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Bucinella, una guida turistica

Storia, curiosità e abitanti di una cittadina di provincia persa tra mare e colline nere come l’inchiostro.

 

Gemma nascosta tra le acque blu profondo del litorale toscano e colline nere come l’inchiostro, la cittadina di Bucinella (25.000 abitanti, circa) è il luogo che non sapevate di voler visitare finché una voce di bambino non vi ha sussurrato il suo nome nel dormiveglia causandovi, oltre a un brivido improvviso, la precisa sensazione che quella che abitate non è la vostra casa e che dovreste essere altrove.

Fiera del suo passato operaio, Bucinella è oggi una delle località turistiche più frequentate della costa tirrenica, specie da famiglie in cerca di stabilimenti balneari e parchi divertimenti per i figli (vivi, morti o immaginari). O da curiosi che desiderino fotografare l’uomo ricoperto di falene che si agita come se fosse in fiamme lungo la provinciale. O da appassionati d’arte che vogliano ammirare l’Arlecchino di Swerts presso la Pinacoteca o la statua della Signora Linda Ballatore, defunta aspettando l’uscita del 51 alla Tombola di Capodanno e successivamente bronzata per volontà popolare.

Il recente ritrovamento archeologico delle Grotte Tinivella, in zona Colline, ha permesso di datare la presenza umana sul territorio a oltre 18.500 anni prima di Cristo. Studenti delle più prestigiose Università mondiali si alternano su un sito considerato più importante di quello di Lascaux, in Francia.

Prenotandosi con un certo anticipo è possibile ottenere l’autorizzazione per ammirare la Sala della Grande Madre in cui, nell’opera d’arte più antica del pianeta, una Dea dagli Enormi Seni sospesa nel cielo partorisce, come pioggia, alberi le cui radici avviluppano minuscole figure umane e belve d’ogni genere.

Di particolare interesse storico anche i resti degli insediamenti e delle necropoli etrusche, che animarono la zona dall’Ottavo secolo Avanti Cristo fino alla conquista romana. Altrettanto rilevante la cripta e ossario del monastero del Santo Patrono – oggi Edificio Comunale – contenente oltre cento teschi di monaci vissuti nei territori di Borgo Stricchiano, nome medioevale di Bucinella, e recanti, ognuno, la misteriosa incisione NON EST QUI REVERTATUR sulla fronte.

La cittadina di Bucinella è il luogo che non sapevate di voler visitare finché una voce di bambino non vi ha sussurrato il suo nome nel dormiveglia.

La voce che, dai tempi di Leopoldo II d’Asburgo Lorena, un esemplare vivo di lupo sia tenuto in un’apposita sala sotterranea della città per motivi propiziatori pare, invece, da considerarsi solo leggenda locale alla stregua di quella che vorrebbe che il Diavolo in persona abitasse nel Podere Papini. Il podere, col nome di Villa Felice, fu casa di tolleranza durante il fascismo e oggi ospita un ospizio a cinque stelle salito agli onori della cronaca quando Roberto Saviano ne ha rivelato la natura di rifugio per boss della criminalità organizzata in pensione.

Nel Parco Centrale, tipica pineta mediterranea, è invece ancora visibile, seppur in pessime condizioni, il complesso di edifici Kyoiku Yutopia (Utopia Educativa) finito di costruire alla fine degli anni Sessanta dal visionario architetto giapponese Arno Nagai. Generazioni di bucinellesi hanno iniziato i loro studi nella Piramide Bianca occupata dalla scuola dell’infanzia per poi proseguire facendo le elementari nel Cubo Nero, le medie nel Prisma Arcobaleno e il liceo nella Sfera Trasparente. Il quinto edificio del Complesso, interrato e conosciuto come Tetragramma, ha invece ospitato per anni il Centro Moebius per le energie alternative e lo studio delle malattie del sonno diretto dal Dottor Nagai assieme a validi collaboratori come il luminare Sacha Marber. Visitato e raccontato da personaggi della storia italiana come Enrico Mattei, Adriano Olivetti, Pier Paolo Pasolini e Rita Levi Montalcini, il Centro è stato chiuso all’inizio degli anni Ottanta in seguito a un disgraziato incidente.

Non è certo per la Storia, però, che la popolazione di Bucinella quadruplica nei mesi estivi, bensì per il mare che, da nord a sud – dagli stabilimenti balneari del Rione Spazzacque fino al Ponte della Chiacchiera alla foce del Torrente Ombrìola, dalle baracche di Serpenseno al Porto della Buia – attira da sempre le famiglie.

Nel periodo estivo si svolgono, inoltre, molti dei principali eventi culturali della città: la rievocazione storica del ritorno dei pescatori (talvolta turbata dalla qualità sovrannaturale del pescato); l’annuale contest di impersonatori di Elvis; la costruzione dell’enorme vagina in legno; la grande padellata di fritto totale dentro un tegame in ghisa così grande da aver bisogno di apposito camion per essere spostato; la grande giornata della generalizzazione; le tipiche lotte a colpi di coltello tra i ponypizza sotto la Grande Ciminiera a nord; per non dimenticare lo Spettacolo Pirotecnico che, a osservare bene i cittadini, pare avere un valore pressoché religioso.

Per immergersi e godersi tutto questo folklore si può, insomma, ben passare oltre il fatto che Bucinella registra un tasso superiore del 67% alla media nazionale di sparizioni infantili e avvistamenti di strane creature nere che strisciano sotto la sabbia.

Se vi capiterà d’incappare in anziani che passeggiano con in mano un guinzaglio che si perde sopra le nuvole e che rispondono di avere un pianeta come animale domestico, non preoccupatevi.

Se, visitando la cittadina, vi capiterà d’incappare in anziani che passeggiano con in mano un guinzaglio che si perde sopra le nuvole e che, quando gli viene chiesta una spiegazione, rispondono di avere un pianeta come animale domestico, non preoccupatevi. Le persone, a Bucinella come ovunque, sono piuttosto originali. Ogni piccola comunità ha i suoi bambini convinti che le colline si sveglieranno scatenando una specie d’Apocalisse, i propri adolescenti capaci di assorbire la luce attorno a loro o di parlare coi gabbiani ricevendo visioni, le proprie Morti che, con cappuccio e falce d’ordinanza, pattugliano le strade, i propri vecchi filosofi sui sedili posteriori di ogni auto.

Quale città, in fondo, non ha un serial killer che ama far giochi di società con le coppiette, un Sindaco incapace d’emozioni o un ex-gigolò combattente di mostri come guardiano del cimitero?

Per non parlare dei negozi. A Bucinella ci sono l’Emporio che vende il passato e l’antiquario in cui ogni oggetto porta con sé una diversa maledizione. Ci sono il Centro Asociale, la lavanderia oculistica per tornare a guardare il mondo con gli occhi di quando eravamo bambini e la palestra per allenare le emozioni.

Bucinella è una biblioteca vivente in cui ogni genere, stile e forma letteraria può incontrarsi e lo fa. In cui si deve stare attenti a cosa si desidera, perché i sogni sfrigolano come energia elettrica e tendono ad avverarsi con esasperante regolarità. È una mappa/esperimento letterario che si crea al ritmo di un racconto al giorno grazie alle parole di chi, per scommessa con se stesso, la scrive e di chi, leggendo, decide di visitarla riempiendo i vuoti della narrazione.

È, soprattutto, un affresco coerente in cui ogni strada confluisce nell’altra dando l’impressione di un labirinto che, visto dall’alto, si rivelerà nella sua semplicità. Perciò, siate i benvenuti in Città. Sentitevi liberi di perdervi. L’entrata è da questa parte.