Commenti

Cinghiali a Genova

In piazza, al parco, sulle strisce pedonali in stile Abbey Road: piccola rassegna sulla popolazione più caratteristica del capoluogo ligure.

 

Al liceo una delle feste di cui sentivo più parlare, quasi come mitologia, era il “Balla coi cinghiali” che si teneva nei pressi di Genova. “Mitologia” perché all’epoca la festa non esisteva già più da un paio di anni ma continuavano a circolare storie di gente tornata da lì con dei chili in meno sul groppone per esperienze mistiche con droghe di vario genere, musica ininterrotta per più di 40 ore e tutta una serie di dettagli che non ricordo o che ora mi sembrano così assurdi da farmi sospettare di aver ingigantito tutto.

Ad affascinarmi era soprattutto il nome dell’evento: il CINGHIALE mi sembrava un simbolo abbastanza fico da giustificare tutta l’aura di magia che i racconti creavano intorno a quello che era un evento sperduto nelle campagne savonesi (che dall’anno scorso sono diventate piemontesi, dopo anni di assenza). Ora, non so se sia per questo motivo, ma il cinghiale, inteso in senso stretto come animale, è tuttora rimasto uno degli animali le cui sorti mi stanno più care. Il motivo principale, oltre al già citato “Balla coi cinghiali”, è che qualcuno mi spiegò che questi animali non hanno un predatore naturale se non l’uomo, e che la caccia al cinghiale era molto controllata se non addirittura proibita. Perciò, mi fu detto, “presto o tardi ci conquisteranno”.

Non ho molti modi per stare in contatto con la mia ormai ex città, per quanto viva a poco meno di due ore di treno (adesso vivo a Milano, insomma); ma non ho potuto non notare il momento in cui la stampa locale ha cominciato a seguire la conquista di Genova da parte dei cinghiali. Un tipo di letteratura in cui non c’è rancore, non c’è paura, né tantomeno voglia di rivalsa: come il peggiore degli ignavi quale sono, ho seguito il tutto da un monitor seduto comodamente a Milano, affascinato dal tentativo di umanizzazione di questa specie animale da parte del Secolo XIX e altre testate locali.

Fatelo: digitate “cinghiali Genova” su Google e verrete travolti da titoli formidabili. Innanzitutto mai, e dico MAI, un gruppo di cinghiali viene chiamato con quei termini che si usano per descrivere un gruppo di animali – branco, torma, mandria, persino gregge. Giammai: il termine più usato è “famiglia”.

cinghiali-1

In alcuni casi, poi, per tener mansueto il nemico, gli appellativi diventano vezzeggiativi e si finisce a concentrare la propria attenzione o solo sui cuccioli o a chiamare questo gruppo di cinghiali “famigliuola”.

cinghiali-2

Capendo l’andazzo, lentamente, i cinghiali sono arrivati in città e si sono adeguati a tutte le norme del caso. Questa primavera, per esempio, la notizia più battuta nel mese di maggio è stata quella di cinghiali che attraversano sulle strisce (cito) “quasi [in] una reinterpretazione del celebre scatto dei Beatles che è diventato la copertina dell’album Abbey Road”.

cinghiali-3

Così, con il tempo, queste allegre “famigliuole” hanno iniziato a ritrovarsi in piazza, come si faceva un tempo, ereditando dall’uomo quella voglia di relax e spirito di aggregazione ormai tipico solo dei piccoli paesini. Un ritorno alle origini.

cinghiali-4

cinghiali-5

Addirittura, in tutto questo c’è chi ipotizza che non tutti arrivino via terra, ma che sia necessario guardare ogni possibile mezzo per arrivare nella Superba, mare compreso.

cinghiali-7

E chi divertito ironizza, sprezzante del pericolo incombente…

cinghiali-8

Ovviamente, come avviene in ogni comunità, ci sono sempre le mele marce pronte pronte a rovinare l’immagine delle persone dabbene.

cinghiali-9

Fino ad arrivare a più seri rapimenti e sequestri:

cinghiali-10

Il 2017, sfortunatamente, si è aperto all’insegna del silenzio con pochi ma mirati avvistamenti, perlopiù fuori città (come a Pegli) o in situazioni che hanno svelato la discordanza tra l’accoglienza raccontata dai media e la freddezza circolante invece nel Paese Reale:

cinghiali-11

I segnali di cedimento della comunità non indigena porteranno certamente alle prime frizioni con la specie cosiddetta umana. E arriverà l’anno in cui probabilmente, nelle campagne savonesi, si terrà il primo “Balla con gli umani”, segno del ribaltamento di prospettiva e di una nuova egemonia.