Foto di Lorenzo Ferrari.
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Il buco oltre la siepe

Germania Est. Segni particolari: buchi tra i palazzi.

 

Nei quartieri residenziali attorno al centro di Lipsia, Dresda, Chemnitz, quasi in ogni isolato la schiera dei palazzi è interrotta. Uno o più palazzi non ci sono, e al loro posto c’è il vuoto – a volte un spiazzo ricoperto di cemento, a volte uno spazio inselvatichito, con qualche alberello. In alcuni casi ci hanno ricavato un piccolo giardino, oppure un piazzale da usare come parcheggio. I tedeschi chiamano questi spazi vuoti Brachfläche (maggese) o Zwischenräume (spazi intermedi).

 

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Tipicamente, gli edifici che separano un vuoto dall’altro hanno una sola bella facciata, quella che dà sulla strada. Sono in gran parte palazzi dai colori chiari, costruiti tra fine Ottocento e inizio Novecento, spesso pure decorati e restaurati. Le facciate laterali invece decorazioni non ne hanno, né hanno finestre (al massimo qualche graffito): erano stati pensati come muri che non si dovevano vedere, contro cui dovevano appoggiarsi altri palazzi.

 

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Pur essendo originali e ben preservate, queste case hanno un aspetto finto e bizzarro: una bella facciata antica con fronzoli e fregi appiccicata su un corpo totalmente piatto e disadorno. Un po’ l’effetto che farà il castello degli Hohenzollern che stanno (ri)costruendo nel centro di Berlino, sull’isola dei musei: una finta facciata barocca riccamente decorata, attaccata su un corpo moderno – ma le case di Lipsia e Dresda non sono finte e non sono un esperimento di architettura postmoderna.

Il panorama urbano della Germania orientale ricorda molto anche il progetto fotografico sulle facciate realizzato da Zacharie Gaudrillot-Roy. Nelle sue foto i corpi degli edifici sono stati cancellati, e rimangono solo le facciate. Camminare in certi quartieri della Germania orientale dà proprio l’impressione di camminare in quelle fotografie, con tutti quei loro vuoti e quelle loro facciate che vagano sperse.

 

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A differenza delle fotografie di Gaudrillot-Roy, questi paesaggi urbani non sono però un’opera d’arte. Le loro apparenze surreali derivano in realtà dalla storia di questa parte d’Europa: prima della seconda guerra mondiale, in una città come Lipsia abitavano 700 mila persone. La guerra distrugge parecchi edifici, facendo crollare il numero delle abitazioni agibili – alla fine del conflitto tra i 18 e i 20 milioni di tedeschi avevano perso la casa. D’altra parte si riduce anche la popolazione cittadina, tra caduti e sfollati.

La Germania orientale passa ai sovietici, e poi si trasforma in Repubblica Democratica Tedesca, la DDR. Perché mai si sarebbero dovuti recuperare i palazzi danneggiati dalla guerra? Erano palazzi che trasudavano di borghesia ottocentesca: molto più in linea con la nuova ideologia era la costruzione di abitazioni popolari in grandi edifici moderni prefabbricati – le famigerate Plattenbauten, grigie e squadrate. L’apoteosi delle Plattenbauten avvenne a Chemnitz (che nel frattempo era stata rinominata Karl-Marx-Stadt), ma si diffusero un po’ in tutte le città della DDR.

 

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Molti degli edifici che erano rimasti danneggiati dalla guerra furono demoliti, ormai pericolanti e abbandonati. Del resto, non c’era particolare bisogno di spazi abitativi: la popolazione delle città era ancora parecchio più bassa rispetto a prima della guerra, e il numero di persone che voleva andarsene dalla DDR era molto più alto di quello che vi ci si voleva trasferire. Città e regioni che prima della guerra erano al centro stesso della Germania – come Weimar, o la stessa Lipsia – con lo spostamento dei confini e il calare della cortina di ferro avevano finito per ritrovarsi ai margini.

È così che si creano tutti questi vuoti, diffusi ancora oggi più o meno in ogni strada dei quartieri residenziali. I vuoti sono rimasti anche dopo la fine del comunismo: tra l’attrazione dell’Ovest e le difficoltà dell’Est, nel decennio successivo alla caduta del muro di Berlino altre centinaia di migliaia di persone hanno lasciato le città della Germania orientale. Nessuna pressione abitativa, nessuna esigenza di riempire i vuoti costruendo nuove case. È solo negli ultimi anni che questi spazi intermedi stanno cominciando a essere riempiti, almeno in quelle città orientali che hanno ripreso a crescere.

 

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In una città come Lipsia, “la nuova Berlino”, hanno preso a trasferirsi ogni anno circa diecimila nuovi abitanti, in buona parte giovani professionisti (e giovani spiantati): le case sfitte hanno cominciato a diminuire, mentre il prezzo degli immobili ha iniziato a salire. Slanci di cittadinanza attiva hanno portato a sradicare le erbacce e a piantare fiori negli spazi abbandonati con tutto l’entusiasmo che gli hipster sono capaci di mettere nel guerrilla gardening. Piano piano i vuoti delle città tedesche orientali stanno iniziando a scomparire, e nuove facciate vanno a fare compagnia a quelle facciate rimaste sole e sospese per settant’anni.