Foto di Laura Fontana.
Commenti

Destinazione Torvaianica

In viaggio sulla Pontina, dove il romano brama spiagge da sogno e ‘na biretta in compagnia.

 

La rotatoria dell’Obelisco dell’EUR dedicato a Guglielmo Marconi ammonisce l’automobilista che la frontiera s’avvicina: parliamo della frontiera segnalata dal semaforo in piazzale Venticinque Marzo, dove la lunga via Cristoforo Colombo, dopo il superamento delle Colonne d’Ercole, diventa SR 148 Pontina.

L’improvvisa leggerezza percepita dal romano si traduce nell’abbassare il finestrino, mettere il gomito di fuori e accendere la radio che lapalissianamente suona i primi passaggi della hit dell’estate. È estate e la West Coast laziale attende solo lui; niente gli toglierà di dosso quella sensazione di ponentino sulla pelle e di sabbia calda sotto i piedi. Già sente nell’aria la salsedine e l’odore di spaghetti con le vongole. Niente potrà fermarlo, neanche i chilometri di traffico impossibile che inevitabilmente affronterà.

Castel-Romano-01.png-crop

Il campo nomadi di Castel Romano.

La Pontina è l’arteria romana con la reputazione peggiore, peraltro meritatissima per via delle sue curve veloci e le buche leggendarie che mettono alla prova i più duri cowboys della strada. Non a caso, all’altezza dell’uscita di Castel Romano, tra il campo nomadi, l’outlet con le grandi firme dello shopping e le prostitute, si può scorgere un villaggio del Far West: è una delle attrazioni di Cinecittà World, il parco tematico dedicato al cinema aperto da due anni, che nelle intenzioni vorrebbe fare il verso agli Universal Studios di Los Angeles.

cinecittà-world-01-crop

Cinecittà World.

cinecittà-world-02-crop

Cinecittà World.

Veri avamposti di frontiera furono invece le città, oggi contigue alla SR 148, sorte negli anni Trenta e destinate ai coloni provenienti dal Veneto, dall’Istria e dalla Romagna.

Pomezia, la prima che s’incontra sulla Pontina partendo da Roma, era piena di balere. La fondazione di questa città è legata alla famosa bonifica dell’Agro pontino: famosa quanto i treni che, quando c’era lui, arrivavano sempre puntuali.

pomezia-1-verticale

Pomezia.

pomezia-02-crop

Pomezia.

Di quel periodo rimane l’architettura razionalista, la piazza centrale con gli archi metafisici e due enormi fasci marmorei che incorniciano l’ingresso dell’attuale Comando centrale dei vigili urbani.

C’è anche il Deutscher Soldatenfriedhof, il cimitero militare tedesco conservato con teutonica cura, a ricordare che Aprilia, Cisterna di Latina e Littoria furono anche fronti della linea difensiva della Wehrmacht, espugnata dagli Americani dopo lo sbarco ad Anzio. Nel 2013, c’è stato il rischio che ci finisse seppellita pure la salma di Priebke, poi dirottata altrove…

cimitero-01-crop

Il cimitero militare tedesco.

Comunque: al romano stremato dalle fatiche automobilistiche, le retrospettive storiche interessano poco; tutto quello che brama è null’altro che una sdraio con ombrellone. Le spiagge molto democraticamente accolgono tutti: dal coatto che fa a gara di muscoli, tatuaggi e gioca a racchettoni col burino, al faccendiere che vuole lasciarsi per un po’ alle spalle gli affari di Palazzo per dedicarsi solo ai Bartezzaghi.

La spiaggia di Torvaianica, rispetto a quelle più strette di Ostia, è un’ampia distesa di sabbia gialla. Spesso il vento alza delle onde (discrete per essere il Tirreno) così i surfisti possono far finta di essere a Venice Beach, giusto con qualche abuso edilizio in più e qualche palma in meno sul lungomare. Le spiagge di Torvaianica sono state anche lo scenario del primo vero delitto mediatico del Dopoguerra, il luogo del ritrovamento nel 1953 del corpo di Wilma Montesi, sorta di Black Dahlia italiana con un contorno meno da James Ellroy e più democristiano.  

torvajanica-1-verticale

Il lungomare di Torvaianica.

In effetti, quello che sembrava un banale incidente di cronaca nera – una giovane e bella ragazza romana che annega a causa di un malore dopo aver messo i piedi in acqua – diventa uno scandalo politico dai toni epici, che fa dimettere ministri della Repubblica e capace di cambiare il modo di raccontare la cronaca e la politica italiana da quel momento in poi. A dare una svolta alle frettolose indagini ci pensa un’aspirante attrice soprannominata “Cigno nero”, che accusa di partecipazione all’omicidio il suo ex amante, cioè il Marchese di San Bartolomeo Ugo Montagna, faccendiere dal titolo nobiliare mai del tutto verificato, che organizzava quelle che nel Millennio successivo avremmo imparato a chiamare cene eleganti.

Nella sua tenuta di Capocotta, e cioè non distante dalla stessa Torvaianica, si sarebbe tenuto proprio il festino risultato fatale alla Montesi, per motivi mai del tutto accertati (non furono trovate tracce di droga e alcol nel corpo e non fu violentata, secondo l’autopsia). Rimase imputato anche il grande jazzista e compositore di colonne sonore Piero Piccioni, figlio del ministro democristiano Attilio Piccioni, che venne assolto grazie all’alibi fornitogli dalla testimonianza della fidanzata dell’epoca, Alida Valli. Nell’estate del ‘53, i romani avevano rotocalchi bollenti da sfogliare sotto l’ombrellone.

capocotta-1-verticale

La spiaggia di Capocotta.

Quel pezzo di litorale romano rimane pregno di memorie, tra un coccobello e una grattachecca alla menta. C’è la Tenuta di Castelporziano, riserva di caccia dei Savoia e poi della Presidenza della Repubblica, e la spiaggia dei nudisti di Capocotta; c’è ancora il Villaggio Tognazzi, teatro dell’epico torneo di tennis “Lo scolapasta d’oro”, organizzato da Ugo Tognazzi con altre celebrità dello spettacolo, interessate alla curata cucina del padrone di casa, raffinato gastronomo.

Villaggio-Tognazzi-01-crop

Il Villaggio Tognazzi.

Più su c’è Pratica di Mare e l’aeroporto militare, dove in un hangar fu ricomposto il DC-9 Itavia, scomparso dai radar e ritrovato inabissato nel mare vicino Ustica.

pratica-di-mare-01-crop

L’aeroporto militare di Pratica di Mare.

Comunque, di nuovo, il romano sostanzialmente affronta la stagione estiva con l’unico pensiero di non avere pensieri. Basta ‘na bira, basta un saluto al vicino del Quadraro (“Aò ciao! Pure te qua”), basta il mare che è una tavola blu.

Almeno nelle intenzioni.

 

Foto dell’autrice.