Foto: Bruno Mori. Licenza: CC.
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L’Enigma Cadorna

E se la stazione delle Ferrovie Nord in pieno centro di Milano fosse un varco dimensionale?

 

La “Sezione Itinerante di Psicogeografia Milanese” fu fondata nel 2003 e contava due soli membri, del tutto ignari dell’esistenza di altre persone eventualmente dedite alla psicogeografia nella stessa città. Eravamo io e il mio amico Jérôme Fascia. Avevamo vent’anni. Un giorno, passando davanti alla stazione Cadorna e tentando di girarci attorno, ci accorgemmo di quanti sforzi erano stati fatti per dissimulare la presenza di una stazione in quel quartiere centralissimo. Questo mistero era pane per i nostri denti. Naturalmente decidemmo di dedicargli un approfondito studio, ispirandoci a quelli che avevamo letto nei vecchi numeri della rivista Internationale Situationniste.

“La stazione Cadorna F.N. di Milano rappresenta, per la psicogeografia, un enigma affascinante”, iniziammo a scrivere, imitando il tono serissimo dei situazionisti. “Si tratta di una stazione ferroviaria in pieno centro, eppure non si hanno testimonianze di effetti sulla mobilità cittadina malgrado lo spazio intransitabile rappresentato dalle linee ferroviarie che ne partono. Esse non sono percepite, e la stazione dà così l’illusione di non occupare spazio. Ovviamente non è così: un’accurata indagine ha appurato che la stazione Cadorna non è un varco dimensionale, e che treni ne partono effettivamente. Ma il modo in cui lo spazio è stato gestito riesce a dare l’illusione al viandante che questo spazio sia del tutto percorribile, e che la stazione Cadorna non presenti alcun ostacolo a uomini e macchine”.

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Eppure i binari esistono, e oltrettutto occupano anche parecchio spazio.

Proseguivamo poi: “L’illusione urbanistica ha creato una rappresentazione collettiva dello spazio razionalmente inaccettabile ma che, dal punto di vista della vita pratica, la elimina come spazio problematico. Al borghese non risulterà impossibile la circumnavigazione perché non gli si porrà l’esigenza. La costruzione di esigenze è un prodotto dell’illusione urbanistica”. D’altronde lo stesso Coosje van Bruggen, co-autore con Claes Oldenburg della famigerata scultura ago-e-filo di Piazzale Cadorna ha riconosciuto che in quella stazione fosse all’opera un inganno:

“The entrance is almost imperceptible, through openings that are simple gaps between shop windows: it almost seems that we are entering a place of amusement rather than a station, if it were not for the signs and announcements of departing and arriving trains”.

 

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Dove vanno a finire i binari?
E così con la massima serietà andammo a studiare quel fenomeno, e facemmo persino un resoconto pressoché scientifico (o meglio così credevamo). Il quale dimostra senza ombra di dubbio un accurato lavoro di mimetizzazione svolto sull’equilibrio urbanistico globale di tutta la zona coinvolta: “L’entrata della stazione sembra essere un varco dimensionale, poiché non è possibile concepire la realtà geografica e i binari non sembrano poter esistere in un’ottica euclidea. Il potere dell’Urbanista è di una portata incredibile. Egli può plasmare la realtà percepita dal Cittadino al punto da nascondergli nientemeno che dei binari sui quali passa quotidianamente una quantità notevole di treni. E tutto questo in una zona centrale (all’inizio di Foro Buonaparte, a 200 metri dal Castello Sforzesco e meno di un km dal Duomo), all’incrocio delle linee di metrò rossa e verde e di numerosi mezzi di superficie”.

Il resoconto ufficiale che ne seguì venne concepito sotto forma di un comunicato che ovviamente non venne comunicato a nessuno se non a noi stessi. Era datato 7 marzo 2003 e portava l’altisonante titolo di “L’enigma Cadorna: varco dimensionale o illusione psicogeografica?”. Proseguiva così: “Sul percorso della metropolitana è indicata la fermata Cadorna F.N. Tutti sanno che F.N. sta per Ferrovie Nord: ma chi, ad un qualsiasi momento della propria vita, si è trovato a pensare ‘qui non posso passare: ci sono i binari di Cadorna’? Pensandoci a freddo viene una domanda martellante: dove vanno a finire quei binari, che partono praticamente dal centro di Milano ed escono dalla città senza mai incrociare i tragitti del Cittadino?”. Jérôme, brillante matematico al quale peraltro dobbiamo la maggior parte delle intuizioni e soluzioni di seguito presentate, realizzò la seguente proiezione tridimensionale della stazione:

 

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Quello che ci chiedevamo era quindi: i binari di Cadorna esistono? Ovviamente sì. Io ci ho preso il treno, tu ci hai preso il treno… Però, a meno di volerli notare, non si notano. La nostra deriva urbana, aspirava quindi a risolverne il mistero. I risultati a cui arrivammo, furono i seguenti: “L’Urbanista ha usato brillanti stratagemmi per occultare i binari: 1. Fa in modo che si possa fare il giro dell’isolato; 2. Fa in modo che si pensi ci sia altro nello spazio occupato dai binari”.

La distorsione della percezione
Sul lato sinistro della stazione, notammo io e il mio socio psicogeografo, le vie non si intersecano ad angolo retto. Il che causa “una distorsione della percezione del piano. Il Cittadino gira a destra, poi di nuovo a destra, ed è chiaramente convinto di aver girato complessivamente di quasi centottanta gradi (perché si accorge della non perpendicolarità delle vie, ma la percepisce inferiore a quanto è realmente)”. Nella mappa che segue, disegnata da Jérome, provammo a rendere la distorsione di cui sopra:

 

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In sostanza, lo spazio oggettivo (figura 1) viene percepito come nella figura 2, e i binari sembrano poter essere attraversati più in fretta. “In realtà”, notavamo noi, “l’attraversamento è permesso da una pendenza che porta il Cittadino ad un attraversamento sopraelevato (e dato che si eleva il livello di tutta la zona esso si rivela meno flagrante), e rimandato dalla diminuzione del numero di binari, che allontana il punto di incrocio tra la via ed i binari stessi”.

L’inganno della terza dimensione
Un altro tentativo di mappatura andava ulteriormente in profondità:

 

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La realtà (figura 3) viene percepita come indicato nella figura 4, e quindi “il Cittadino, ingannato, ha l’impressione di poter girare intorno all’isolato di Cadorna come fosse un normalissimo isolato urbano. E solo empiricamente egli può scovare l’occultata opera dell’Urbanista”.

Scoprimmo anche che sul lato destro della stazione questa strategia non è applicata. È resa infatti inutile dalla presenza di un flusso essenzialmente automobilistico: chi passa di lì sta guidando e non fa troppo caso ai binari, che di conseguenza possono essere mascherati con meno zelo.

Ma il vero mistero, restavano i binari che non occupano spazio. Capimmo cioè che “il genio dell’Urbanista ingannatore” era “illudere il Cittadino che [i binari] proprio non possono essere lì dove lui se li aspetta, perché vi è altro. Che quell’isolato è a tutti gli effetti un comunissimo isolato urbano, senza alcun binario”.

La finta facciata
La facciata della stazione, così come un palazzo sulla fiancata sinistra (che, secondo il custode di un edificio vicino che interpellammo, “non ha accessi da questa via… probabilmente si entra da dietro. Comunque credo appartenga alla stazione”), è letteralmente una facciata. Nel senso che non vi è alcun palazzo dietro. “Il Cittadino vede la facciata e pensa (come dargli torto?) che un minimo di spazio, dietro di essa, sia occupato da un palazzo. E ancora una volta c’è lo zampino dell’Urbanista: in realtà la profondità del palazzo si limita a una stanza (sulla fiancata c’è a malapena lo spazio per una finestra ad ogni piano). Altro che palazzone di uffici!”.

 

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Gli androni
La ciliegina sulla torta era però un’altra: sia a destra che a sinistra della stazione ci sono androni che tramite astuti trompe-l’oeil “riescono a illudere l’ignaro Cittadino della presenza di edifici inesistenti”. Riportavamo anche alcuni esempi: “Androne 1: Si vede la facciata di un enorme palazzo, che si rivela essere degno di Cinecittà (il palazzo-facciata di sopra). Androne 2:  c’è un cortile traboccante di piante, praticamente un orto botanico; chi penserebbe che ci passano i treni? Androne 3: dietro una porta vetrata, una scalinata. Poi un corridoio, e infine una porta, praticamente sempre chiusa. Cosa ci sarà dietro, un palazzo? No. Un corridoio che si perde verso destra e sinistra, ma strettissimo e senza aperture sul muro visibile dall’androne. Androne 4:  dopo un cortile profondo (sembra) quanto la distanza che c’è tra la via ed i binari,… l’entrata di un box! Androne 5:  macchine parcheggiate!”.

 

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La psicogeografia dell’isolato è insomma riassumibile dal seguente schema:

 

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Cadorna, un varco dimensionale?
Da quello, derivammo la nostra teoria sull’entrata della stazione che sembra essere un varco dimensionale. In effetti, una conferma importante ci arrivò a stretto giro da una fonte insospettabile: Luca Sofri, attuale direttore del Post, che aveva letto il nostro comunicato pubblicato su Splinder. La sua testimonianza è datata 28 ottobre 2003: “Se può servire alla documentazione, un agente immobiliare mi ha mostrato il mese scorso una casa su via Canova che alle spalle affacciava – oplà – su una misteriosa linea ferroviaria impercettibile altrimenti.”

Ma la prova ultima, restava la discrasia tra realtà percepita e realtà reale: ad esempio, “malgrado le cartine topografiche testimonino di un’intersezione tra i binari della Stazione Nord e la linea 29-30 (circonvallazione interna) un’indagine compiuta sul luogo percorrendo, andata e ritorno, il preteso punto critico, non ci è stato possibile scorgere nessuna linea ferroviaria”. Le nostre supposizioni erano insomma confermate. Ma ancora oggi, restano i dubbi sulle modalità della sparizione di un’intera stazione al centro di Milano.

 

Foto dell’autore.