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Dove abita Babbo Natale

Il nostro racconto di Natale, feat. Odino e gli elfi psichici.

 

Secondo mio fratello che fa l’insegnante di kung fu ai ragazzini di 7 anni, Babbo Natale è oramai considerato una bufala a cui questi nuovi & virgulti “nativi digitali” non credono manco di striscio. Per dire, quando ha provato a rompere il ghiaccio con i suoi piccoli allievi chiedendo “cosa avete chiesto a Nabbo Natale quest’anno?”, è stato freddato con un laconico “ma maestro, i regali ce li portano i genitori!”. Pensate che tristezza. Soprattutto per me che, nato nell’ormai lontano 1975, a Babbo Natale ci ho sempre creduto e continuo ancora adesso a crederci per davvero.

Vi spiego: il mio primo approccio con Babbo Natale fu letteralmente dirompente. Questa figura di cui mamma mi parlava tanto, era senza dubbio un outsider: era uno che abitava al Polo Nord (!), viaggiava su una slitta con delle cavolo di renne volanti (!!), e che disponeva di un patrimonio tale da permettersi di regalare doni ai bambini di tutto il mondo (!!!). Per come la vedevo io, o era uno scienziato pazzo che aveva già inventato il crowdfunding, o era il cantante miliardario degli Yello. Questo naturalmente fino a quando Babbo Natale non lo incontrai di persona. Perché ebbene sì, IO INCONTRAI BABBO NATALE.

Ordunque cari bimbi che vi prendete a mazzate col kung fu anziché scrivere letterine indirizzate a Korvatunturi, vi racconto come andò: era credo la sera del 24 dicembre 1982 (o 1983) e Babbo Natale, per la prima volta, sarebbe entrato a casa mia. Io ovviamente lo volevo vedere di persona: non tanto perché come San Tommaso “non vedo = non credo”, quanto piuttosto per conoscerlo, scambiarci due chiacchiere, farmi raccontare un paio di aneddoti, o magari semplicemente tirargli la barba e toccare con mano la sua mitica blusa rossa impellicciata.

Su di lui nutrivo molte curiosità. Come credo tutti i bambini, pensavo che Babbo Natale fosse circondato da elfi che lo aiutavano nella cernita delle letterine e costruissero balocchi ad hoc (quando a costruirli non era il principale partner di Babbo Natale stesso, cioè la Mattel). Non so bene perché, ma personalmente confondevo anche la figura di Babbo Natale con la favola di Hansel e Gretel: credevo cioè che vivesse in un paese di marzapane con alberi di canditi e altre cose di questo genere. Non che fossi particolarmente goloso di dolci: diciamo che per me era una semplice esigenza scenografica.

 

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Sicuramente Babbo Natale aveva anche dei magazzini bunker pieni di giocattoli, anzi pienissimi. Mi immaginavo anche che i suoi aiutanti elfi facessero ordinazioni massicce di giocattoli nei negozi La Giraffa, che poi abilmente passavano a ritirare vestiti in borghese. Tutto era avvolto nel mistero, quindi – come potete intuire – quando arrivò la notte di Natale di andare a dormire non se ne parlava proprio. Dovevo incontrarlo, e il risultato fu che quella notte per i miei si trasformò in tragedia.

Arrivati distrutti alle 3 passate che ancora saltellavo sul letto ansioso di conoscere il mitico panzone, i miei ebbero a quel punto un lampo di genio: mi dissero che Babbo Natale sarebbe arrivato in una mezz’oretta circa, ma che io dovevo comunque trovarmi a letto perché secondo qualche cazzo di legge del Polo Nord “se il bimbo non è a letto, allora niente regalo”. Ma ecco la geniale trovata architettata dai miei: dato che nel corridoio dinanzi alla mia stanza c’era uno specchio, e che questo in qualche modo rifletteva l’albero di Natale, io avrei potuto vedere il misterioso benefattore di soppiatto. Tutto perfetto: stabilito il piano, mi misi quindi in attesa sotto le coperte (chiaramente con mia madre accanto, visto che a essere onesti mi cagavo un po’ sotto dalla paura).

Ed ecco che nemmeno mezz’ora dopo improvvisamente si aprì la porta con un cigolio, per poi richiudersi allo stesso modo se non peggio. Poi udii la voce di un uomo che sembrava molto ma molto grosso e che esclamava dei profondi UOH OH OH; lo sentii subito dopo addentare i biscotti lasciati per lui sotto l’albero con un potente CRUNCH CRUNCH CRUNCH, e poi ingollare avidamente il latte con abbondanza di GLU GLU GLOM. Conclusa questa operazione, scaricò i regali sotto l’albero con una certa veemenza – SBEM! – e se ne andò dalla porta come era entrato, in un fade out di UOH OH OH ad libitum.

Rimasi davvero folgorato. Anche perché, vi giuro, IO LO VIDI.

 

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Vidi TUTTO, proprio il Babbo Natale della Coca Cola, proprio riflesso nello specchio. La mattina dopo, sotto l’albero trovai non solo i regalini tanto agognati, ma anche un’incomprensibile serie di merdate tipo carote, aglio, carta e carbone, perché pare che quell’anno fossi stato un po’ cattivello (cosa che di mio negavo con fermezza, ma non avevo la possibilità di ingaggiare un elfo avvocato a mia difesa: oggi con internet sarebbe tutto diverso, accidenti).

In ogni caso, una volta più grande alcune voci incontrollate provarono a convincermi che a fare tutto quel casino era stato mio padre, e che soprattutto non era davanti allo specchio e manco si era vestito da Babbo Natale. Insomma, secondo queste voci io avrei avuto nientemeno che un’allucinazione natalizia. Ma anche quando saltò fuori la storia che “i regali li portano i genitori”, c’era qualcosa che non quadrava. Da una parte mi dicevo “ah ok, sì in effetti mi sembra più pratico”, la tipica reazione di chi comincia a passare dall’astratto totale dell’infanzia a quel minimo di logica dell’età adulta; dall’altra, ero tristissimo e basta. E adesso so che alla fine avevo ragione io: Babbo Natale esiste, e la cosa non mi sorprende.

Per cominciare però, cerchiamo di capire da dove viene Babbo Natale. Ovviamente, se quando arriva a casa della gente la prima cosa che fa è mangiare, è perché viene da molto lontano: magari non dal Polo Nord, ma nemmeno da Rovaniemi in Lapponia come in molti sostengono (quella semmai è una mera mossa di marketing per far alzare le quotazioni turistiche della città, lo sappiamo). Ora, in realtà Babbo Natale è stato avvistato in un sacco di posti diversi: i norvegesi sono convinti che il suo ufficio postale si trovi nella cittadina di Drobak, altri dicono che si trovi in Groenlandia, mentre i russi invece ne rivendicano la paternità visto che da loro è radicatissima la leggenda di Nonno Gelo (il quale indossa la stessa casacca ma di colore blu) che tra l’altro pare abiti a Velikij Ustjug.

Insomma il nostro Babbo Natale, cari miei, non avrebbe una sola residenza ma molte. Questo ovviamente perché la cosa gli garantisce un certo animato permettendogli di risultare “invisibile” come dicono che sia la sua casa nelle foreste finlandesi. Ma la realtà è ancora più complessa: ed è cioè che Babbo Natale è ovunque. Il vecchio panzone cioè, probabilmente non abita in nessuna delle suddette città: semmai vi si appoggia. Sono, come dire, delle basi da dove il nostro parte per portare i doni in giro per il mondo. Anzi, a distribuire regali non è che ci va lui, quanto piuttosto degli aiutanti travestiti da lui. Voglio dire, secondo voi perché lo zio quando eravate piccoli si vestiva con barba e cappellone facendo la pantomima? Semplice: faceva le veci di Babbo Natale, come lo facevano tutti. Era un suo complice, per capirci. Ok, i genitori di tutto il mondo, una volta che i rispettivi bimbi raggiungono l’età della ragione, tentano di cancellare ogni traccia di questo “patto” (un classico esempio di revisionismo storico). Però andiamo, cari genitori, gettate la maschera: nel paese di Babbo Natale ci siete stati, e adesso ve lo dimostro.

 

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La mia teoria, sviluppata in anni e anni di riflessioni, è che Babbo Natale sia un alieno che in qualche modo manipola il subconscio di noi tutti trasportandoci nel suo mondo fatato attraverso l’ipnosi. “Alieno” però non è la parola esatta: piuttosto – tenetevi forte – sono a questo punto certo che Babbo Natale altri non sia che il dio Odino in persona. Certo, è una convinzione che potrebbe venire dalla mia passione per certo black metal disagiato (non a caso l’anno scorso il mio albero di natale era rigorosamente rosso sangue), ma è comunque una tesi su cui vi invito a riflettere. Anche perché implicherebbe molte cose.

Innanzitutto, significherebbe che Babbo Natale è a tutti gli effetti un DIO, e tra l’altro un dio che è individuato nel “principio dell’universo” e soprattutto nel “totalmente altro”, insomma un cazzo di Annunaki. Ma la cosa interessante è che, nel mito germanico, Odino usava tenere una battuta di caccia durante il solstizio invernale, e i bambini venivano chiamati ad attaccare le loro scarpe piene di paglia al caminetto per poi riempirle di cibo atto a sfamare il cavallo volante del dio, chiamato Sleipnir; per ringraziarli, Odino sostituiva a quel punto il cibo con dei balocchi.

Se poi vogliamo dirla tutta, anche Odino ha la barba, e per quanto riguarda l’abbigliamento qui si passa da una tunica nera con cappuccio a vestiti verdi (quale era la prima iconografia di Babbo Natale) e azzurri (come nella tradizione russa). Colori che, ne converrete, rimandano più che altro a tute spaziali e alieni rettiliani (come forse saprete, il rosso è arrivato solo dopo per colpa del sincretismo con il cristianissimo San Nicola).

Bene. Nel suo studio del 1880 Asgard and the Gods, W.S.W. Anson congettura che Odino fosse all’inizio pensato come “una forza cosmica puramente astratta”, ed ecco così spiegata la mia convinzione che Babbo Natale abiti in una stazione tecnicamente aliena. Ma pensate forse che questa stazione sia in cielo? Ma assolutamente no! La verità è che ci sono due livelli, il primo dei quali è quello puramente mentale: Odino/Babbo Natale è anche il Dio della Magia perché, come ricorda Wikipedia, “la sapienza di Odino è conoscenza, magia e poesia al tempo stesso. Egli non solo conosce i misteri dei Nove Mondi e l’ordine delle loro stirpi, ma anche il destino degli uomini e il fato stesso dell’universo”. In più, è in grado di parlare con gli spiriti, cosa che non può che ricordarci il Canto di Natale di Dickens. Volete quindi che Babbo Natale non riesca a entrarvi direttamente nel cervello quando e come gli pare?

 

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In questo senso, una delle sue città-basi è probabilmente la nostra stessa materia grigia. Se però vogliamo credere alle tradizioni scandinave, il vecchio Santa Claus potrebbe abitare anche nel sottosuolo,visto che le sue inseparabili renne erano un tempo animali sacri a Isa o Disa, la dea Grande Madre del Nord. La renna d’altronde è un simbolo lunare, ed è perciò associata a ruoli funerari e di guida delle anime dei defunti nell’oltretomba: non voglio a questo punto suggerire che Babbo Natale sia un becchino, tranquilli. Ma sicuramente, vista la sua abilità nel penetrare di notte nelle case, è ASSAI PROBABILE che viva in posti bui (si spiegherebbe anche così perché di solito viene rappresentato con degli occhiali sul naso: a forza di stare al buio, non ci vede più bene).

Ora che ci penso però, Babbo Natale potrebbe anche vivere nelle profondità del mare, abitando dei palloni sonda e quindi spostandosi più velocemente utilizzando le renne solo come energia motrice, facendole sfrecciare su dei comodi tapis roulant che azionano la propulsione, e facendole uscire dal mezzo solo quando è necessario. In effetti avrebbe senso. La mia ultima teoria però è che abiti SOTTO I GHIACCIAI, perché è indubbiamente tradizione ufologica trovare degli avamposti in quelle zone, come voi esperti mi insegnate.

Va insomma a finire che Babbo Natale sta davvero al circolo polare artico e da lì “domina la valle”: innanzitutto perché nessuno può venirti a disturbare in una location del genere, e poi perché in effetti con un bel disco volante ci metti due minuti a toccare ogni punto del pianeta: ok che Babbo Natale è un dio, ma proprio per questo credo sia naturale che cerchi di fare il massimo col minimo sforzo, no? (Da questo discendono anche gli aiutanti-elfi, gli ignari genitori ipnotizzati ecc).

Mi immagino a questo punto che sia anche pieno di computer di prossima generazione, con la casella postale gonfia di email e con un collegamento via satellite a tutti i GPS ecc. Insomma, tutto lascia intuire che Babbo Natale viva in una città a mezza strada tra il nascondiglio di Batman e “la seconda Mosca” del KGB. E poi ovviamente, come era per l’Asgaror di Odino e compagnia bella, ci sono con lui abilissimi artigiani che invece di lavorare il legno lavorano direttamente sulla fantasia, creando delle immaginazioni meravigliose pronte ad essere lanciate nell’atmosfera per raggiungere la mente di noi umani e farci vivere un Natale da favola. Avete presente le allucinazioni di Superjail? Ecco, viratele in positivo e avrete pressappoco un’infarinatura di quello che combina quel simpatico barbagianni.

Ma forse anche Babbo Natale oggi come oggi ha cambiato posizione sulla cartina. Forse è vero – come dicono gli allievi futuri assassini esperti di arti marziali di mio fratello – che “non esiste”: nel senso non esiste più un Babbo Natale mitologico, ma in carne ed ossa forse sì. Ora magari vaga di volta in volta tra varie metropoli, entra nelle case come un ladro, di nascosto, non passa più dal camino ma usa un passepartout e probabilmente a furia di regalare roba a esseri umani così ingrati si sarà rotto il cazzo e li deruba cloroformizzandoli in maniera indolore perché comunque è sempre il Babbo Natale buono (ovviamente beve anche il latte fregandolo direttamente dal frigo). Io me lo immagino come un Moondog che vaga visionario con la sua “trimba” per la stazione Tiburtina. Chi vuole  accettare e capisce i suoi regali sonori, bene. Gli altri possono accomodarsi a fare la spesa al centro commerciale Roma Est. Da queste cose si capisce che, se lui e la sua città non esistono, noi invece abbiamo da un pezzo finito di farlo. E questa era la classica MORALE DELLA FAVOLA, che a Natale non può mica mancare. BUONE FESTE.