Foto per gentile concessione di Keiichi Matsuda Critical Design.
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A spasso per l’iper-realtà

Pensierini da una città del futuro.

 

Circa una settimana fa il designer londinese Keiichi Matsuda ha pubblicato online Hyper-Reality, un cortometraggio che immagina un mondo iper-reale e aumentato, in cui una donna del futuro cammina per una città tappezzata da elementi digitali:

 

 

Il video ha superato il milione di visualizzazioni su Vimeo e fatto parecchio parlare di sé. Siamo andati anche noi a farci una passeggiata per capire che effetto fa andare a spasso per una città completamente gamificata, ed ecco il risultato.

 

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Per prima cosa vediamo delle mani digitalizzate scorrere veloci su un giochetto: sembra un casinò virtuale, invece è uno strato sensoriale che – scopriamo presto – viene aggiunto virtualmente al punto di vista della protagonista. Lei ha tre messaggi non letti (in alto a destra) e una chiamata in arrivo che decide di non accettare, presa com’è dalla iper-realtà. La regola del gioco sembra essere: “sposta gli animaletti dalle caselle”, la partita finisce a 20k punti.

Dopo una breve telefonata con un tale che parla di lavoro, la nostra apre finalmente gli occhi, permettendoci di vedere gli altri strati della sua realtà. Ci sono messaggi di sistema (gli aggiornamenti disponibili! Non riusciamo nemmeno a immaginare un mondo senza aggiornamenti disponibili?) e un mélange di pubblicità e informazioni. Siamo in un autobus – o un UberAutobus, chissà: “UberAutobus, è tipo un autobus ma con un’app!” – e la cittadina cerca un lavoro.

 

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Nel primo colpo di scena di Hyper-Reality la nostra “apre” Google (che esiste ancora e probabilmente è tutto quello che vediamo sullo schermo) e pone una domanda esistenziale: “Chi sono?” Google non sembra apprezzare la profondità dell’interrogativo e fa rimbalzare sullo schermo delle risposte secche: sei Juliana Restrepo, hai 42 anni, ZERO RISULTATI RAGGIUNTI (“No achievements”) e tre amici. Altre domande poste a Google: “Dove sto andando?” e “Posso cominciare da capo?”. Ecco la gamification applicata alla vita: la risposta a quest’ultimo quesito è sì, puoi farlo, devi però resettare la tua identità. È giunto il momento di andare al supermercato.

 

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Il momento della fermata è uno dei più belli. Juliana cammina verso l’uscita e l’iperrealtà si illumina di conseguenza, indicandole itinerari e ringraziandola per aver usato il trasporto pubblico (sempre a proposito di Uber).

 

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Il momento-passeggiata in cui Piccadilly Circus e le sue pubblicità viene umiliato da banner personalizzati e digitali. Critica del consumismo? Nope, anzi: l’artista è disposto a vendere spazi pubblicitari ad aziende per i suoi prossimi video.

 

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Arriviamo così al supermercato, il nostro luogo, il buco nero attorno a cui ruota vorticosamente il concept del video. Qui l’iperrealtà è libera di manifestarsi nel suo habitat ideale, mettendo l’utente-prodotto assieme ad altri prodotti.

 

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Difficile capire perché si dovrebbe volere un cane virtuale da tenere sul cartello se non ci si concentra sulla gamification: qualsiasi cosa toglie o dà punti, qualsiasi azione può migliorare la propria performance, e il cane è lì per fare da interfaccia pucciosa alla dannata mercificazione dell’umanità. (Mercificazione che però alle volte va bene! Ad esempio, cari brand, potete pagare per essere inseriti nel prossimo video. Mmm.)

 

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Durante la spesa, mentre i punti fragola diventano antropomorfi ed esigono attenzione se non rispetto, avviene qualcosa: Juliana viene scambiata dal sistema per un’altra persona, tale Emilio. Il suo account è sotto attacco hacker e dev’essere riavviato. Tutto si spegne e lei torna alla realtà vuota e poco luminosa; attende il ritorno di quella che probabilmente ritiene essere la sua vera realtà rimanendo ferma, come se il mondo senza banner fosse pericoloso. Un bambino piange nelle vicinanze. Hic sunt leones.

 

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Mentre la sua identità è in bilico e comunque cancellabile con uno swipe in qualsiasi momento, la nostra viene pugnalata in modo strambo da un tale per strada. Il dolore la stravolge, i punti si perdono nel vento e il suo account viene bloccato. Juliana attraversa la strada, si dirige verso una statua della madonna sulla strada. È in cerca di aiuto? Poco importa perché l’azione fa ripartire la realtà aumentata giusto in tempo per resettare la propria esistenza con il… Cattolicesimo! Bastano due swipe sulla croce e tutto va meglio: Juliana è libera di abbandonare una vita fatta di illusioni.

 

Foto per gentile concessione di Keiichi Matsuda Critical Design.