Foto: sicko_2003/iStock.
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Detroit Techno City

In occasione della mostra che l'ICA di Londra dedica all'ultima grande rivoluzione elettronica della musica afroamericana, una playlist per celebrare la techno e la città che le diede i natali.

 

Dal prossimo 27 luglio (e fino al 25 settembre) l’ICA di Londra ospiterà la retrospettiva Detroit: Techno City, dedicata alla nascita e all’evoluzione della musica techno in quel di Detroit, dalle origini nei party di fine anni ’70 fino al momento di massima esposizione (anche in Europa) a inizi ’90. Per l’occasione abbiamo chiesto all’amico e musicista elettronico Polysick di scegliere quindici brani per tracciare l’evoluzione del genere, pescando non solo tra i classici ma anche tra rarità, ristampe, e curiosità assortite. Buon ascolto!

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Scorcio di Detroit, dal sito di Underground Resistance.

Methane Sea – Aftermath (1978)
Che la techno sia nata a Detroit non ci sono dubbi. Ma esattamente, quando è nata? La ricerca dell’origine di un fenomeno (o di un genere musicale) è spesso un esercizio fine a se stesso e raramente approda ad un risultato definitivo, ma ha comunque il merito di far riemergere dal passato piccoli tesori sepolti e dimenticati. È il caso di questo rarissimo 7″ di Richard Davis, poi membro fondatore dei Cybotron assieme al “godfather of techno” in persona, il maestro Juan Atkins (vedi oltre). Uscito in pochissime copie nel 1978 e di recente ristampato, Aftermath è un’allucinazione da piattaforma metanifera, tra vapori gassosi e voci aliene, quasi un preludio del suono futuristico e robotico che si svilupperà a Detroit di lì a qualche anno.

 

 

Superlife – Go Bananas (1982)
Un’altra rarità, stampata in pochissime copie sulla locale Southern Sun Records nel 1982 e rimessa in circolazione nel 2011 da PPU: pare che Danan Potts aka Superlife, abbia ascoltato Juan Atkins (sempre lui) mentre lavorava alla sua musica al Recording Institute di Detroit e ne sia rimasto tanto colpito da produrre al volo questa spigolosa e stramba traccia che anticipa pure certi esperimenti di spastica house chicagoana.

 

 

Nu-Sound II Crew – Speed Of Light (1986)
Sam Anderson aka DJ Maestro ha inventato il nome “Nu Sounds Crew”  (poi diventato Nu Sounds II Crew, con l’aggiunta del numerale romano) mentre era sotto le armi, in una base dei marines in California: quando torna a Detroit incontra indovinate chi? Ma che domande, sempre Juan Atknis, che gli insegna a usare una Roland TR-808 e distribuisce il suo primo 12″ autoprodotto, questo Speed of Light tipico esempio di dark electro-techno in puro stile detroitiano.

 

 

Series – A ‎– Evolution ⁵ Technology (1987)
Altra rarità recentemente ristampata, dietro il moniker Series – A (ispirato dal nome del modello di un’auto ma applicato, in chiave diciamo transumanista, a una futura “nuova umanità”) c’è sempre Sam Anderson, stavolta in collaborazione con Kid Fresh. Anche se uscito solo come promo in appena 50 copie presso un’etichetta californiana (che fallì immediatamente dopo) Evolution ⁵ Technology è comunque una classica produzione di carne, sangue e transistor detroitiani.

 

 

Rhythim Is Rhythim – Kaos (Juice Bar Mix) (1987)
Ed eccoci finalmente ai pesi massimi. Se nella mitologia detroitiana Juan Atkins è “The Originator”, il suo socio Derrick May diventerà noto come “The Innovator” e questo 12″ a nome Rhythim Is Rhythim resta fondamentale per la definizione (e le fortune) del suono “techno”, in particolare grazie a una traccia come Strings of Life. Questa Kaos invece è quasi una rhythm track (quasi, perché in effetti ci sono 3 note di basso) inzuppata di flanger e sporca come solo alcune produzioni Trax Records dello stesso periodo sanno essere.

 

 

Inner City – Good Life (1988)
Nel novembre 1988 debutta The New Dance Show, in onda da una sala da ballo di Detroit sul primo canale interamente “black-owned and black operated” degli Stati Uniti. Puro intrattenimento musicale per il doposcuola che fino al 1995 riempirà i pomeriggi dei locals del Michigan con un mix di classici e novità house, techno, Detroit Sound e ghettohouse. Su YouTube si trovano diversi episodi e meritano tutti di essere guardati (per lo splendido look dei ballerini e le loro stilosissime  dance moves), oltre che chiaramente ascoltati. Qui i ballerini si scatenano al ritmo di Good Life, il classico di Kevin Saunderson sotto la sigla Inner City, uscito proprio negli stessi giorni in cui The New Dance Show andava in onda per la prima volta.

 

 

Blake Baxter – The Warning (1991)
Berlino 1991: due anni dopo la caduta del muro, Potsdamer Platz torna ad animarsi, e in un enorme ex magazzino abbandonato nasce il Tresor. Un club e un’etichetta che diventano presto il terminale tedesco della “Berlin-Detroit Techno Alliance”. Le prime uscite Tresor sono fabbricate nel “sottosuolo” detroitiano dal misterioso ufo X-101: la seconda è firmata dal veterano Blake Baxter (“the prince of techno”) e contiene la minacciosa The Warning, un avvertimento che sarà suonato inquietante e familiare nella Berlino post-muro.

 

 

Glass Domain – Interlock (1991)
“Lego blocks”! Una perla di synthpop in salsa detroitiana. L’unica uscita di Gerald Donald con lo pseudonimo Glass Domain (sulla misteriosa Pornophonic Sound) e probabilmente la sua produzione più pop; l’anno dopo per Donald sarebbe iniziata ufficialmente l’avventura Drexciya, e di loro vado a parlarvi tra pochissimo…

 

 

Drexciya – Depressurization (1992)
Dicevamo: nel 1992 esce Deep Sea Dweller e prende il via la saga di Drexciya. Inutile spiegarne l’importanza, visto che ormai è patrimonio comune a chiunque si interessi di musica elettronica. Gerald Donald e James Stinson hanno realizzato una fusione perfetta e irripetibile di elementi e temi provenienti dalla cultura africana e da quella americana, creando una nuova mitologia affascinante, ricca e tipicamente afrofuturista, illustrata da una musica piena di colore e di fantasia.

 

 

Model 500 – Pick Up the Flow (1993)
Finora Juan Atkins lo abbiamo solo citato ma mai ascoltato. Ad ogni modo, sottovalutarne  l’importanza è francamente impossibile: e non solo nella storia della techno, ma della musica tutta, nera o meno che sia. Model 500 è una delle sue incarnazioni più note, ma scegliere una sola traccia nel suo catalogo è un’impresa impossibile. Dando per scontate le produzioni storiche degli anni ’80, penso che una traccia come Pick Up the Flow del 1993 illustri bene il suo genio musicale: basterebbe già il primo minuto, con quei quattro accordi lussureggianti intorno ai quali si aggroviglia una bassline sensuale e diabolica come il serpente del giardino dell’Eden.

 

 

Underground Resistance – The Punisher (1991)
E adesso, un bel  classico incendia-pista firmato da Jeff Mills ai tempi della sua affiliazione al giro Underground Resitance. Fondata all’inizio dei ’90 ad opera, oltre che dello stesso Mills, di Robert Hood e Mike Banks, l’etichetta-collettivo creerà negli anni a venire la colonna sonora di una Detroit ormai nel pieno del declino industriale, infarcendo il lessico techno di “warfare”, “resistance”, “fury”, “punisher”, e bellicosa terminologia militante in stile Black Panthers.

 

 

The Martian – Cosmic Movement (1993)
I Marziani a Detroit, etichetta “Il pianeta rosso”, un’altra produzione Underground Resistance. Chi si celi dietro le uscite a nome The Martian (varianti incluse) non è del tutto chiaro (esiste veramente Will Thomas?). Sicuramente è coinvolto l’immenso Mike Banks e sono accreditati altri del giro UR, ma in fondo non è così importante. Questa traccia (mostruosa) è del 1993, la seconda uscita nella collana: acid techno made in Detroit ideale sia per ballare che per viaggi astrali.

 

 

The Vision – Liquification (1993)
The Vision, aka Robert Hood: una traccia di techno liquida e siderurgica, da trivella sottomarina, estratta da Waveform Transmission vol. II, un classico uscito nel 1993 per l’etichetta Tresor.

 

 

BFC – Sleep (1993)
Carl Craig, aka BFC, è uno dei miei artisti preferiti del giro. Ha pubblicato un ampio spettro di musiche con vari pseudonimi. Questa traccia uscita nel ’93 su Applied Rhytmic Techology (la stessa della compilation The Philosophy of Sound and Machine co-pubblicato con la Rephlex) è una ninna nanna oleosa e lisergica, giustamente intitolata Sleep.

 

 

Underground Resistance – The Illuminator (1995)
Di nuovo dalle parti di Underground Resistance: qui c’è Mad Mike ai comandi del radar/arpeggiatore, e non c’è modo migliore di chiudere il nostro viaggio tra le rovine, i sogni fantascientifici, e ovviamente i suoni di Detroit.