Foto di Renske Francissen.
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La Nave dei Folli

Da 27 anni, un gruppo di artisti guidati dall'eroico comandante Augustus porta la follia (e l'arte) in giro per i mari del pianeta.

 

Il retro della stazione centrale di Amsterdam si affaccia su un canale chiamato IJ: una striscia d’acqua che spezza in due la città e l’Olanda nord-occidentale, tracciando una linea orizzontale che porta dal Mare del Nord a Ijmeer, la parte di mare su cui si affaccia la capitale olandese. Amsterdam è infatti composta da due semicerchi: la parte sud, racchiusa da quattro canali concentrici che ne costituiscono il centro storico; e quella settentrionale chiamata Noord, dove si aprono scenari diversi: mulini marrone scuro spuntano come funghi da campi verde acceso, colorati qua e là dalle tinte vivaci dei fiori.

A Noord si trovano anche darsene che si affacciano su file di case bianche, rosso mattone, gialle e nere, assiepate ai bordi di strade così strette che due auto non riuscirebbero a passarci. Ed è sempre qui che si trova NDSM: vi si arriva con un vaporetto simile a quelli che si vedono a Venezia, con l’unica differenza che qui la gente ci sale con la bici. È un luogo dove diversi stili ed epoche si fondono dando vita a un posto fuori dal tempo: dei ritmi e dei rumori della città qui non c’è traccia, e visto da NDSM lo skyline di Amsterdam è un profilo sullo sfondo tra acqua e cielo. Poco prima di giungere al molo e far scendere i suoi passeggeri, il vaporetto lambisce una scritta illuminata che dice A place beyond belief. Una volta scesi dal traghetto, ecco invece un enorme edificio in mattoni dove campeggia la scritta Make art not € e dove ogni primo weekend del mese si tiene il mercato dell’usato più grande d’Europa.

 

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NDSM è l’acronimo di Nederlandsche Dok en Scheepsbouw Maatschappij, una grande azienda di costruzione e riparazione di navi attiva tra il 1946 e il 1979, che ha dato il nome ai docks che fanno da perimetro a questa parte di città. Vi si trovano alcuni locali che la gente di Amsterdam chiamerebbe hip, come il Pllek (costruito con vecchi container) e il Noorderlicht, che di notte sembra una grande serra abitata da luci colorate. Se però non fosse per il prezzo in euro scritto sulle pareti del Botel – un albergo all’interno di un enorme traghetto stabilmente attraccato a ovest del molo – sarebbe persino difficile capire che anno è. Potrebbe esser un anno a caso tra oggi e l’inizio del secolo scorso.

Sono solo 10 minuti dalla stazione centrale, ma Amsterdam la senti lontana. Eppure NDSM è parte integrante della città, come tutto quel cerchio di terra e acqua che sta dentro il perimetro del Ring, l’anello stradale che circonda la capitale olandese. È una sintesi del rapporto di Amsterdam con l’acqua, anzi con la terra strappata all’acqua, con il riutilizzo degli spazi e dei materiali che a questo rapporto si legano. È anche uno dei simboli di quello che viene ricordato come uno dei periodi di maggiore libertà culturale della capitale olandese: gli anni ’80. Quando radio pirata, feste clandestine, movimenti squatter e gruppi neo-hippie fecero di Amsterdam una delle grandi capitali della controcultura.

È sempre a NDSM che si è stabilita la Azart Ship of Fools, “la nave dei folli di Azart”, di ritorno da un viaggio lungo dieci anni, ultimo capitolo di un’avventura iniziata proprio negli anni ’80. Azart infatti è sia un teatro itinerante che un gruppo di artisti, ma soprattutto è una macchina del tempo: riporta indietro di tre decenni chiunque salga a bordo.

 

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Il primo a parlare di una “nave dei folli” fu Platone ne La Repubblica. L’allegoria del filosofo greco racconta di un vascello il cui capitano è dotato di grande forza ma difetta in vista e udito, e per giunta non è nemmeno un grande conoscitore dell’arte della navigazione. Il suo equipaggio trama alle sue spalle e riesce ad assumere il comando dell’imbarcazione. Nella figura del capitano, Platone vedeva il ruolo del filosofo nella società, osteggiato dallo stato e da chi detiene il potere politico. Nel corso dei secoli l’allegoria rimane comunque viva nella tradizione orale, sfumando i suoi contorni e cambiando progressivamente di significato.

Nel 1494 Sebastian Brandt pubblica l’opera satirica Ship of Fools, illustrata da Albrecht Dürer, che riscuote grande successo: è il libro al quale pare sia ispirato l’omonimo dipinto di Hyeronimous Bosch, il pittore olandese che importa la Nave dei Folli nei Paesi Bassi. C’è addirittura chi dice che l’Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam possa derivare dal testo di Brandt. Quello che è certo, è che nella tradizione popolare olandese il suo significato è divenuto satirico, sinonimo di libertinaggio e trasgressione, come l’omonimo carro al Carnevale di Brabante, una regione oggi divisa tra Belgio e Paesi Bassi. Ed è proprio qui che trova il suo perché la nostra Ship of Fools, quella di Azart: una vera nave, con un vero capitano.

 

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Ci sono stato per caso la prima volta la sera del Koningsdag, il giorno del re, la festività nazionale di fine aprile in cui tutta l’Olanda si veste d’arancione e festeggia per un giorno intero. Ero a NDSM con un amico, che mi portò dove aveva attraccato questa vecchia nave da pesca azzurra, il cui ingresso era presidiato da un uomo sulla sessantina che – barba e cappello da pirata in testa – ci accolse seduto su un tavolo accanto al castello di prua. Parlava solo francese e ho subito pensato fosse il capitano. Nessuno era vestito di arancione qui. Qualcuno aveva il viso colorato di blu, altri portavano piume in testa, vestiti orientali, strani cappelli.

 

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Dalla stiva arrivavano le vibrazioni di inconfondibili frequenze basse. Scendo le scale che si intravedono dietro una botola aperta e mi intrufolo sottocoperta: quello che mi si apre di fronte è una stanza gremita di persone che ballano, chi sui tavoli, chi appeso alle travi. Sulla mia sinistra una piccola cucina da cui parte un tavolo che si allunga fino ad un palchetto. A destra invece, una serie di sedie, poi una libreria piena di vecchi libri, illuminata da luci rosse e infine un salottino.

Mi avvicina un ragazza: “First time here?”. Sorride. Viene dalla comune di Ruigoord, un piccolo paese a ovest di Amsterdam diventato la casa dei neo-hippie locali. Le chiedo dove sono finito, chi ha organizzato la cosa. Lei mi indica il capitano, che capisco essere tale Augustus (e quindi non il pirata francese che mi aveva accolto all’inizio). Mi dice anche che questa è la Azart ship of Fools, che oltre al capitano c’è anche un equipaggio intero che ci vive dentro. Ballo anche io. Poi esco a prendere aria e vedo qualcuno che si sta arrampicando sull’albero della nave.

Quando me ne vado è mattina e penso che vorrei tornarci. Ero stato per qualche ora in una piccola stiva fuori dal tempo, dove sembrava regnare una sana e rilassata libertà. Sarà la stessa sensazione che vivrò tutte le altre volte che vi tornerò per concerti, jam e spettacoli di cabaret. È la stessa sensazione che provano anche gli artisti sul palco, ed è la ragione per la quale le esibizioni nella Ship of fools sono tanto intense, ma allo stesso tempo totalmente prive di ogni tensione. Come se sulla “nave dei folli” si cadesse tra le braccia di una follia grottesca ma equilibrata, più simile a un genuino contatto con gli altri che a un’evasione da se stessi. Credo che l’unico modo per capirlo sia parlare con Augustus, il capitano.

 

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Una sera di fine giugno mi ritrovo seduto al Pllek (il locale fatto di container, esatto) ed è proprio Augustus a venire al mio tavolo. Ai piedi porta degli zoccoli di legno azzurro e in testa una bandana rossa. Mi consegna un poster con un disegno della Nave dei folli su sfondo bianco e cornice azzurra: il titolo dice Festival of Fools 1 – 17 July 2016. Ha dei campanellini che pendono dalle maniche che quando cammina suonano.

 

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Durante uno di quei giorni torno a incontrare Augustus assieme al resto dell’equipaggio, per farmi raccontare la sua storia. La stanza dove avevo ballato e applaudito è buia e vuota. Tutto è blu e freddo perché non c’è sole. Tre ragazzi e altrettante ragazze mi guardano incuriositi. Sorridono tutti. Augustus mi offre un tè e mi chiede se mi va di uscire. Ci sediamo a guardare l’acqua. Prima che possa fare domande, esordisce così: “People think we are the fools, but they are actually the fools. We are busy with essential things in life: culture, art, living in nature, sharing stories with other people, living without money”.

Quando gli chiedo come faccia a vivere senza i soldi per il carburante, mi risponde: “Non abbiamo mai soldi, ma andiamo sempre dove vogliamo”. Mi racconta che la nave venne costruita nel 1916 e fu usata per pescare aringhe fino agli anni ’70. Lui la comprò quando ormai era andata in disuso: al tempo Augustus aveva circa trent’anni, una laurea umanistica in tasca e tanta voglia di vivere in modo “diverso”. Era il 1987, Augustus abitava ad Amsterdam (città nella quale era nato) e aveva una fondazione culturale chiamata Azart. Finire sul peschereccio fu un processo naturale, quasi inevitabile.

 

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Azart diventa a quel punto la casa di una confraternita, la Guild of Blue Barge, composta da artisti indipendenti che decidono di lasciare la propria casa e viaggiare per il mondo, senza fine. In realtà, nel corso del tempo l’equipaggio è cambiato più volte: solo Augustus è rimasto sempre a bordo. Finora i folli hanno portato le loro performance in più di 200 città, in 20 paesi diversi. Nel corso dei suoi viaggi Augustus ha imparato sei lingue – russo, inglese, spagnolo, tedesco e francese, ma capisce anche un po’ di italiano – ha conosciuto Leoluca Orlando quando arrivò in Sicilia nel 1996, è stato invitato in Russia dal ministro della cultura nel 1994, e poco dopo la regina d’Olanda inviò una lettera in cui invitava tutti i porti del paese ad accogliere la nave dei folli.

La Azart Ship of Fools è diventata una residenza per artisti di tutto il mondo, un carnevale di follia e arte, in giro per i mari da 27 anni. Il viaggio più lungo è quello da cui Augustus è appena tornato: dieci anni navigando dall’Islanda al Marocco, passando per l’Europa mediterranea e Israele. Il prossimo lo porterà in Australia, nel 2019. Salperanno nell’inverno del 2017 e percorreranno le antiche rotte commerciali olandesi: Brasile, Sud Africa, India e Indonesia. Toccheranno cinque continenti e quindici città. Poi, arrivati in Australia, il piano è di mettere delle ruote sotto la nave e attraversare il deserto. Sarà l’apoteosi della storia millenaria di Ship of Fools, che diventerà una Ship on Wheels. Folle, no?

 

Foto di Renske Francissen.