Foto: Toni Cutrone.
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Calabria Occulta

Mai Mai Mai, Crotone, e il fantasma di Pitagora.

 

Toni Cutrone, ai più noto come mente del progetto musicale Mai Mai Mai, è una figura molto legata a Roma, per il coinvolgimento in mille gruppi e scene e anche perché è una delle persone che dal 2009 stanno dietro al Dal Verme, piccolissimo locale che si è saputo ritagliare un ruolo di primissimo piano nell’underground italiano grazie a un’infinità di serate, un ambiente amichevole, e manifestazioni importanti come il festival Thalassa. In realtà però, Toni è nato e cresciuto a Crotone, in Calabria, un luogo che ha preso a comparire con una certa frequenza nei suoi più recenti lavori. In occasione dell’uscita del suo nuovo album (se ne parla sotto), ho quindi fatto una chiacchierata con lui per parlare della storica città di Pitagora. A lui la parola.

 

 

Crotone (KR) for dummies
Crotone rispecchia quasi perfettamente una certa idea che si ha del Sud Italia e della Calabria in particolare. È un posto immerso in una natura spettacolare (pensa solo alla Riserva Marina o al Parco Nazionale della Sila), ma “violentata” dall’uomo. È anche un posto pieno di storia e di rovine che la raccontano: santuari perlopiù abbandonati e lasciati a se stessi, quasi a volerli far scomparire assieme al ricordo del proprio passato.

In un tempo non troppo lontano, a Crotone si è poi pensato di investire sulle grandi fabbriche e sul polo industriale di Montedison e Pertusola; e anche queste adesso sono solo rovine, archeologia industriale, le classiche cattedrali abbandonate. Quindi tu hai la natura assieme ai ruderi del passato lontano, del passato vicino, e del presente: insomma decadenza, abbandono, tutto legato da una particolare bellezza, con un’estetica ben precisa e tutta sua. In un certo senso è un posto che ha un suo fascino, ecco.

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La riserva marina.

Il porto
La famiglia di mio padre era strettamente legata al porto e alle sue attività. Da piccolo passavo giornate intere all’Agenzia Marittima per poi fare giri sui rimorchiatori o perlustrazioni sulle navi mercantili appena attraccate, e poi camminate sui moli a guardare le barche, cose così… A quell’età, è tutta roba d’impatto.

Quando sono cresciuto il porto è rimasto una meta frequente. All’epoca aveva alcune zone vietate ma senza nessun blocco o controllo, quindi ci si andava con gli amici per stare diciamo così appartati, lontani dalle luci della città. Inutile dire che anche il porto ha sempre avuto la sua aura di abbandono e decadenza: una parte veniva utilizzata come rimessa per navi abbandonate o da rottamare, puoi immaginare il paesaggio. Roba sul serio apocalittica.

Lo stile neocalabrese
Possiamo tranquillamente inserire il panorama architettonico di Crotone in quello tipico della Calabria, e quindi ascriverlo all’ormai famosa Architettura Neocalabrese i cui principi fondanti sono sempre quelli: Abbandono, Rovina, Rudere e Desolazione.

Consiglio a chiunque si trovi sulla famigerata SS106 (la statale jonica che collega Taranto a Reggio Calabria facendo tutta la costa) di godersi le meraviglie architettoniche che tempestano il paesaggio come dei veri dolmen contemporanei: edifici a otto piani di cui esiste solo lo scheletro piazzati a 100 metri dal mare, alberghi in stile Sharm El Sheik direttamente sulla spiaggia e mai completati, club enormi a forma di Titanic, cavalcavia che non cavalcano nessuna via, strade che iniziano e finiscono dopo poco, cut-up architettonici quasi dadaisti…

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Architettura neocalabrese.

Se invece passiamo ai panorami cittadini, ecco allora distese di case non finite, mattoni a vista, niente stucco, pilastri per iniziare un successivo piano pronti all’uso… Sembra tutto incompleto, ma la realtà è che se ripassi negli stessi luoghi qualche anno dopo, trovi tutto come l’avevi lasciato prima. Quindi capisci, altro che “non finito calabrese”: è finito eccome!

Non è necessariamente una questione di miseria o povertà: dietro quella serranda di garage cadente magari si nasconde una Mercedes nuova fiammante e la casa si illumina di grossi schermi al plasma e impianti stereo degni di Snoop Dogg, con mobilio in stile Luigi XIV e quadri sfarzosi. È più una faccenda di mentalità: da un lato c’è il piacere di costruirsi la casa da soli, quindi ci si mette più tempo, si va lentamente, si lascia un piano pronto per i futuri figli e via dicendo… Dall’altro credo sia un atteggiamento che deriva da arcaiche credenze, tipo che l’invidia degli altri sia una fortissima fonte di sventure, e quindi per evitarla si cerca di non apparire, apparire poco o farlo in modo da non attrarre lo sguardo altrui su di te. Ed ecco che interi paesi sono formati da case non terminate, cemento armato a vista, rosso di mattoni e tubi arancioni che circondano i palazzi, fili, cavi e antenne satellitari. Spettacolare!

Il Crotone in Serie A (e l’allenatore metallaro)
Adesso la squadra di calcio locale è in Serie A e questo per la città è un vero evento storico.  Ora, io non sono un grande appassionato, ma ovviamente una certa emozione quando il Crotone è stato promosso l’ho provata. La città intera si è infiammata, hanno colorato tutto di rossoblu, il supporto è stato (e resta) totale. Il mio contributo, se così si può dire, l’ho dato con una foto che mi ritrae sulla Muraglia Cinese vicino a Beijing con la sciarpa del Crotone (ero in Cina in tour lo scorso maggio), scattata il giorno prima che la squadra salisse matematicamente in serie A. Ha avuto effetto! Ne ha parlato anche la stampa locale: roba tipo “i colori del Crotone sventolano sulla muraglia cinese”, ahahah!

 

 

In realtà la cosa che più mi piaceva del Crotone Calcio era l’allenatore che lo scorso anno ha compiuto l’impresa: Ivan Juric. Ora, devi sapere che Juric è un metallaro, ma un metallaro serio. E nel mondo del calcio non è che personaggi così ne esistano tanti. Senti che disse Juric in una sua intervista: “I calciatori non capiscono un cazzo di musica. La conoscono molto superficialmente, la vita che fanno li condiziona e non hanno modo di scoprire a fondo altre cose. Ho cominciato a 14 anni con Metallica e Megadeth, poi sono passato a cose più aggressive. Il death metal è la mia passione”. Appena l’ho letta, sono diventato suo fan!

Purtroppo Juric ha lasciato la squadra dopo la stagione della promozione. Niente più Metal come guida, sigh. Ah, mi sono dimenticato di dire che, sebbene la squadra adesso sia in Serie A, lo stadio ancora non è pronto. Sarebbe bello vederlo costruito in stile Neocalabrese.

Passatempi & svaghi (ovvero: droga)
Ancora fino agli anni ’90, a Crotone non c’erano le DROGHE: cioè, c’era la famigerata erba rossa calabrese (RIP) e l’eroina come “base d’asta”, reperibili facilmente e praticamente nello stesso mercato (assurdo eh?). Poi si poteva arrivare alla cocaina. Ma droghe simpatiche e spensierate tipo MDMA, LSD, trip e via dicendo, col cazzo che le trovavi. Quindi capisci che il background non era dei più “colorati” e gioiosi…

In particolare l’eroina a Crotone era abbastanza diffusa. Esistono anche leggende che narrano come negli anni ’80 Crotone fosse l’unica piazza in Calabria in cui si poteva acquistare una sola dose di eroina (anziché la tipica “busta”), il tutto per sole 10.000 lire: era un po’ un’attrazione locale, che ovviamente portava parecchi tossici in città. Anche lo spaccio era piuttosto “folkloristico”: di base, c’era questa signorotta calabrese seduta fuori dalla porta ad attendere i vari clienti o ragazzetti all’”inferriata”, una piazzetta del centro storico che aveva un lungo passamano di ferro.

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Il polo industriale.

A Crotone – ma questo credo che valga un po’ per tutti i piccoli centri – la droga era un passatempo da alternare a giornate altrimenti piatte e con pochi spunti, specie durante l’inverno, che credimi sa essere durissimo; d’estate almeno ci sono i turisti e tornano i crotonesi emigrati, quindi la città è un po’ più vivace. A un certo punto hanno pure fatto scomparire l’erba rossa, rimpiazzata da roba pressata o hashish di bassa lega: decadenza ulteriore! Dico “hanno fatto” perché penso sempre alla gente che da questi passaggi trae benefici, e che mercanteggia con le materie prime a discapito della qualità. Dico: c’era un’erba buonissima che cresceva outdoor e che si trovava a prezzi bassissimi, e a un certo punto scompare per lasciare spazio a cose di bassa qualità e pure più costose. Non lo trovi assurdo?!?

‘Ndrangheta Inc.
Crotone appare come una città tranquilla e sicura. Non c’è quasi violenza per strada e pochi furti, non ci sono le babygang o roba del genere, e puoi passeggiare tranquillamente nel centro storico, che tra l’altro rimane ancora molto genuino, diciamo. Certo, se sei sfortunato puoi capitare in mezzo a un regolamento di conti tra Famiglie, ma sono cose rare.

Il discorso cambia se si inizia a fare del buon “business” e a smuovere denaro: allora bisogna rapportarsi con gli “enti” locali e sottostare alle loro regole. Le Famiglie stanno perlopiù nei piccoli paesini, difficilmente nelle città più grandi, e le zone “importanti” in Calabria sono altrove, non proprio nel crotonese. In ogni caso, la ‘ndrangheta cerca di mantenere ordine e tranquillità, perché questa tranquillità si trasferisce automaticamente sui loro traffici, e quindi sui loro interessi.

In generale, la ‘ndrangheta vuole passare inosservata e cerca di non dare grande spettacolo, quindi diciamo che la conosci davvero solo se effettivamente hai a che fare con loro.

La ‘ndrangheta ormai si occupa perlopiù di finanza, infrastrutture, politica, grandi opere eccetera.

Anche perché non è con la microcriminalità o chiedendo il pizzo ai negozietti che si fanno i soldi. In più, da quel che so, attualmente la ‘ndrangheta gestisce l’entrata in Europa di armi e droghe dal Sud America. Gli introiti sono enormi. Qualche anno fa leggevo che la ‘ndrangheta fattura più di McDonald’s e Deutsche Bank messi assieme: non male per un’organizzazione che soggiorna nella regione più povera del Paese!

In generale, la ‘ndrangheta vuole passare inosservata e cerca di non dare grande spettacolo, quindi diciamo che la conosci davvero solo se effettivamente hai a che fare con loro. Ma il vero problema è che condiziona comunque un atteggiamento, un comportamento culturale estremamente diffuso nella società e nella popolazione, anche tra persone diciamo così “normali” (fatta ovviamente eccezione per tutti coloro che si sforzano di combatterla a tutti i livelli). Per restare nel crotonese, ti racconto un aneddoto: nel 2004, un boss degli Arena fu ucciso in un attentato… O meglio: visto che aveva una macchina blindata tipo carro armato, per farlo fuori l’hanno colpito con tipo 3 missili e poi finito con i kalashnikov da vicino. E sai che successe? Che la domenica successiva, nella partita di calcio ufficiale della squadra di Isola Capo Rizzuto, fecero un minuto di silenzio per la sua morte!

Fantasmi calabri (ovvero: Crotone e Mai Mai Mai)
Quando ho iniziato a pensare a Mai Mai Mai, una delle idee era quella di rileggere i legami col mio retroterra e la mia cultura, sia musicale che non: essendo il mio primo progetto solista, volevo che fosse qualcosa di “personale”, no? Mi interessava anche evocare la tipica estetica neocalabrese di cui parlavamo prima, fatta di rovine di antiche culture, ruderi contemporanei, santuari industriali abbandonati e decadenti templi del presente. Quindi mi sono inventato questa leggenda che narra che Mai Mai Mai, muovendo i primi passi da un’isola greca nell’Egeo, salpò per un viaggio che gli fece attraversare il Mediterraneo con un finale attracco nel Sud Italia – esattamente come Pitagora. La trilogia sul Mediterraneo (iniziata con Theta nel 2013, proseguita con Delta nel 2014 e ora alla conclusione con Phi) racconta appunto questo viaggio, un po’ come una colonna sonora attraversata e riempita di suoni, rumori e “immagini sonore” (field recordings o registrazioni d’archivio).

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Mai Mai Mai – Phi, in uscita il 21 ottobre per Boring Machines/Not Not Fun.

Ricapitolando: Theta / Θ rappresenta l’inizio. La lettera iniziale sta sia per Thalassa (il mare) sia per Thanatos (la morte/fine necessaria per ogni nuovo inizio). Delta / Δ cerca di dare una forma più compiuta al viaggio: ecco perché il Delta, che è rappresentato come un triangolo ed è simbolo della Tetraktys dei pitagorici, il 10 come numero perfetto. Phi / φ è l’ultimo approdo e raccoglie un po’ tutte le esperienze fatte in questi anni, sia metaforicamente che nella vita reale. Dal 2013 come Mai Mai Mai ho fatto più di 150 concerti, quattro album, e poi collaborazioni, incontri ed esperienze che alla fine ti rimangono nel cuore, ecco.

Di mezzo c’è anche Nel Sud, un progetto audiovideo che ho presentato al Pesaro Film Festival lo scorso luglio e poi di nuovo al Milano Film Festival, e che è un altro esempio di questa esplorazione. È una sorta di sonorizzazione di alcuni lavori dei registi che hanno fatto la storia del documentario etnografico italiano: Luigi Di Gianni, Gianfranco Mingozzi, Vittorio De Seta, Cecilia Mangini… Tutti girati tra i ’50 e i ’60 nel Sud Italia, ispirandosi alle ricerche di Ernesto De Martino e osservando le relazioni tra religioso e pagano, tra cattolicesimo e magia, rituali di nascita e di morte, fattucchiere ed esorcismi, tarantolati… Ne uso l’audio originale e sopra costruisco la trama sonora che li accompagna. Giuro che fa rabbrividire anche me.

 

 

La guida di Cutrone a Crotone
A chi volesse venire a visitare Crotone come turista o che so io, consiglierei di cominciare con una bella passeggiata nel centro storico: adesso stanno provando a “riqualificarlo” ma conserva ancora quell’oscurità (e quello sporco) che lo hanno sempre caratterizzato, con le viuzze piccolissime che vanno via come in un labirinto, odori di cibo che arrivano dalle case al pian terreno, finestre e porte aperte in cui osservare momenti di vita quotidiana, grida in un dialetto dai suoni duri, risate, rumori di gente…

Salendo in cima si arriva al Castello: un bastione militare di Mr. Carlo V, tra i più grandi in Europa. Fu ristrutturato negli anni ’90 ma adesso è di nuovo caduto in abbandono, immagino per non tradire la tipica estetica locale. Visitarlo è bello soprattutto per la vista che offre: da un lato il mare e il porto, dall’altro i tetti e le cupole del centro storico. A pochi metri c’è il Museo Archeologico che conserva reperti dell’epoca magno-greca (andateci assolutamente).

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Capo Colonna.

Per rimanere in tema magno-greco, il mio posto preferito è Capo Colonna, un capo che sulla punta ha una colonna (l’unica rimasta) originariamente appartenente al santuario di Hera Lacinia, tra i più importanti della Magna Grecia. Da piccolo ci si poteva arrivare fino a sotto e ci si passava le ore a passeggiare; adesso è una riserva archeologica e la stanno curando parecchio, cosa anche ottima, ma è piena di reti e blocchi che ti tengono lontano dai reperti… Vicino alla colonna c’è poi il vecchio faro che domina il capo, una chiesetta della Madonna di Capo Colonna (matrona della più grande festa religiosa della città, ogni terza domenica di maggio, con pellegrinaggio notturno al santuario) e una torre di avvistamento. Da quelle parti dicono anche che ci sia la casa di Pitagora, quindi occhio!

Dopodiché ci si può abbandonare al cibo, che ovviamente merita parecchio: antipasti senza tregua, pesce crudo, fritture varie, linguine con “le scrine” (anemoni di mare), grandi grigliate, pizza con i ricci o il nero di seppia… Comunque: tra lungomare e centro storico ci sono diversi posti che servono ottimi menù, ma in realtà i posti migliori sono i piccoli paesi nel circondario, anche per i vini. E adesso sul serio basta, anche perché mi sta venendo fame.

 

Foto di Toni Cutrone.