

Ma per offrire esperienze sempre più originali, i motel dell’amore oggi vanno oltre un facile esotismo o un’idea architettonica di trasgressione prevedibile, cercando nuove porte di irrealtà dove farvi entrare per qualche ora. Sempre nel motel torinese con la suite Miniere di Carbonia, si può passare la notte anche nella suite Pietro Micca, “per tornare ai tempi dell’eroica Resistenza di Torino all’invasione francese”, con riproduzione di cunicoli sotterranei, effetti audio che dovrebbero evocare le gallerie dove l’eroe torinese perse la vita, il letto che rappresenta “la distesa ideale per una notte dalle molte esplosioni”, ma anche la sauna, la minipiscina interna e la vasca idromassaggio esterna “affacciata sulla Torino che proprio Pietro Micca difese”, per un tuffo nella storia, per così dire.

Se trovate Pietro Micca poco eccitante, c’è anche la suite Sioux, con tende tipì e pelli di bisonte, la suite Nirvana, dove “il passaggio da un mondo reale a un mondo sovrannaturale lo lasciamo vivere nella tua intimità”, oppure la suite in stile grotta giurassica, con scenografia rocciosa, i rumori degli animali preistorici, l’idromassaggio e il monitor touch screen per il controllo degli scenari e della musica. Se tanta fatica per un banale atto sessuale può sembrare bizzarra, va considerato che lo scopo è proprio estraniare il più possibile gli ospiti delle camere, che devono dimenticarsi almeno per un po’ di essere nell’area industriale di Pavia, di Novara o di Assago.

 

foto-8-crop

 

Anche i bagni seguono la stessa logica: il motel dell’amore dev’essere accogliente, ma non come casa tua. Perché stai pagando appunto per fare l’amore in un luogo che non sia casa tua (a meno che tu non sia un minatore di Carbonia, o Pietro Micca). Il bagno è anche il luogo dove il brusco ritorno alla realtà è più a rischio. Ecco perché è pensato come uno spazio irreale, astratto, con colori che normalmente non sceglieremmo per la nostra casa (mattonelle rosse e neon fuxia) e le strutture strettamente indispensabili per la pulizia e per i bisogni fisiologici che puntano più all’impatto emozionale che alle funzioni pratiche.

Una volta ho lavorato per un albergo e, dovendo mettere le fotografie delle camere nel sito internet della struttura, il proprietario mi chiese di eliminare con Photoshop i rotoli di carta igienica ai lati del water che il fotografo non aveva tolto prima di scattare. “I rotoli fanno squallore” mi spiegò. “Ma così non c’è il rischio che la gente pensi che non ci sia carta igienica?” chiesi. Il proprietario, vecchia volpe del settore alberghiero, scosse la testa sicuro.

La cacca, o meglio l’idea della cacca, non andava mostrata. Tutto doveva essere lucido, colorato, morbido o setoso. La carta igienica stonava perché riportava alla realtà. Se vado in un motel con la mia amata sposa o con una prostituta, non voglio pensare che uno dei due debba fare la cacca, a meno che non sia una mia fantasia sessuale. Per la maggior parte della gente, vorrebbe dire tornare alla realtà. E quello di farvi dimenticare ciò che c’è fuori è l’obiettivo principale di tutti i motel.

 

foto9-crop

 

Nel sito di un famoso motel con camere a tema in provincia di Pavia, nella pagina dedicata alla storia della struttura spunta fuori la domanda fondamentale che i proprietari si sono posti durante la costruzione: “Come riuscire a far dimenticare ai nostri ospiti, anche solo magari per breve tempo, che esiste un mondo esterno?”.

Sembra impossibile, ma se fuori c’è il parcheggio dell’Esselunga e un’azienda di autospurgo, dentro la vostra camera, dopo un po’, sarete altrove, magari non proprio a Tortuga Bay, come promette il nome della suite, ma in un posto a metà strada, da qualche parte nella vostra immaginazione. Ma come rendere l’illusione credibile, almeno fino alla soddisfazione sessuale di uno degli ospiti?

Secondo Diego, “la qualità del motel è quasi totalmente fatta dalla bellezza e dalle dimensioni della camera. La Jacuzzi gigante ai piedi del letto, i giochi di specchi, i pavimenti pregiati, gli arredi, sono tutte cose che si fanno pagare, e giustamente. Perché sono i plus che rendono sensato anche per la coppia regolare di andare al motel per una serata alternativa, ravvivando la monotonia della routine”.

 

foto10-crop

 

Ma per qualche motivo, se i vetri doppi o tripli, fonoassorbenti e termoisolanti, ci garantiscono un isolamento quasi totale dal mondo esterno, una volta chiusa la porta dobbiamo fare i conti con il mondo interno.

Con noi stessi, con lei o con lui, con il nostro vecchio professore di latino, e con quelli che possiamo definire i borborigmi del motel, cioè quei rumori che, per quanto la stanza sia insonorizzata, in qualche modo misterioso si fanno strada tra le pareti del motel e arrivano fino al padiglione della nostra incredulità.  Un’altra coppia che entra nella stanza a fianco, qualcuno che litiga, altri di sopra che ascoltano la tv a tutto volume.

 

 

Forse è voluto: un silenzio assoluto ci porterebbe alla pazzia. Con tutto l’amore del mondo, chi vuole davvero stare con un’altra persona nel vuoto assoluto anche solo per tre ore? Forse per questo motivo il motel ha previsto i suoni ovattati degli altri ospiti, e per questo a un certo punto accendiamo la televisione, o l’impianto domotico con i suoni della foresta e delle rane, per evitare quello che i latini chiamavano horror vacui. E a proposito di latini: una volta ero in un motel, e dopo aver fatto la doccia in un bagno che sembrava perfettamente pulito, il vetro si è appannato ed è apparso il segno di una mano, come le impronte dei piedi rimaste intatte dopo secoli nei bordelli di Pompei.

Di chi era quella mano?

Non era mia, forse di un ospite precedente. Il mondo esterno era entrato nella mia ovattata esperienza motel. E quando capita è il segnale che l’incantesimo sta per finire: le luci colorate non funzionano, la finta parete rocciosa è rovinata e rivela l’interno in vetroresina, poi notiamo una ragnatela in un punto dove l’addetto alle pulizie non si è sforzato di arrivare, mentre dal bagno viene fuori un cattivo odore e il neon a forma di cuore produce un fastidioso squittio.

 

foto11-crop

 

Il momento decisivo è quando ci troviamo nella suite Tutankhamon, enorme camera da letto a tema egizio ispirata al più famoso faraone, con una grande piramide alle spalle del letto, statue egizie, geroglifici, i soliti giochi di specchi, una Jacuzzi che probabilmente sarebbe piaciuta a Cleopatra, e a un certo punto troviamo un pelo pubico sul materasso.

È la fine dell’illusione. Possiamo anche convincerci che sia lì apposta, che sia stato messo in un eccesso di realismo da parte di chi ha progettato la stanza e che quello sia la replica esatta di un pelo pubico del faraone Tutankhamon, ma questo non cambia le cose.

Il pelo pubico sul materasso è il segnale che l’esperienza nell’altra realtà è finita, che non siamo più altrove, ma che effettivamente ci troviamo nell’area industriale di Assago. E a questo punto non possiamo che dichiarare conclusa la serata, coito o non coito, secondo la regola che da sempre guida il rapporto dell’essere umano con la realtà circostante: un pelo pubico sul letto va bene, ma solo se è il mio.

Dunque torniamo a casa, sul nostro divano, con le nostre pareti, il nostro materasso e i nostri peli pubici, nella camera tematica della nostra confortante routine.